Il “Monte dei cocci” di Firenze

“Monte de’ cocci” è la dicitura che individua il famoso quartiere di Testaccio, a Roma, richiamando alla memoria la sua antica funzione di discarica, appunto, di cocci, vasellame, laterizio e materiali consimili. Nel tempo, il “montarozzo” di materiali misti, ricoperto di terra, è diventato una vera e propria collinetta alta un trentina di metri. Il titolo di questo articolo sottolinea che anche la città di Firenze è provvista del suo “monte dei cocci”, la cui genesi è quasi identica a quella del più noto Monte Testaccio di Roma.

Passerella della Montagnola all'Isolotto

La passerella che, scavalcando via de’Mortuli, consente l’accesso alla Montagnola, il “Monte dei cocci” fiorentino

Si tratta della cosiddetta “Montagnola” dell’Isolotto, compresa fra via de’ Mortuli, il lungarno prospiciente le Cascine e via del Sansovino. La sua natura di curiosa ondulazione del territorio, all’interno di un quartiere urbano, come l’Isolotto, perfettamente piatto, si desume facilmente anche dalla veduta aerea che si ottiene consultando, per esempio, Google Maps: il monticello artificiale è infatti racchiuso nel perimetro ovale disegnato da via Giovanni da Montorsoli.

Se non bastasse il nome significativo di “Montagnola” a far risaltare le affinità di questo piccolo rilievo urbano con l’omologo romano, basterà ricordare che anche la formazione di questa collinetta artificiale consegue alla prossimità di un porto fluviale: così come il Testaccio si è formato nel tempo dall’accumulo dei cocci di anfore olearie che sbarcavano all’Emporium sul Tevere, anche la Montagnola deve la sua origine ai rifiuti dell’attività commerciale del porto fluviale del Pignone.

Cambiano naturalmente i tempi in cui si formano i due “monti dei cocci”: quello della Montagnola è infatti posteriore di 2000 anni alla formazione del Testaccio, in quanto le prime attività di scarico e accumulo di materiali legate al porto fluviale del Pignone risalgono al XIX secolo. Il grosso dell’accumulo di rifiuti e materiali nella Montagnola si è avuto però nel ‘900, a seguito delle attività di costruzione del quartiere dell’Isolotto: in quest’area sorgeva infatti il deposito della Nettezza Urbana di via de’ Mortuli, dove confluivano i residui dell’attività edilizia e industriale che iniziava a fervere in quella zona di Firenze che era stata lunghi secoli aperta campagna.

Oggi il curioso rilievo è sottolineato anche da una passerella che scavalca via de’ Mortuli consentendo di accedere dal piano stradale alla sommità della Montagnola, sopra cui sorge oggi l’Istituto Comprensivo “Montagnola-Gramsci”, con annesse palestre di cui una dedicata alla pratica del pugilato.

Firenze in realtà possiede anche un altro “monte dei cocci”, ben più famoso della Montagnola: si tratta della collinetta del Cimitero degli Inglesi, nata dall’accumulo degli scarti della produzione di laterizio. Il piccolo rilievo che oggi campeggia al centro di Piazzale Donatello, infatti, nasce come discarica dei detriti che venivano accumulati in questa zona, all’epoca appena fuori da Porta a Pinti. I materiali di scarto accumulati qui provenivano dagli opifici posti subito all’interno delle mura cittadine, come testimonia la sopravvivenza di alcuni toponimi molto significativi, quale l’eloquente “via della Mattonaia”.

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Pubblicato il 3 febbraio 2013, in Borghi, rioni e contrade con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ho letto l’articolo con molto interesse.
    Però da curiosità nasce curiosità, così ora mi piacerebbe sapere tutti i luoghi di Firenze in cui in passato venivano scaricati i rifiuti… Purtroppo su internet non ho trovato nulla, tranne questo!

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