Domenico Veneziano porta a Firenze la “pittura a olio”. Oppure no?

Il Vasari narra, nelle sue voluminose Vite, come il pittore Domenico Veneziano introducesse a Firenze la tecnica della “pittura a olio”, in precedenza del tutto sconosciuta in Toscana. Abituati però alle imprecisioni e agli “svarioni” del Vasari, come nel caso del presunto omicidio di Domenico Veneziano ad opera di Andrea del Castagno, ho creduto bene documentarmi sulla veridicità di quanto affermato dall’artista aretino.

Il Vasari, che era evidentemente uno storiografo particolarmente disattento e usava a piene mani tradizioni leggendarie e vulgate popolari, per quanto inverosimili, ci racconta infatti che il primo pittore a introdurre in Italia la pittura a olio sarebbe stato Antonello da Messina, il quale l’avrebbe appresa dal maestro fiammingo Jan Van Eyck (conosciuto in Italia, volgarmente, anche come Giovanni da Bruggia, dal nome della sua città, Bruges); e che, andato Antonello due volte a Venezia, in quell’occasione insegnò a Domenico l’arte di colorire a olio.

Antonello_da_Messina_-_Portrait_of_a_Man_-_National_Gallery_London.jpg

La luminosità degli incarnati nella pittura a olio di Antonello da Messina: “Ritratto di giovane uomo”

In realtà, risulta che tutte le opere conosciute di Domenico Veneziano, molte delle quali visibili a Firenze, sono state dipinte “a tempera”. Non si conoscono cioè opere del Veneziano dipinte “a olio”. In effetti, se si va a cercare in maniera un minimo circostanziata, risulta che il Veneziano non poteva conoscere la pittura a olio secondo il racconto fatto dal Vasari.

Secondo quanto narrato nelle Vite, Antonello sarebbe stato a Venezia nel 1445 e nel 1470: come ricorda in maniera appropriata lo storico dell’arte Gaetano Milanesi, è impossibile che il Veneziano abbia incontrato in quelle date Antonello da Messina, dato che nel 1445 era già da molti stabilito a Firenze, e nel 1470 era morto da quasi dieci anni.

Il racconto vasariano si presenta anche in questo caso del tutto immaginario. D’altra parte, è bene ricordare, in proposito, che Cennino Cennini, pittore anch’egli, ma passato alla storia soprattutto per aver redatto un celebre Trattato sulla Pittura, illustra con dovizia di particolari nella sua opera sia il modo di ottenere le pitture a olio sia le tecniche per colorire con l’uso di quelle. E, se si considera il fatto che il Cennini muore nel 1440, si vede come sia leggendario anche l’impianto complessivo della narrazione vasariana, laddove parte dal presupposto che, all’epoca in cui si svolge la presunta vicenda di Andrea del Castagno e Domenico Veneziano, la pittura a olio fosse sconosciuta a Firenze.

Dunque non fu Domenico Veneziano a portare la pittura a olio a Firenze; e questa tecnica non era all’epoca di quel maestro sconosciuta in Italia. Anzi a dire il vero, il Vasari sbaglia anche laddove afferma che la pittura a olio fu inventata da Jan Van Eyck, mentre è possibile mostrare, sulla base del già citato Libro dell’Arte di Cennino Cennini, che la tecnica a olio era già conosciuta in Toscana prima di Van Eyck.

Non c’è che dire: in una sola narrazione il Vasari è così riuscito ad accumulare ben tre “svarioni” storici: d’altra parte non possiamo fargliene una grande colpa, visto che non aveva a disposizione, come oggi, Internet per fare le proprie ricerche.

Annunci

Pubblicato il 19 gennaio 2016, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: