Episodi dell’Inquisizione a Firenze

La storia dell’Inquisizione a Firenze è ben poco nota: ciò è dovuto al fatto che, in Toscana, i regnanti non permisero mai che il fanatismo religioso arrivasse agli eccessi che aveva raggiunto in altre parti dell’Europa. I Medici, infatti, che erano per tradizione banchieri, dunque persone pratiche e molto attente alle logiche del benessere di una città mercantile come Firenze, capivano benissimo che, per difendere la prosperità dell’economia e dei commerci toscani, era necessario che la gente vivesse in pace e libera dai terrori legati alla persecuzione dell’Inquisizione.

Peraltro, la lezione del periodo savonaroliano aveva “vaccinato” Firenze contro il rischio di ricadere nel fanatismo religioso. I Lorena, poi, successori dei Medici, portavano in dote il meglio della monarchia illuminata (non è un caso se il Granducato di Toscana fu il primo stato al mondo ad abolire la pena di morte), così che la Toscana non ebbe a patire particolarmente i rigori dell’Inquisizione.

Ciò non toglie che anche Firenze ebbe i suoi Inquisitori e vide alcuni episodi di procedimenti e condanne per eresia, anche se molto blandi rispetto alla generalità dei casi.

Simbolo dell'Inquisizione

Riproduzione a stampa del simbolo dell’Inquisizione: la croce nodosa in mezzo alla spada ed al ramo di olivo stavano sullo stendardo che procedeva alla testa del corteo di un Auto da fè

Si ricorda ad esempio come nel 1551, regnando il Granduca Cosimo I, ed essendo presenti in Firenze 3 commissari dell’Inquisizione (ovvero il Vicario dell’Arcivescovo, Antonio Altoviti, il prevosto Alessandro Strozzi e lo Spedalingo di Santa Maria Nuova), fu dato alla città un lugubre spettacolo che ricalcava gli Auto da fè (Atto di fede) spagnoli. La macabra processione consisteva di ventidue individui che portavano uno stendardo recante una croce nodosa in mezzo ad una spada e ad un ramo di olivo, con intorno le parole: “Exsurge Domine, iudica causam tuam” (parole tratte dal Salmo 73).

Alla testa della processione stava Bartolomeo Panciatichi, che era stato ambasciatore di Cosimo presso la corte di Francia: i ventidue erano vestiti con cappe e sambeniti adorni di croci (il sambenito è uno scapolare che veniva messo indosso agli eretici, ed era contrassegnato da croci rosse per gli eretici penitenti) e, condotti sino al Duomo, furono ivi benedetti mentre si bruciavano i loro libri. Alle stesse formalità vennero sottoposte privatamente, presso la chiesa di San Simone, alcune donne sospettate di aver aderito all’eresia oltramontana.

E’ lo stesso abate Pietro Tamburini, dalla cui Storia Generale dell’Inquisizione riporto i fatti sopra esposti, ad informarci di ulteriori vicende legate all’Inquisizione a Firenze. Domenico Lodovichi, che riceveva un vitalizio dallo stesso Cosimo I per “accudire alla letteratura”, ed era venuto a Firenze nel 1547 per dedicare al Granduca le sue traduzioni di Senofonte, fu condannato dall’Inquisizione, per aver tradotta e stampata a Firenze la Nicomediana di Calvino, ad abiurare pubblicamente con un libro appeso al collo e a dieci anni per aver trasgredito alle leggi in materia di stampe.

Cosimo I, tuttavia, fu nel complesso molto abile a mantenere in equilibrio il proprio potere personale di sovrano con le istanze della potente Inquisizione: capiva dopotutto, per dirla col Tamburini, che “la religione è il sostegno del trono”. Ecco perchè, da un lato, consentì all’aumento dei commissari dell’Inquisizione a Firenze da 3 a 4, su istanza del pontefice Paolo IV, ed anche al divieto di pubblicazione di libri degli eretici e degli ebrei (è del 1553 l’editto con il quale si proibisce sul territorio granducale la pubblicazione del Talmud e dei testi rabbinici); dall’altro, stette sempre attento a non lasciar tracimare l’Inquisizione dai confini prescritti ogni volta che questa aveva tentato di acquisire la giurisdizione su delitti che da sempre erano di competenza dei tribunali secolari.

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Pubblicato il 7 dicembre 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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