La confraternita dei “ciccialardoni” di Monte Oliveto

Facciata della chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto

Facciata della chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto, che sorse sul luogo dell’antica cappella di Santa Maria al Castagno dei “ciccialardoni”

L’antico ex-complesso monastico di San Bartolomeo a Monte Oliveto prende il nome dalla trecentesca fondazione, dovuta secondo le cronache ad un monaco proveniente dalla celeberrima Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, in provincia di Siena, che fu madre e centro d’irraggiamento della congregazione olivetana.Il Monte Oliveto di Firenze viene oggi in considerazione a motivo di una confraternita, che qui si riuniva, dal nome singolarissimo e difficilmente spiegabile, e dunque ipso facto, curioso: la confraternita dei “Ciccialardoni”.

Ho già rammentato, in un apposito articolo, la peculiarità dell’Abbazia di San Bartolomeo in Forculise, detta del “Buonsollazzo”, per sottolineare come tale dicitura facesse erroneamente pensare ad una congrega di “frati gaudenti”. Allo stesso modo, la parola “ciccialardoni” dà a tutta prima l’idea di personaggi dediti a tutt’altro che ad attività pie e caritatevoli; anche in questo caso però c’è, o quantomeno sembra esserci, il suo “perchè”.

All’inizio della storia del Monte Oliveto di Firenze c’è un piccolo oratorio. I Bostichi nel 1294 donano alla Compagnia Maggiore della Beata Vergine una cappella, dedicata a Santa Maria al Castagno, frequentata da una confraternita di mercanti e artefici fiorentini che vi si riunivano l’ultima domenica del mese. Sono questi i “ciccialardoni” che, nel 1334, donano il luogo all’abate olivetano Bernardo Tolomei.

La confraternita detta dei “ciccialardoni” si chiamava, prima di venir trasfigurata nel motto popolare, “Compagnia della Purificazione di Maria Vergine”. Nel X volume del Bollettino Senese di storia patria, redatto dall'”Accademia dei Rozzi”, si legge in proposito che, fin dal 1297, solevano radunarsi “alquante divote e spirituali persone, mercatanti ed artefici per fuggire l’ ozio e gli cattivi e disonesti esercizi, come innamorati di messer Giesù Christo pigliando per avvocata la madre gratiosa di nostro Signor G. C. della sua SS. Purificazione“. Guida spirituale dei confratelli sembra essere stato un tale Maso, un romito che abitava su quel monticello, detto all’epoca “Monte di Bene”, presso il suddetto romitorio della Madonna al Castagno.

Il 26 agosto dello stesso anno, un tal Corteccione di Giovanni Rustici donava a Giovanni di Lippo Antinori, per gli uomini di questa Compagnia, un pezzo di terra, con l’oratorio di S. Maria del Castagno, i portici e tre celle. La confraternita, come accennato, effettua il 1° maggio 1334 la donazione dell’oratorio, con tutte le sue pertinenze (“cum resedio, vineis, ortibus et arboribus”) a Frate Innocenzo di ser Domenico da Torrita, monaco e procuratore di Monteoliveto, a patto che gli olivetani accettino le condizioni poste dalla confraternita.

In base al contratto di donazione si pattuiva infatti, in favore della confraternita dei “ciccialardoni” che “rimanessero a S. M. del Castagno almeno due monaci di Montoliveto, l’ uno dei quali fosse sacerdote; vi celebrassero gli offici divini; potessero i Ciccialardoni accedere all’oratorio, come per l’ addietro, giusta i capitoli della Società e tenerne le chiavi : niuna mutazione a’ capitoli potessero farsi senza consenso d’ ambe le parti, cioè della società e de’ monaci : restasse fermo il numero di venticinque pei confratelli della società, e chi avesse cella, vi potesse abitare; ne’ giorni di radunanza, vi potessero cuocere il pranzo o la cena, ed i monaci dovessero loro fornire il vino necessario : contradicendosi l’accesso al luogo suddetto e vietando l’abate le radunanze, fosse nulla la donazione”.

Il Repetti, nel suo monumentale Dizionario Geografico etc., avanza l’ipotesi che il nome di “ciccialardoni” venisse loro affibbiato perchè, complice l’amenità del luogo, i confratelli sfruttavano le periodiche riunioni “per trattenersi a diporto”. In pratica la riunione della confraternita finiva sempre “in gloria”, con un bel pranzo fra amici che equivale all’odierna scampagnata fuori porta della domenica: si legge infatti nelle clausole allegate alla donazione, sopra riportate: “ne’ giorni di radunanza, vi potessero cuocere il pranzo o la cena“.

L’ipotesi non è inverosimile, ma che questi pranzi o cene fossero all’origine del nomignolo, a detta dello stesso Repetti, scaturisce dalla medesima denominazione che si cerca di spiegare. Più accurato e degno di fede mi sembra in proposito il Lumachi, che nel suo Firenze: nuova guida illustrata del 1935 ricorda che i Ciccialardoni continuarono a riunirsi sul Monte Oliveto per i loro banchetti, senza soluzione di continuità, fino alla prima metà del XVIII secolo. E’ in questo frangente che evidenzia il costume di far accomodare, alle tavole allestite nel chiostro del convento, i semplici abitanti della zona circostante.

In quest’ottica, i “banchetti” dei Ciccialardoni assumono il loro più verosimile valore di condivisione gioviale delle buone vivande dei confratelli con contadini e rustici che non potevano permettersi altrettali mense e che quindi, una volta al mese, venivano allietati in questa guisa. Da ricordare in proposito come una delle più ricorrenti e (sostanziose) opere di bene che le confraternite nate nel medioevo si assegnavano, era proprio quella di assistere, beneficare e recare sollievo agli abitanti che insistevano nel territorio circostante la sede di ciascuna compagnia di fratelli laici.

Dopodichè, non c’è niente di più facile che i fiorentini, strafottenti al loro solito, abbiano affibbiato alla compagnia il nomignolo di “Ciccialardoni” a sottolineare la giovialità enogastronomica che questi fratelli laici, a differenza dei chierici, usavano praticare anche nel fare opera di carità.

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Pubblicato il 25 gennaio 2013, in Aneddoti e notizie storiche, Borghi, rioni e contrade con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. Sempre interessante ! La cultura a questi livelli è un grande respiro , un cielo azzurro in questo momento storico, così noioso e zeppo di personaggi orridi.
    Grazie, aspetto sempre molto volentieri ogni vostra scrittura storica.
    Paola

    • Grazie Paola, non sai che piacere e che ricompensa è per me il sincero apprezzamento di quanti amano l’approfondimento che spero di riuscire a proporre.
      Questo in particolare è un articolo a cui tengo molto e prossimamente ne usciranno altri due collegati al presente (in quanto relativi sempre alla località del Monte Oliveto di Firenze) che spero ti riusciranno altrettanto graditi.

  2. Grazie per l’interessante articolo! Ben documentato!

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