Modi di dire inventati da Dante Alighieri (a sua insaputa)

La Divina Commedia di Dante Alighieri è diventata nel tempo una vera e propria miniera di citazioni e proverbi, emersi estrapolando singoli versi o addirittura singole locuzioni dal testo del noto poema che illustra l’ordinamento dell’Aldilà. E tutto questo, naturalmente, senza che il Vate potesse minimamente immaginare l’uso per cui sarebbero diventati famosi tali modi di dire.

Sicuramente non stupisce il fatto che la maggior parte dei modi di dire proverbiali tratti dalla Commedia derivi dall’Inferno, la Cantica che, a torto o a ragione, è considerata in assoluto la più riuscita fra le tre e, per questo motivo, è solitamente l’unica che viene approfondita a livello scolastico.

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: riferito al libro che, narrando le vicende amorose fra Lancillotto e Ginevra, istiga la passione di Paolo e Francesca, è un modo di dire che indica oggi, umoristicamente, situazioni che hanno favorito il sorgere di relazioni amorose.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza: l’incitamento rivolto da Ulisse ai compagni d’avventura, per spronarli ad intraprendere la pericolosa navigazione vero l’Ignoto, si usa oggi soprattutto come sprone proverbiale per incitare ad un maggiore studio che si dimostra particolarmente “incolto”.

Nel mezzo del cammin di nostra vita: è il verso iniziale della Commedia ed uno degli incipit in assoluto più famosi dell’intera storia della letteratura. Oggi lo si utilizza per sottolineare qualche avvenimento che accade genericamente nel corso della vita, non necessariamente a metà, anche considerato il fatto che con l’aumentare della vita media “il mezzo del cammin” è cambiato rispetto al ‘300.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona: ancora una volta di parla della incontenibile passione che lega, nella Commedia, Paolo e Francesca; allo stesso modo, questo frammento si cita allorchè si vuole segnalare un desiderio o una passione verso qualcosa/qualcuno, assolutamente irresistibile.

 

E quindi uscimmo a riveder le stelle: l’espressione che chiude ciascuna delle cantiche della Commedia, viene utilizzata nei momenti in cui si riesce infine a qualche impresa che è costata tanto pensare, o quando si termina una attività lunga e che è costata parecchia fatica (anche in senso ironico, ad esempio, all’uscita di una gironata lavorativa particolarmente pesante).

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa: espressione di sufficienza con cui Virgilio invita Dante a liquidare gli Ignavi, mantiene tutt’oggi un forte accento di disprezzo nei confronti di persone che si comportano in modi ritenuti deplorevoli.

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!: forse la mia preferita in assoluto, perchè perfettamente d’attualità nel nostro paese a più di 700 anni di distanza. Allora come oggi, significa che la situazione politica della Penisola (e dunque anche la sua classe dirigente) è una chiavica.

Senza infamia e senza lode: espressione riferita anch’essa da Dante ai tanto disprezzati Ignavi, viene utilizzata per indicare situazioni, attività, persone o altro, che non presentano caratterizzazioni particolari nè in positivo che in negativo, ponendosi in condizione di assoluta mediocrità.

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate: viene utilizzata, spesso in tono scherzoso, con riferimento ad ambienti disagiati/malmessi o situazioni particolarmente ostiche, così come nella Commedia, Dante la usa come ammonimento ai dannati rispetto a quello che li attende all’interno dell’Inferno loro destinato.

L’amor che move il sole e l’altre stelle: espressione riferita alla visione dell’Onnipotente, viene oggi utilizzata, anche in senso ironico o sarcastico, per indicare solitamente personaggi di indiscussa influenza (ad esempio viene detto spesso di politici che hanno particolare rilevanza nelle decisioni complessive).

L’elenco di altre espressioni proverbiali tratte dalla Divina Commedia è consultabile nel bell’articolo pubblicato sul sito de “L’Inkiesta” (http://www.linkiesta.it/espressioni-italiane-dante) che cito doverosamente per avermi fornito lo spunto per il post odierno.

I modi di dire dei quali siamo debitori verso la Dante e la sua Commedia sono però sicuramente molti di più: è dunque sicuramente bene accetta qualsiasi segnalazione di ulteriori espressioni ricavate da tale poema.

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Pubblicato il 9 dicembre 2014, in Proverbi, detti e modi di dire con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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