La spezieria del Moro al Canto della Paglia

Anche la curiosità di oggi è di quelle tanto più gustose in quanto stanno sotto il naso di milioni di persone ogni anno, del tutto ignare del ghiribizzo di aneddoti, storie e reminiscenze che si nascondono a un palmo sotto la superficie. Potete immaginarvi se non sia transitato ogni giorno da migliaia e  migliaia di fiorentini e turisti il cantone tra piazza San Giovanni e Borgo San Lorenzo: lo riconoscete facilmente perchè c’ è una farmacia.

E’ questa farmacia la protagonista della storia di oggi, la cosiddetta farmacia “all’ insegna del Moro”. Il cantone di fronte a quello sul quale si trova si chiama ancora oggi, come secoli fa, “Canto alla Paglia”, da cui anche, familiarmente, farmacia al Canto alla Paglia.

La prima cosa che è bene sapere, e che spero stuzzicherà l’ interesse dei lettori, è che le farmacie del centro storico di Firenze occupano ancora oggi, a distanza di cinque, sei o anche sette secoli, gli stessi locali di un tempo, e recano di solito anche lo stesso nome ed insegna. La farmacia del Moro che si trova sul Canto alla Paglia, dirimpetto al Battistero, è uno di questi straordinari casi di longevità.

Quelle che sono oggi farmacie erano nel Medioevo dette “spezierie” e gli esercenti di tali botteghe, gli speziali, erano riuniti in apposita Corporazione, annoverata tra le Arti Maggiori dei “medici e speziali” (cosidetta “Ars medicorum et aromatarum“). Era uso all’ epoca che le spezierie avessero un’ insegna che, posta sul cantone, ne segnalava la presenza e dava il nome all’ esercizio: nel nostro caso, la spezieria del Canto alla Paglia aveva scelto come propria insegna una testa di Moro, per la quale ragione veniva chiamata “spezieria all’ insegna del Moro” o anche “spezieria all’ insegna del Saracino”.

Il nome di farmacia del Moro deriva proprio dall’ insegna che raffigura una testa di saracino, dipinta sul muro all’ interno dei locali dell’ antica spezieria. Il motivo della testa di Moro è replicato oggi nelle vetrate che adornano le lunette sopra gli ingressi alla farmacia. Il motivo della Testa di Moro come insegna della spezieria non è casuale: così come oggi, ad esempio, molti ristoranti all’ estero hanno nomi italiani per richiamare nei clienti l’ idea di abilità culinaria e gastronomica (ma si potrebbero fare mille altri esempi: pensate alla cioccolata, che è quasi sempre presentata come “svizzera” o prodotta da maestri cioccolatieri svizzeri – provate ad indovinare perchè -), all’ epoca gli arabi (o “mori”, per l’ appunto, ma anche “saraceni” o “moreschi”) erano risaputi per la loro competenza – oggi diremmo “know how” – nell’ ambito della farmacopea e delle preparazioni medicamentose. L’ intitolazione “all’ insegna del Moro” aveva precisamente lo scopo di veicolare nei potenziali clienti un “marchio” che era una garanzia di affidabilità.

La spezieria all’ insegna del Moro si fregia del titolo di farmcia più antica di Firenze, dal momento che la sua fondazione risale al 1265. All’ epoca della fondazione aveva però i locali in via Cerretani. E’ nel 1521 che trasloca sul cantone in cui si trova ancora oggi, gestita dalla famiglia Grazzini, originaria di Staggia, presso Poggibonsi. Se il nome Grazzini non vi dice nulla, rammento che Antonio Francesco Grazzini era il nome di quel Lasca letterato, che figura tra i fondatori dell’ Accademia fiorentina prima e dell’ Accademia della Crusca poi. Risulta infatti che, alla data del 1512, il Lasca, ancora giovanissimo, fosse impiegato presso la Spezieria del Moro, gestita dal suo parente Zanobi Grazzini. E già qui non si sa se sia più curioso che il fondatore dell’ Accademia della Crusca abbia esercitato come speziale, ancorchè non matricolato in quell’ Arte, o se una spezieria abbia avuto tra i suoi impiegati un futuro accademico.

Una lastra di marmo apposta in bella vista all’ interno della farmacia odierna ci ricorda i trascorsi del Lasca come speziale presso la farmacia del Moro. La lapide recita: «In questa officina già del Saracino or del Moro, fin dal MDXXI fu farmacista A.F. Grazzini da Staggia, leggiadro poeta, commediografo e novelliere che quivi accolti a sua cura precipua Machiavelli, Mazzuoli da Strada e lo Zanchino, con altri di quei dotti in lieti convegni, l’Accademia degli Umidi di poi Fiorentina, fondava le cui dette incruscate adunanze in quelle della celebre Crusca si trasmutarono, nelle quali tutte ei tolse il nome da impresa ove una lasca guizza dall’onda a ghermire incauta farfalla».

Per concludere necessita una breve digressione toponomastica, circa il motivo del curioso appellativo di Canto “alla Paglia”: questo prendeva il nome effettivamente dalla paglia e dal fieno che qui si vendeva ancora nel pieno del secolo XIX. E’ il cantone, per verità, che si trova dirimpetto alla spezieria del Moro. E’ in questo stesso luogo che, all’ epoca della prima cinta muraria, sorgeva una delle porte della città detta “Porta del Vescovo”, per via della dimora di questi situata nelle vicinanze.

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Pubblicato il 8 gennaio 2012, in Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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