A Berlingaccio, chi ‘un ha ciccia ammazzi il gatto

Quello del titolo è classico modo di dire toscano, collegato alla ricorrenza che in area fiorentina viene appunto chiamata Berlingaccio: si tratta semplicemente del Giovedì Grasso, ovvero il giovedì che precede il “Mercoledì delle Ceneri”, ovvero la fine del Carnevale.

Posto in forma di esortazione, questo modo di dire si riferisce a periodi in cui la disponibilità alimentare era ben più limitata che oggi, e poteva quindi accadere che molti poveri non avessero di che festeggiare nemmeno per il Giovedì Grasso, giorno tradizionalmente dedicato, in antitesi alla Quaresima incipiente, alla gozzoviglia più sfrenata.

L’antico proverbio ci ricorda come la tradizione di mangiare a crepapelle per il Giovedì Grasso fosse talmente radicata che, chi non poteva permettersi niente di meglio, veniva invitato a sacrificare piuttosto il caro felino, secondo un uso che, in particolare, vedeva il gatto quale passabile sostituto, in tempi di magra, della carne e, più precisamente, del coniglio.

Carnevale

Scena di Carnevale, festa cui si riferisce la ricorrenza del Berlingaccio

Curioso ricordare che Beppe Bigazzi, co-conduttore all’epoca de “La prova del Cuoco” con Elisa Isoardi, venne sospeso dalla Rai per aver ricordato, citando il celebre proverbio in oggetto, come nel suo natìo Valdarno il gatto in umido fosse un piatto prelibato, da lui stesso mangiato un sacco di volte.

Appurato che il gatto, almeno in Toscana, si mangiava eccome, vuoi per propensione culinaria che per necessità di integrazione proteica, torniamo alla festa del Berlingaccio, la cui etimologia è piuttosto interessante. Secondo il Varchi, berlingaccio fa riferimento a situazioni in cui ci si diletta a “empiersi la bocca pappando e leccando”. Allo stesso modo, il verbo berlingare che ne costituisce la radice, significherebbe ciarlare avendo ben pieno il ventre ed essendo ben riscaldato dal vino.

Secondo quanto riportato nel Dizionario degli Accademici della Crusca, i più antichi scrittori riferivano il verbo berlingare alle donne come sinonimo di cinguettare, ovvero ciarlare frivolamente ma il Varchi ricordava come questa fosse caratteristica anche maschile, allorchè si ha piena la trippa e molto vino in corpo. Desumendo da queste testimonianze, sembra di poter dire che la parola berlingaccio incorpora i due atti d’obbligo del Giovedì Grasso (ovvere bere e ingollare leccornie a crepapelle).

La povertà diffusa nei tempi in cui la tradizione si è radicata rendeva talmente importante mangiare di grasso almeno una volta l’anno che non solo era d’obbligo cibarsi di carne (proibita in tempo di Quaresima ma soprattutto particolarmente rara durante tutto l’anno per i poveri), ma la festività era contraddistinta addirittura da uno specifico dolce, che da essa prendeva il nome: il berlingozzo.

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Pubblicato il 27 novembre 2013 su Borghi, rioni e contrade. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Ho scoperto solo oro il vostro blog e già non posso fare a meno di leggerlo tutto. Non solo gli articoli sono vari e interesanti, ma sono anche scritti in modo chiaro e davvero piacevole. Complimenti.

    • Salve Nicola, grazie mille per il suo gentile apprezzamento.

      Se il blog le piace, il modo migliore per esprimere il suo gradimento è passare parola fra altri appassionati di curiosità…

      A presto

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