Madonna delle Arpie o delle Cavallette? Un enigma firmata Andrea del Sarto

La mostra su Rosso Fiorentino e Pontormo in corso a Palazzo Strozzi è stata l’occasione per rivedere un dipinto non solo pregevole artisticamente ma anche curioso: si tratta della tavola che viene tradizionalmente denominata “Madonna delle Arpie“.

Il capolavoro di Andrea del Sarto prende l’insolito appellativo da un particolare della tela: essa raffigura infatti al centro una Madonna con Bambino che si erge su un piedistallo, il cui basamento è adorno di ambigue figurette zoo-antropomorfe. Si tratta di figure alate e dalle zampe belluine ma con con volto e braccia umane e, a motivo di queste loro caratteristiche vengono identificate già dal Vasari con le celebri figure mitologiche che infestavano la Troade.

madonna arpie andrea del sarto

In effetti l’identificazione è verisimigliante, e certamente si è ritenuto nel tempo che l’inserzione del motivo mitologico all’interno del dipinto avesse semplice valenza decorativa, dovendosi imputare, al più, al bizzarro estro del celebre pittore la scelta dei curiosi personaggi leggendari, che nei secoli sono stati interpretati anche come sfingi.

Nel 1984, lo studioso Antonio Natali ha proposto una convincente interpretazione del significato del dipinto, che spiega in effetti in maniera credibile anche la natura delle curiose  figurette. Secondo lo studioso, gli esseri alati che adornano il podio della Madonna non sono Arpie bensì “cavallette” o “locuste”: il riferimento è ad un passo dell’Apocalisse (IX, 7-10) secondo il quale locuste con facce “di uomini” e “capelli simili a quelli delle donne”, dunque antropomorfe, saliranno dall’Abisso alla fine dei tempi per torturare gli uomini.

La nuova identificazione con le locuste dell’Apocalisse appare pienamente giustificata dalla presenza nel dipinto (alla destra della Vergine per chi guarda) di San Giovanni, tradizionalmente considerato autore del testo escatologico per eccellenza. L’intuizione del Natali è corroborata in maniera solida dall’atteggiamento dal santo che, tenendo in mano un libro, vi accosta una mano nell’atto di indicare un passo con dito: non è azzardato ritenere che il libro in questione sia appunto l’Apocalisse e l’ipotetico passo cui accenna il Santo rappresenti il “vero soggetto” del quadro.

La critica ha infatti ricostruito una serie di elementi che tendono verso una comune matrice narrativa. Se è vero che la presenza e l’atto dell’evangelista alludono alla fine dei tempi, allo stesso tema farebbero appunto riferimento le locuste presenti sul podio e le nuvolette di fumo ben visibili nel dipinto che rappresenterebbero in questo quadro le esalazioni mefitiche dell’Abisso che viene serrato dopo l’Armageddon.

In quest’ottica si spiegherebbe anche la presenza sul lato sinistro del dipinto di San Francesco, al posto del quale doveva figurare originariamente un San Bonaventura, secondo l’originaria richiesta del committente, ovvero le monache del convento di San Francesco de’Macci. L’ipotesi è che il santo di Assisi esemplifichi coloro che rimarranno indenni, al termine del Giudizio, dalla “morte secunda”, ovvero la dannazione come la definiva nel Cantico delle Creature.

 

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Pubblicato il 10 luglio 2016 su Opere d' arte. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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