Il nano Morgante nelle rime del Lasca

Nano Morgante a cavallo della chiocciola

Il Nano Morgante ritratto dal Giambologna a cavallo della chiocciola, un modo forse per sottolinearne le minuscole dimensioni

Il nano Morgante, buffone di corte dei Medici prediletto del Granduca Cosimo I è conosciuto a molti per via delle numerose opere d’arte in cui le sue sgraziate fattezze sono state immortalate; opere famose e bene in vista, sicchè non c’è quasi a Firenze chi non ricordi (per citare solo un paio delle opere che lo ritraggono) il panciuto Bacchino in marmo che cavalca la tartaruga, posto all’interno del Giardino di Boboli, oppure il “doppio ritratto” dipinto dal Bronzino ed oggi esposto al Museo degli Uffizi.

Sono dunque più o meno note le sue fattezze, ma viene il dubbio che chi lo ritraeva abbellisse in qualche modo la realtà, come spesso avveniva quando l’opera aveva carattere celebrativo. Ecco perchè è curioso ricordare che il Lasca, suo contemporaneo,  e profondo conoscitore della corte medicea, include fra le sue Rime una composizione intitolata In morte di Morgante nano in cui, lui che lo aveva visto di persona ne descrive dettagliatamente le incongrue fattezze.

Si tratta della Rima XVIII, ed in essa il poeta ci descrive il nano Morgante dicendo (riporto i piacevoli versi in rima del Lasca):

Tra d’uomo e bestia, il nostro Morgantino
Grifo o mostaccio o ceffo o muso avea
Ma così nuovo e vario
Aguzzo e contraffatto che parea
Gattomammon, bertuccia e babbuino
Poscia l’un membro all’altro sì contrario
Sì sconcio e stravagante
Che dal capo alle piante
Mostrava scorto, a chi potea vedello,
Essere un mostro grazioso e bello

Ironicamente il Lasca lo canzona per la sua deformità, in onore alle straordinarie doti istrioniche con cui il nano Morgante divenne il prediletto di Cosimo I, facendosi preferire fra i 5 buffoni che allietavano all’epoca la corte medicea. La bonaria canzonatura è l’affettuoso commiato per Morgante, il saluto più intonato a commemorare il vero “mattatore” dei lazzi salaci e delle trovate buffonesche che tanto avevano divertito il granduca.

E in effetti, il Lasca non manca di ricordare, fra il serio e il faceto, lo spessore di Morgante come buffone di corte:

Il più raro e sovrano
Buffon che mai vedesse o Sole o stella;
Calandrino e Gonnella
il Balena e Strascino
il Carafulla e ‘l Rosso Fiorentino
Il Moretto lucchese e ‘l Tattamella
con Giulian Tamburino
appetto a lui non valsero un lupino

Nano dunque, ma un gigante della buffoneria, a sentire il Lasca.

Annunci

Pubblicato il 22 aprile 2013, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: