L’inventore della “Via Crucis” e la “solitudine dell’Incontro”

Inventore è dire troppo, ed è anche parola non perfettamente calzante quando si parla di un rituale liturgico come la “Via Crucis”. Tuttavia rende bene l’idea del ruolo svolto da San Leonardo da Porto Maurizio, il santo ligure che notevoli tracce del suo passaggio e della sua opera ha lasciato nei dintorni di Firenze.

A lui si deve infatti, se non propriamente “l’invenzione” della Via Crucis, quantomeno l‘ideazione del moderno concetto di Via Crucis e la propagazione di questa pratica devozionale fra i fedeli, oltre che la collocazione personale di almeno un centinaio di questi cicli religiosi.

Come è facile immaginare, forme di devozione che ripercorrevano le tappe della Passione di Gesù sono molto più antiche rispetto all’opera di San Leonardo, che vive e predica a cavallo fra Seicento e Settecento (1676-1751): in effetti il concetto di Via Crucis nasce nell’ambiente che ruota attorno a San Francesco d’Assisi, o comunque ai primi francescani, ovvero nella prima  metà del Duecento.

Inizialmente tuttavia, si tratta di qualcosa di molto più impegnativo: la Via Crucis originale infatti, consisteva nel pregare e meditare ripercorrendo le vere tappe che il Cristo aveva percorso durante la Passione. In altre parole, “fare la Via Crucis” significava in origine fare “quella vera”, cioè recarsi in Palestina e ripercorrere i passi delle ultime ore della vita di Gesù: una forma di devozione di particolare impegno e sacrificio, paragonabile a quella che ancora oggi compiono i musulmani recandosi in pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca per ripercorrere e “rivivere” gli eventi salienti dell’Islam.

Pratica di raccoglimento sul sacrificio del Cristo, ma allo stesso tempo momento di edificazione dottrinale e di forte coinvolgimento emotivo per il popolino, la Via Crucis come oggi la conosciamo viene diffusa in Europa dai Minori Francescani, proprio in quanto custodi dei Luoghi Santi in Palestina, e rappresenta la soluzione all’enorme problema, sia in termini logistici che economici, di dover andare in Palestina. Cosa che ancora oggi, con i trasporti moderni, risulta estremamente impegnativa oltre che piuttosto pericolosa (figurarsi all’epoca).

San Leonardo dunque, da buon minorita, non fa che riprendere una antica e radicata tradizione del suo Ordine religioso e predicarne la devozione nelle contrade in cui si reca: la sua predicazione in favore della pratica della Via Crucis ottiene un tale successo (grazie alle eccellenti doti oratorie di Leonardo), che il pontefice Benedetto XIV, nel 1741, dovette imporre il limite massimo di una Via Crucis per parrocchia, allo scopo di evitare la diffusione incontrollata di questo rito devozionale.

La figura di san Leonardo, che come accennato, è rimasta famosa nella storia per la sua notevole capacità di oratore e per il suo impegno nella diffusione della Via Crucis, è legata a doppio filo a Firenze e alla Toscana: nella nostra regione, infatti, il santo esplicò buona parte della sua missione religiosa, con particolare riferimento alle zone di Lucca e Pistoia, dove svolge il proprio apostolato negli anni 1743-44, prima di passare dalla Toscana in Corsica.

Convento di San Francesco all'Incontro

Vista aerea del convento di San Francesco sul poggio dell’Incontro

Il monumento che più di ogni altro lega la figura di questo Santo alla Toscana è però a Firenze: si tratta del convento di San Francesco all’Incontro, che si trova attualmente nel Comune di Bagno a Ripoli, a pochi kilometri dalla città gigliata.

Il pre-esistente edificio (la chiesetta e la torre di epoca longobarda), dedicato a San Macario, viene donato a Leonardo dal Granduca Cosimo III de’ Medici. Il predicatore minorita ne prese possesso il 25 marzo 1716, onde fondarvi un ospizio francescano. L’edificio fatto erigere da San Leonardo era estremamente spartano, con cellette minuscole e non intonacate. I lavori si concludevano il maggio del 1717 grazie all’aiuto dei benefattori.

La facciata della chiesa del convento di San Francesco all'Incontro

La facciata della chiesa del convento di San Francesco all’Incontro

Come risulta dalle sue lettere, San Leonardo chiamava questo convento una “solitudine”, in virtù della sua posizione isolata sulla collina dell’Incontro, sulla riva sinistra dell’Arno, fuori da qualsiasi centro abitato: il santo amava particolarmente questi dintorni, dove poteva dedicarsi interamente alla sua missione grazie all’assenza di distrazioni e tentazioni. Purtroppo, la “solitudine dell’Incontro” è oggi la ricostruzione novecentesca dell’edificio francescano, a seguito della completa distruzione derivante dai bombardamenti subiti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Villa e giardino di San Leonardo in Palco

La villa e il giardino del Palco, a Prato: è da sempre conosciuta come “San Leonardo in Palco” per il soggiorno nella villa del grande predicatore

La memoria di San Leonardo da Porto Maurizio è presente nei dintorni di Firenze anche grazie al suo soggiorno nei pressi di Prato, sul poggio della Retaia, presso la monumentale villa del Palco in riva al Bisenzio. La grandiosa residenza, costruita per volere del ricchissimo mercante Francesco Datini, e concessa poi all’Ordine Francescano che la trasformerà in in convento nella seconda metà del Quattrocento, è conosciuta da sempre come “Villa di San Leonardo in Palco” proprio per il soggiorno del grande predicatore in questo luogo.

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Pubblicato il 29 ottobre 2013, in Chiese ed edifici sacri, Santi a Firenze con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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