Lo stocco del castello di Castiglione: duello durante l’assedio

L’antichissimo maniero di Castiglione, oggi abbandonato, ha custodito per lunghi secoli un cimelio estremamente prezioso per la memorie della Repubblica Fiorentina: si tratta di uno “stocco”, ovvero una spada da duello, utilizzata nel corso del famoso “Assedio di Firenze” del 1530.

La cornice dell’episodio che vede protagonista questo memorabile “stocco” è appunto la Firenze assediata dalle truppe dell’imperatore Carlo V e del pontefice Clemente VII.

Esempio di stocco ovvero spada da duello

Stocco ovvero spada da duello, simile a quella usata da Dante da Castiglione del celebre duello. Spada lunga, sottile, tagliente da due lati e usata per colpire “di punta” (ovvero dare “la stoccata”).

L’episodio nasce dalla sfida lanciata da Lodovico Martelli, amico di Dante, che militava nell’esercito repubblicano, ad un suo antico rivale di nome Giovanni Bandini che, pur fiorentino, aveva seguito le parti del pontefice prendendo le armi contro Firenze.

A quanto raccontano gli storici, Lodovico e il Bandini avevano altercato in precedenza per questioni amorose: sembra infatti che si fossero contesi la celebre Marietta de’ Ricci, moglie di Niccolò Benintendi. Lodovico coglie “la palla al balzo” e, col pretesto del tradimento verso la Patria, sfida a duello il suo personale nemico.

Si narra in particolare che Lodovico facesse mandare nel campo avversario, al preciso indirizzo del Bandini, cartelli di sfida che ingiuriavano lui e tutti i fiorentini fuoriusciti, che combattevano contro la propria patria, come traditori e nemici di Cristo, invitandoli a battersi.

Il duello fu deciso con l’assenso tanto della Repubblica fiorentina che del principe d’Orange, comandante degli imperiali, ed è qui che entra in gioco Dante da Castiglione. Viene infatti eretto un campo per il duello delimitato da uno steccato ai piedi di Monte Baroncelli (quello che oggi si chiama Poggio Imperiale) e si decide che il combattimento avvenga fra Lodovico e il Bandini, ciascuno in coppia con un compagno.

I quattro duellanti, due per parte, furono appunto, per Firenze, Lodovico Martelli e Dante da Castiglione; per gli imperiali, Giovanni Bandini e Bertino degli Aldobrandini (entrambi fiorentini fuoriusciti). Mentre il Martelli ebbe una ferita al capo che, con il sangue che gli colava, gli occluse la vista e lo pose alla mercè del suo avversario, Dante da Castiglione riuscì ad infliggere il colpo mortale all’Aldobrandini con il fatale “stocco” che, per questa ragione, fu poi conservato quasi come reliquia nel castello di famiglia.

Di questo prezioso cimelio, oltre che del fatto d’arme relativo, fa un’accurata descrizione Gian Domenico Guerrazzi nella sua opera “l’Assedio di Firenze“, che trae argomento dall’episodio storico sia per accendere la scintilla del sentimento nazionalistico che per deprecare le lotte fratricide fra diversi stati dell’Italia preunitaria.

Il castello dei signori di Castiglione, nei pressi di Cercina, conservò la famosa spada fino alla seconda metà del XIX secolo, quando fu battuta ad un’asta a Fiesole. Da quel momento, il relitto maniero dei Catellini da Castiglione (la nobile famiglia cui apparteneva Dante di Bernardo), conserva del glorioso duello sostenuto dal suo celebre esponente soltanto un affresco stinto sulla parete di una delle grandi sale, in cui si distinguono a malapena i duellanti.

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Pubblicato il 29 giugno 2013, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Riguardo allo stocco di dante da Castiglione è possibile sapere che fine ha fatto e se è possibile vederlo?

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