Tarkovskij, il cinema russo di casa a Firenze

Un passaggio notturno del film “Nostalghia” di Tarkovskij in una di queste sere è la migliore occasione per riprendere il filo di una corrispondenza curiosa e molto stretta fra il grande regista sovietico e la città di Firenze.

Palazzo_gianni_vegni,_targa_A._Tarkowskij

Targa dedicata al regista Andreij Tarkovskij sulla facciata di Palazzo Vegni, sua dimora fiorentina

Ricordato per grandi film come ad esempio “Solaris” (che anticipa largamente le situazioni di 2001: Odissea nello spazio) ed il già ricordato Nostalghiaquasi completamente ambientato nella campagna toscana della Val d’Orcia, Tarkovskij incarna nella sua opera, che a sua volta riflette senza ambiguità il suo vissuto, “l’epopea dell’esule”, ovvero dell’artista condannato a vagabondare per il mondo lontano dalla patria.

A partire dall’aprile del 1970 Tarkovskij inizia a scrivere un diario che terrà con continuità sino agli ultimi giorni di vita. Questi diari contengono il resoconto delle traversie burocratiche e delle complesse vicissitudini umane di Tarkovskij e costituiscono senza dubbio, assieme a Scolpire il tempo, dove Tarkovskij definisce la sua idea estetica non solo di cinema, il più importante documento sulla sua vita e le sue opere. In un primo momento dei diari vennero pubblicati alcuni estratti, in traduzione inglese e tedesca, ma sarà solo nel 2002 che uscirà la prima edizione integrale, curata dal figlio, per una piccola casa editrice fiorentina, le Edizioni della Meridiana.

Nell’aprile 1980 riparte per l’Italia per ricevere il David di Donatello per Lo specchio e per terminare il lavoro iniziato l’anno prima. Nel 1982, durante un nuovo soggiorno in Italia, prende la decisione definitiva: non farà mai più ritorno in patria.

È l’inizio di una vita da esule (terzo illustre dopo Aleksandr Solženicyn o Rostropovič), che lo vedrà girare per tutta Europa e per gli Stati Uniti. È comunque in Italia che Tarkovskij trova il maggiore sostegno: il comune di Firenze gli dona un appartamento a Palazzo Gianni-Vegni e gli concede la cittadinanza onoraria nel 1985

La residenza fiorentina che fu del regista russo, all’ultimo piano del palazzo rinascimentale nel centro storico di Firenze, ospita ancora oggi l’archivio in cui sono conservati documenti e memorie del grande artista, oggi gestito dal figlio Andrej. 50 disegni mai pubblicati prima hanno costituito pochi anni orsono il materiale presentato nel corso della mostra “Le case di Andrea Tarkovskij“, in cui venivano presentati, fino al 19 dicembre 2012, schizzi e progetti redatti dal cineasta nella sua veste di “architetto sui generis” per le sue case in Russia. Segno di affetto e stima da parte della comunità fiorentina, la mostra è stata organizzata dalla prestigiosa facoltà di Architettura di Firenze e ambientata presso lo spazio espositivo Galleria dell’architettura italian di Piazza Tasso, gestita dalla medesima.

Per saperne di più sull’Istituto Internazionale Andrea Tarkovskij in Palazzo Vegni, sede dell’archivio del maestro russo e sulle celebrazioni che sono state legate dal Comune di Firenze alla sua figura si può leggere l’articolo relativo all’Omaggio a Tarkovskij che si è tenuto nel 2015.

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Pubblicato il 16 gennaio 2016, in Personaggi illustri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Grazie,interessante.

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  2. Complimenti,
    Riuscire a creare una casa della memoria!
    Magnifico.
    Così l’archivio, di enorme importanza non è andato disperso.
    Veramente molto interessante.
    Mi piacerebbe farlo per mio padre Bruno Bizzi.
    Psichiatra, direttore dell’Ospedale Psichiatrico “Luigi Lolli di Imola”.
    Uno dei primi con il dottor Ulderico Lanza a portare in Italia l’agopuntura. Eravamo ali inizi degli anni settanta.

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