Un viandante e un Pontormo: il tabernacolo di Boldrone

Tabernacolo di Boldrone

Tabernacolo di Boldrone in località Quarto, incrocio fra via di Boldrone e via dell’Osservatorio

Trovare questa strada è facile: dall’ingresso di Villa della Petraia ci si spinge verso villa Corsini, prima della quale si stacca sulla sinistra via del Boldrone, che arriva dritta fino a Villa la Quiete alle Montalve. La si percorre fino circa a metà, quando incrocia via dell’Osservatorio, e lì si trova un piccolo monumento, ovvero un tabernacolo, da cui comincia la curiosità di oggi.

Si tratta del tabernacolo detto “di Boldrone”: a pianta esagonale, presenta due semicolonne poggiate su un muretto perimetrale di sostegno che disegnano il piccolo loggiato. Anche se non sembra è un monumento di un certo rilievo, e per ben due motivi.

Primo, l’affresco cinquecentesco che adornava il tabernacolo è un dipinto del Pontormo. Il celebre artista di origine empolese aveva dipinto per il tabernacolo uno splendido Crocifisso che ne è stato però distaccato  per essere conservato in migliori condizioni presso l’Accademia del Disegno di Firenze. Il tabernacolo infatti versava, al momento del distacco (1956), in condizioni rovinose e dunque il prezioso affresco rischiava di riuscirne rovinato a causa degli agenti atmosferici.

Crocifisso del Pontormo dal tabernacolo di Boldrone

Crocifisso del Pontormo staccato dal tabernacolo di Boldrone, e oggi conservato all’Accademia di Arti del Disegno

Sull’attribuzione del dipinto ci sono ben pochi dubbi se si presta fede alla lezione del Vasari nella vita, appunto, di Jacopo del Pontormo. Recita infatti il Vasari che: “Vicino al monasterio di Boldrone, in sulla strada che va di lì a Castello, ed in sul canto d’un’altra che saglie al poggio e va a Cercina, cioè due miglia lontano da Fiorenza, fece in un Tabernacolo a fresco un Crocifisso, la nostra Donna che piange, San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino e San Giuliano. Le quali tutte figure, non essendo ancora sfogato quel capriccio e piacendogli la maniera tedesca, non sono gran fatto dissimili da quelle che fece alla Certosa“.

A quanto mi risulta, l’affresco risale al 1521-22 ed era composto da un pannello centrale di maggiori dimensioni.(307 x 175 cm), che raffigurava il Crocifisso con la Madonna e l’Evangelista, e di due laterali più piccoli (275 x 127 cm) che raffiguravano ciascuno uno dei due santi citati. I tre pannelli dovevano per forza di cose occupare i tre lati posteriori dell’esagono, quelli cioè a parete intera.

Il piccolo tabernacolo, infatti, presenta sui tre lati anteriori due grate laterali e la porticina inferriata su quella frontale. Il secondo motivo della sua importanza è il richiamo ad un edificio religioso particolarmente importante fino all’Ottocento, da cui l’edicola in discorso e la via stessa prendono il nome: l’eremo di Boldrone.

Loggia dell'antico eremo di Boldrone

Loggiato dell’ex Monastero di San Giovanni Evangelista di Boldrone

Se dal tabernacolo si percorre ancora il braccio di via del Boldrone che si dirige verso villa la Quiete, si incontra dopo pochi metri, sulla sinistra, un’importante portico loggiato a tre fornici, che richiama ad evidenza le forme di  un luogo sacro. Sebbene ridotto ad abitazione civile sin dall’epoca delle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi (1808), resta traccia dell’antico eremo nelle forme esteriori dell’edificio.

L’eremo a sua volta prende il nome da un eremita francese di nome Boldrone che fondò qui, in località Quarto, un eremo, sfruttando il fatto che all’epoca (si parla del XIII secolo) questa zona era aperta campagna ed un luogo molto isolato (ancora oggi si intuisce la stessa pace che deriva da una certa lontananza dai centri abitati). L’eremo divenne in seguito Monastero dei  monaci Camaldolesi (1192), col nome di Monastero di San Giovanni Evangelista di Boldrone e successivamente (almeno dal 1261) passò alle Monache. La sua storia si lega successivamente a quella di Villa la Quiete di cui per secoli rappresenterà la cappella privata per le religiose.

Dell’eremo resta oggi la bella loggia trilobata con archi a tutto sesto, che introduceva alla chiesa e, sulla sinistra del portico (per chi guarda), il portale monumentale del monastero in pietraforte, sormontato da un arco a tutto sesto.

Annunci

Pubblicato il 12 giugno 2013, in Chiese ed edifici sacri, Opere d' arte con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: