La leggenda del re morto

C’è un dipinto del Bacchiacca su un soggetto molto particolare, che infiamma subito la curiosità e l’immaginazione: si intitola “La leggenda del Re morto”. Un po’ per il titolo singolare, un po’ per la scena insolita raffigurata nel quadro, quest’opera mi ha immediatamente costretto a documentarmi per saperne di più, in special modo per quanto riguarda la fonte da cui trae ispirazione l’episodio immaginifico rappresentato dal pittore fiorentino.

Il soggetto per il quadro è tratto fedelmente dalla XLV novella delle Gesta Romanorum, una raccolta di novelle allegoriche ad uso dei monaci, che le leggevano per diletto e ne traevano spesso anche materia per i loro sermoni, grazie alla “morale” insita in ciascun racconto. La collezione di aneddoti ed exempla fu probabilmente compilata a cavallo fra XIII e XIV secolo e, nel corso del tempo, si arricchì probabilmente di nuove narrazioni aggiunte dai copiatori.

Ecco di seguito, in breve, la storia esposta dal Bachiacca nel suo dipinto.

Leggenda del re morto del Bacchiacca

La Leggenda del re morto del Bacchiacca: il pittore ripropone nel dettaglio le vicende dell’allegoria contenuta nelle Gesta Romanorum

Un re aveva una moglie che amava molto, ma che gli era infedele. Questa aveva avuto tre figli illegittimi, che si erano sempre mostrati ribelli e ingrati verso il loro genitore putativo. Finalmente, la regina mise al mondo un quarto figlio la cui legittimità era indubbia. Alla morte del re i quattro figli entrarono in aperto contrasto circa il diritto di successione: i primi tre volevano essere i successori al trono perchè nati prima, il quarto invece sulla base della sua legittimità.

Non sapendo come risolvere il conflitto per la successione, i quattro si risolsero ad interpellare un anziano veterano del re defunto. Questi suggerì la seguente soluzione: una sorta di ordalìa in cui, disseppellito il corpo del re, ed appesolo per le braccia ad un albero, ciascun pretendente, armato di arco e freccia, dovesse eseguire un tiro. Quello che avesse colpito il cadavere più vicino al cuore sarebbe stato indubitabilmente il legittimo erede al trono.

Il primo colpì il cadavere del re nella mano destra; il secondo si avvicinò ancora di più, colpendolo alla bocca; il terzo infine riuscì a indirizzare la freccia direttamente nel cuore, ragion per cui riteneva ormai di aver vinto la sfida per la successione al trono. Venendo il turno del quarto figlio, questi, invece di incoccare la freccia all’arco, “scoppiò in pianto lamentoso, e con gli occhi pieni di lacrime, disse: ‘Povero padre mio, ho dunque vissuto per vedere il tuo corpo vittima di una empia gara? La tua stessa discendenza lacerare il tuo cadavere? Lontano da me colpire il tuo corpo venerando, vivo o morto’. Non aveva finito di pronunciare queste parole che i nobili del reame insieme a tutto il popolo lo elessero unanimemente al trono, scacciando per sempre i tre barbari disgraziati.

Il vero figlio legittimo, in pratica, dimostra la sua genuina discendenza dal re, e dunque il suo buon diritto, proprio per la pietà dimostrata nel non voler partecipare alla macabra gara, cui invece gli altri tre, proprio perchè illegittimi, non avevano avuto scrupoli ad assoggettarsi. Curioso osservare, aldilà della differente trama, che il meccanismo del “riconoscimento” del parente legittimo, in questa storia, è esattamente lo stesso riportato nella Bibbia con riferimento al proverbiale giudizio di Salomone: come il “vero” figlio del re rinuncia a colpirne il cadavere anche a rischio di vedersi escluso dalla successione al trono, la “vera madre” del bambino, nel racconto biblico, preferisce lasciare la sua creatura ad un’estranea piuttosto che vederlo fatto in due pezzi.

Il testo integrale della novella morale, in lingua inglese, è reperibile sulla pagina che riproduce per intero le Gesta Romanorum.

L’opera esaminata in questo articolo venne dipinta per l’anticamera del Palazzo di Giovan Maria Benintendi, in cui si accompagnava a tavole di altri grandi maestri attivi a Firenze: Franciabigio, Pontormo e Andrea del Sarto e si trova oggi alla Pinacoteca Reale di Dresda.

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Pubblicato il 16 gennaio 2013, in Opere d' arte con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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