Giovanni Berta, “martire fascista”

Lo stadio di Firenze dove gioca la Fiorentina, a Campo di Marte, è oggi intitolato ad Artemio Franchi. Prima di chiamarsi così, però, si chiamava Stadio Comunale e, prima ancora, era intitolato a Giovanni Berta, del quale molto probabilmente i più non conoscono la vicenda nè il perchè della dedica.

Lo Stadio, costruito su progetto di Luigi Nervi fu intitolato a Giovanni Berta al momento della sua inaugurazione nel 1931: con la dedica dell’impianto la dittatura fascista al potere voleva simbolicamente ricordare un fiorentino, Giovanni Berta appunto, innalzato dalla propaganda di regime a “martire fascista”.

Assassinio di Giovanni Berta

Cartolina commemorativa del Ventennio che mostra una ricostruzione dell’assassinio di Giovanni Berta.

In estrema sintesi, Giovanni Berta era un giovane fiorentino, simpatizzante dell’allora nascente movimento fascista (altri dicono membro delle Squadre d’azione fasciste) che rimase ucciso da militanti comunisti nel corso di uno scontro per forzare il blocco dell’allora Ponte Sospeso, l’avveniristico ponte senza piloni che sorgeva nel luogo in cui si trova oggi il Ponte alla Vittoria.

La “morte gloriosa” di un giovane di vent’anni per la causa fascista e per mano dei nemici di sempre, rappresentava una ghiotta occasione di propaganda per il Partito fascista arrivato nel frattempo al potere. Fu così che, per alimentare l’inquadramento ideologico della massa, il giovane Giovanni Berta assurse agli onori di “martire del fascismo”.

La sua morte all’età di 27 anni sembra sia stata immediata conseguenza dei violenti disordini del 27 febbraio 1921, in cui le Squadre d’azione fasciste avevano assassinato il dirigente comunista Spartaco Lavagnini. Con ogni probabilità l’uccisione di Giovanni Berta, avvenuta il 28 febbraio, rappresentava una sanguinosa rivalsa per gli eventi del giorno prima, ma risulta molto difficile dire se si trattò di un’azione premeditata, cioè di un agguato, o di una fatalità: così come è impossibile stabilire con certezza se Berta sia caduto nel corso di uno scontro fra due gruppi armati o sia stato invece incolpevole vittima delle violenze in atto.

Ciò è dovuto al fatto che le notizie in merito più vicine all’effettivo svolgersi dei fatti non esistono più: di quel frangente, infatti, ci arrivano soltanto le eco filtrate sapientemente dalla propaganda fascista e quindi verosimilmente manipolate se non ingigantite o distorte. Di sicuro sappiamo soltanto che, dopo un primo assalto, Berta fu gettato oltre la spalletta del ponte, al quale sembra si sia aggrappato nell’estremo tentativo di non cadere nell’Arno, in cui sarebbe infine affogato.

Secondo la ricostruzione vigente durante il Ventennio, Berta era un semplice simpatizzante del Movimento fascista, il cui unico crimine era stato quello di avere la sfortuna di incappare in un gruppo di militanti fascisti mentre, in bicicletta, attraversava il Ponte Sospeso con al bavero della giacca una spilla dei Fasci di Combattimento. Da qui, sempre secondo la vulgata dell’epoca,  la “vigliacca” aggressione ad un innocente giovane di grandi ideali. Dopo un brutale pestaggio, si aggrappa al piano stradale del ponte per non cadere in Arno, ed è in questo momento (così lo ritraggono le cartoline propagandistiche dell’epoca) che i militanti comunisti gli martirizzano la testa e le mani con scarpe ferrate e bastonate, allo scopo di farlo mollare e quindi affogare nel fiume in piena.

Il Ponte Sospeso

Immagine d’epoca del Ponte Sospeso: la spalletta da cui fu gettato in Arno Giovanni Berta

Una versione nettamente opposta lo vuole membro effettivo dei Fasci di Combattimento fiorentino, rimasto accerchiato dai comunisti nel corso di un’azione per forzare un blocco da questi posto al ponte che collegava le Cascine con l’attuale Isolotto. Ucciso dunque nel corso di una vera e propria battaglia.

La verità sta probabilmente, come spesso accade, nel mezzo: Berta era probabilmente più che un semplice simpatizzante del Movimento, era quasi sicuramente un attivista conosciuto a Firenze. E proprio questa sua “notorietà” sembra gli sia stata fatale quando, riconosciuto da un gruppo di comunisti mente attraversava il Ponte Sospeso fu, come detto, picchiato e gettato in Arno morente, dove affogò.

Aldilà dell’avvenimento, è interessante rilevare la straordinaria importanza che la morte di Berta assunse nell’architettura propagandistica di regime: non solo gli fu intitolato lo Stadio di calcio, ma la sua vicenda veniva usata abitualmente nel corso di comizi e raduni per eccitare le folle con richiami fortemente retorici alla brutalità dell’assassinio di questo “Martire della Rivoluzione Fascista”.

A sottolineare l’aspetto della centralità dell’assassinio Berta nella mistica fascista dei “Martiri della Rivoluzione” basterà ricordare che gli fu dedicato uno degli inni più popolari e toccanti del Ventennio, intitolato appunto: Hanno ammazzato Giovanni Berta. Ecco il testo integrale della canzone:

“Hanno ammazzato Giovanni Berta / fascista fra i fascisti, / vendetta sì vendetta / farem sui comunisti.
La nostra Patria è l’Italia bella / la nostra fede è Mussolini / e noi vivrem d’un sol pensiero / quello d’abbatter Lenìn.
Dormi tranquillo Berta / dormi tranquillo il sonno / ti vendicheremo un giorno / ti vendicheremo un giorno.”

Per tutta risposta, i comunisti, storpiavano l’originale, cantando sulla medesima aria, a spregio dei fascisti:

“Hanno ammazzato Giovanni Berta / dei Fasci fiorentini / è stato vendicato / Spartaco Lavagnini.
La nostra Patria è il mondo intero / la nostra legge è la libertà / e noi vivremo d’un sol pensiero / liberar l’umanità.
Hanno ammazzato Giovanni Berta / figlio di pescicani / viva quel comunista / che gli pestò la mani.

A riprova della enorme presa che la vicenda di Berta faceva sulle masse, si ricorda anche che il regime fascista gli intitolò un villaggio nella Cirenaica ed una dragamine della Regia Marina. Come non bastasse, la parte di parapetto del ponte Sospeso cui Berta si era appeso morente, divenne un cimelio, una reliquia del “martire” e venne esposta come tale alla Mostra della Rivoluzione Fascista.

Anche l’attuale piazza delle Cure venne rinominata in epoca fascista “Piazza Giovanni Berta”: motivo ne è che il padre possedeva una piccola industria metallurgica nei pressi. Tutt’ora esistono a Firenze tombini risalenti al Ventennio che riportano la dicitura “Fonderia delle Cure – Giovanni Berta.”

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Pubblicato il 25 maggio 2013 su Aneddoti e notizie storiche. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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