Scandalo in monastero: storia di Filippo Lippi e Lucrezia Buti

Visione di San Bernardo, presso la Badia fiorentina

Visione di San Bernardo, presso la Badia fiorentina: FIlippino usò la moglie come modello per il volto della Vergine

Un’ opera di Filippino Lippi, che raffigura un’ apparizione della Madonna a San Bernardo, posta sulla sinistra di chi entra nella chiesa della Badia fiorentina, è il pretesto per raccontare la straordinaria storia del frate e pittore Filippo Lippi e della suora Lucrezia Buti che, innamorati, scappano per due volte dai rispettivi conventi, e si sposano infine con l’ approvazione di papa Pio II che annulla i voti di entrambi.

Anche il figlio Filippino fu grande pittore, e l’ opera citata, che si trovava originariamente in Santa Maria a Marignolle, venne trasportata alla Badia durante l’ assedio di Firenze del 1530.

Secondo il racconto che ci ha lasciato il Vasari, Filippo aveva vissuto in convento fin da quando aveva otto anni, e si era successivamente fatto frate, fino a diventare cappellano presso la Chiesa di Santa Margherita di Prato. In questo frangente, il famoso frate pittore, trovandosi a dover dipingere il volto di una sua Madonna per una pala d’ altare, avrebbe chiesto come modella, alla madre badessa, una delle suore del convento, certa Lucrezia Buti. Inutile dire che, per richiederla come volto da prestare alla Madonna, Filippo dovesse trovarla veramente di una bellezza ultra-terrena.

La madre badessa concesse l’ autorizzazione, ma la fiducia non fu ben riposta, visto che la vicenda si concluse con il rapimento della suora da parte dell’ esuberante frate Lippi, nell’ anno 1456. Nel 1457 nasce così Filippino Lippi, che sarà anch’ egli pittore di grande talento. La nascita del pargolo avvenne prima che i due religiosi ottenessero una speciale dispensa papale per interessamento di Cosimo il Vecchio.

Filippino oltre che eccellente pittore fu il primo pittore incaricato di completare e restaurare le pitture di Masaccio alla Cappella Brancacci e fu allievo nientemeno che presso la bottega di Botticelli.

Curioso ricordare che, nel dipinto citato in apertura, con la visione di San Bernardo, Filippino ritrasse la moglie nel volto della Vergine, dimostrando di aver ben appreso la lezione del padre. Nello stesso dipinto, ritrasse i figli nei volti degli angeli.

Autoritratto di Filippino Lippi

Autoritratto di Filippino Lippi

E’ bene menzionare anche qualche altra curiosità su questa tela, da molti definita come la più pregevole di Filippino: intanto il demonio nascosto negli anfratti alle spalle della scena principale, che morde rabbiosamente le catene che lo tengono avvinto. Sembra che l’ immagine rimandi nella tradizione liturgica ad un inno medioevale in cui si narra come Maria abbia liberato l’ umanità dalle catene del peccato: ecco spiegata la rabbia disperata del demonio.

Particolarmente notevole anche il fatto che i libri ed i cartigli raffigurati nel dipinto, in particolar modo quello che si nota nel mezzo tra la Vergine ed il Santo, sono dipinti con così raffinata cura del particolare, che risultano facilmente leggibili anche dallo spettatore (se andate alla Badia, provateci!).

Nel cartiglio sulla roccia, per esempio, si legge agevolmente un motto del filosofo stoico Epitteto: “Sustine ed abstine“, invito alla sopportazione ed alla continenza. Gli insegnamenti di Epitteto, particolarmente in linea con quelli di San Bernardo, dovevano peraltro essere ben conosciuti nella Firenze di Filippino, grazie alla traduzione realizzata da Agnolo Poliziano.

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Pubblicato il 14 febbraio 2012 su Aneddoti e notizie storiche, Opere d' arte. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Lucilla F. Di Santa Croce

    Meravigliosa storia. Lucrezia Buti appare in altre pitture di Lippi, era veramente un volto noto dell’iconografia del XV secolo, la sua bellezza tanto particolare andò al di là della sua storia e alcune sue caratteristiche come la fronte bombata, i capelli biondi e sottili, gli occhi elegantemente socchiusi si ritrovano in molti modelli femminili della pittura seguente.

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