Puzzare come una “bubbola”

La cosiddetta “bubbola” è un animale tipicamente indigeno delle campagne toscane, che per le genti che ci abitano è per antonomasia un sinonimo di “bestia puzzolente” o comunque di un qualcosa di sporco o che puzza in modo irresistibile. La cosa curiosa è che questo fatto è praticamente sconosciuto a chi abita in città, ormai la più parte delle persone: al punto che, anzi, questo straordinario animale è ben più rinomato per la la bellezza dei suoi lineamenti bizzarri e fantastici.

Per farla breve, la “bubbola” in fiorentino è il nome dialettale che indica l’upupa, uccello che, come accennavo, è difficile non conoscere, per via della eccentrica stravaganza con cui la natura ha plasmato la sua livrea: chi non ricorda il becco lunghissimo, le ali a strìe bianche e nere ed il corpo arancione, che termina sulla sommità del capo con il l’inconfondibile cresta erettile, le cui penne digitate sono di colore arancio accesso con la punta nera?

Ecco, questo piccolo prodigio della natura, noto ai più per la sua forma appariscente, ci è conservato dalla sapienza contadina delle campagne intorno a Firenze come animale eminentemente puzzolente. Il motivo ne è che, nel corso del periodo riproduttivo, la ghiandola posta all’estremità della coda, detta uropigio, inizia a secernere, in luogo del consueto liquido oleoso e inodore che serve per toelettare le piume, un liquido nerastro dal caratteristico odore nauseabondo che, secondo l’interpretazione prevalente degli ornitologi, ha la funzione di scoraggiare l’avvicinamento di intrusi e predatori proprio nel momento in cui la femmina e i piccoli sono più vulnerabili.

Non è però questo l’unico motivo che ha fatto nascere radicate credenze popolari in base alle quali l’upupa sarebbe un animale particolarmente sporco e graveolente. In effetti ci sono altre due circostanze che individuano la “bubbola” coma bestia puzzolente per antonomasia, sebbene si tratti in realtà di un mero fraintendimento:

  • i piccoli di upupa sono in grado di spruzzare le proprie feci a grande distanza per allontanare eventuali predatori;
  • nonostante la femmina, che cura la cova, tenti solitamente di mantenere l’igiene del nido allontanando le feci dei nidiacei, gli osservatori del passato trovavano spesso sporco a causa sia delle piccole dimensioni del nido, che spesso rendono difficoltosa l’eliminazione delle deiezioni, sia perchè spesso gli upupa si trovano a riutilizzare come nido alloggi precedentemente usati da columbiformi, che al contrario, non ripuliscono i propri nidi.

Un’ulteriore e forse più risalente credenza sul cattivo odore emanato dagli upupa è riportata anche dalla definizione che si trova in merito nel Vocabolario degli Accademici della Crusca, in cui si legge: “Upupa è un’ uccello, con una cresta in capo, e vivono di cose putride, e laide, e però è il lor fiato puzzolente molto. Lo diciamo più comunemente BUBBOLA.”

Ulteriore notizia sulla peculiare caratteristica dell’upupa si ritrova nel Dizionario di Scienze Naturali, edito a Firenze nel 1841 per i tipi di Batelli e Comp., ove si legge, alla voce “Gallo di Bosco”, che questo appellativo solitamente utilizzato per indicare il Gallo Cedrone è altresì in uso in Toscana per definire la “bubbola”, ovvero l’upupa, “che chiamasi eziandio gallo d’estate, gallo merdoso e gallo puzzolente”.

Upupa in volo con la cresta eretta

Upupa in volo con la cresta eretta: per secoli vittima di credenza popolari che lo volevano sporco, puzzolente e di malaugurio.

Quanto alla derivazione del toscanìsmo “bubbola” in luogo di “upupa” non è dubbio si tratti di una semplice storpiatura, che mantiene comunque inalterata la derivazione onomatopeica del vocabolo principale dal caratteristico richiamo del volatile (che suona come: hup-hup-hup). Dubbio piuttosto il percorso di derivazione che ha prodotto la suddetta storpiatura toscana: se derivi da un diminutivo latino (da upupa > upupula, e quindi bubbola), oppure dal termine, anch’esso latino (bubo), che indica il barbagianni, uccello notturno molto spesso confuso, sino a secoli recenti, con l’upupa proprio per la somiglianza del richiamo (da cui deriva poi il nome), anche se in realtà l’ùpupa, al contrario del barbagianni, è un uccello diurno.

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Pubblicato il 19 luglio 2013, in Proverbi, detti e modi di dire con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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