“Parer de’ Baronci”: la bruttezza per antonomasia

Deformità dei membri della famiglia Baronci

La stampa dell’Archivio Alinari descrive in maniera significativa la proverbiale bruttezza ovvero deformità dei memebri della famiglia Baronci, come descritti nella VI giornata del Decameron: la figura mostra infatti un individuo del tutto sproporzionato fisicamente

Nella celeberrima novella del Decameron (VI giornata, 10° novella), Frate Cipolla da Certaldo, per significare la singolare bruttezza della serva Nuta, cui il suo lezzo famiglio Guccio Imbratta sta facendo la corte, riporta un modo di dire molto in voga all’epoca a Firenze: “[Guccio Porco] veduto avea una fante così malfatta che parea essere de’Baronci“.

Appare evidente che il Boccaccio si riferisce ad una famiglia, i Baronci appunto, dei quali doveva essere nota per antonomasia la proverbiale bruttezza.

A riprova di questo luogo comune della Firenze medioevale, la famiglia dei Baronci è citata nel medesimo senso anche nelle novelle 5 e 6 della stessa giornata:

  • nella 5° novella, Panfilo, per mostrare che spesse volte grandi talenti sono celati sotto le spoglie di persone bruttissime, porta l’esempio del giurista Forese di Rabatta, del quale dice che “essendo di persona piccolo e sformato, con viso piatto e ricagnato, che a qualunque de’ Baronci più trasformato l’ebbe, sarebbe stato sozzo […]”.
  • nella 6° novella, un tale Michele Scalza, si cimenta nel dimostrare, per scommessa, che i Baronci sono la famiglia più antica del mondo. A questo scopo afferma che i Baronci furono creati quando Dio stava ancora imparando a dipingere, mentre tutti gli altri uomini vennero creati quando ormai aveva appreso quell’arte: infatti gli uomini hanno i visi ben fatti e proporzionati, mentre i Baronci hanno il viso lungo e stretto, oppure eccessivamente largo; alcuni di loro hanno il naso lungo e altri corto, alcuni hanno il mento sporgente verso l’alto e mascelle grandi come quelle di un asino; alcuni di loro hanno un occhio più grosso dell’altro e persino uno più basso dell’altro, proprio come avviene per i visi che disegnati dai bambini quando ancora non sanno disegnare. Dunque è ovvio che Dio li creò quando ancora stava imparando a dipingere, il che dimostra che sono i più antichi del mondo e, di conseguenza, i più nobili.

A livello storico, di questa famiglia sappiamo soltanto che, originaria della zona di San Casciano Val di Pesa, dove risultavano proprietari terrieri, si inurbarono a Firenze andando a vivere nel quartiere San Giovanni, quello del Battistero, e per la precisione nei pressi della chiesa di Santa Maria Maggiore. E’ molto probabile che la proverbiale bruttezza attribuita alla famiglia derivi dalla deformità anche di un solo membro della famiglia, che magari era molto noto perchè aveva ricoperto qualche importante carica repubblicana.

Quel che più stupisce, e trovo curioso, è che della famiglia dei Baronci non si trova quasi nessuna notizia, segno che non doveva essere particolarmente ragguardevole; e in effetti gli unici riscontri a questo che doveva essere modo di dire comunissimo all’epoca, si ritrovano soltanto nel Decameron.

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Pubblicato il 22 novembre 2012, in Proverbi, detti e modi di dire con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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