Firenze, la patria di adozione di Arnold Boecklin

La curiosità di oggi si riferisce al duraturo ed intenso legame tra la città di Firenze ed il pittore svizzero Arnold Boecklin. Egli, sebbene nativo della confederazione elvetica, dimorò tuttavia lunghi anni nel capoluogo toscano, fino a trovarvi quella “patria ideale” che la sua anima irrequieta non aveva mai potuto trovare.

Lapide in memoria di Boecklin presso Villa Bellagio

Lapide in memoria di Boecklin presso Villa Bellagio

Il pittore fu infatti residente a Firenze dal 1874 al 1884, per motivi prevalentemente legati alla sua ispirazione artistica, ma fu solo nel 1895 che si stabilì presso Villa Bellagio, nel Comune di Fiesole, di cui scrive alla sorella:”Così alla fine ho la mia patria, dopo aver girato tanto a lungo come un vagabondo senza casa”.

Nella loggia della villa il pittore realizzò a rilievo una Storia di Psiche.

L’  amministrazione comunale di Fiesole volle apporre nella villa una lapide in memoria del grande pittore che tanto aveva amato Villa Bellagio e la sua inclita collocazione. Queste le parole dell’ iscrizione: “qui visse gli ultimi anni di sua tarda vecchiezza consolato da alte idealità e qui morì il 16 gennaio 1901, Arnoldo Boecklin di Basilea pittore egregio che ispirandosi ad Eschilo e a Dante seppe studiando il vero assurgere al sublime”.

Il rapporto che lega il pittore svizzero alla città di Firenze non fu però del tutto positivo: è in questa città che nasce nel 1876 la figlia Beatrice, che muore l’ anno successivo, e viene seppellita in quello che si chiamava allora Camposanto degli Svizzeri (oggi Cimitero degli Inglesi).

L' isola dei morti di Boecklin

L' isola dei morti dipinta da Boecklin: si osservino le figure nella barca

Può darsi che fosse questa dolorosa esperienza a costituire il soggetto per quello che è senza dubbio il suo quadro più famoso: l’ “Isola dei morti“. Si suppone infatti che il quadro, dipinto in cinque copie, rappresenti, almeno nelle prime tre versioni, sotto forma di lugubre isola funeraria, la figura del Cimitero degli Inglesi, cui assomiglia in maniera evidente. Un allusione a questo tipo di interpretazione viene anche dalle figure rappresentate sulla barca a remi che si avvicina all’ isola: un traghettatore seduto ai remi accompagna una figura in piedi biancovestita, che ha ai suoi piedi una bara. Anche supponendo che il quadro rappresenti metafora onirica di un qualcosa di più generale, sicuramente suggestiva è l’ ipotesi che vede nella morte e sepoltura della figlia presso il Cimitero degli Inglesi lo spunto per il dipinto in questione. In quest’ ottica, la bara che viene trasportata all’ “Isola dei morti” è proprio quella della figlia, e l’ isola stessa rappresenta l’ immagine del bizzarro Cimitero isolato di Firenze.

Ipotesi corroborata dalla circostanza per cui, nel momento in cui Boecklin dipinge la prima versione del quadro (1880), il Cimitero degli Inglesi veniva già a trovarsi isolato sui viali di circonvallazione, ed era quindi già visibile quale “isola” urbana. L’ abbattimento delle mura medioevali risale infatti al 1868.

Tomba di Boecklin al Cimitero degli Allori

Tomba di Boecklin al Cimitero degli Allori

Il pittore svizzero peraltro, aveva comodità di visitare un luogo simbolo del Romanticismo letterario come il Cimitero degli Inglesi: aveva infatti il suo studio di artista a pochi passi dall’ attuale Piazzale Donatello: si trovava in via del Maglio, quella che è oggi via Lamarmora. Nella parallela via Cherubini, invece, il pittore aveva la propria abitazione, in cui risiedette dal 1878 fino a quando, nel 1885, non decise di tornare a Zurigo per un periodo.

Dopo aver molto amato Firenze, il pittore svizzero ebbe nella città gigliata anche la sua estrema dimora. Qui morì infatti nel 1901. La sua sepoltura riserva l’ ultima e forse più gustosa curiosità sul legame profondo che legò Firenze ad Arnold Boecklin: il pittore, infatti, che aveva immortalato il Cimitero degli Inglesi nel suo quadro più famoso, e nel quale aveva seppellito la propria figlioletta, non ebbe la fortuna di riposare accanto a lei, in questo cimitero monumentale. Alla morte del pittore, infatti, il Cimitero degli Inglesi era stato soppresso, in quanto, con l’ abbattimento delle mura medioevali, veniva a trovarsi all’ interno della città. Paradossalmente quindi, invece che nella sua “Isola dei morti” il pittore fu sepolto nel nuovo cimitero riservato ai non-cattolici, il Cimitero agli Allori, posto sulla via Senese.

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Pubblicato il 31 dicembre 2011, in Personaggi illustri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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