Guai finanziari e controversie giudiziarie di Filippo Lippi

Di scandali, problemi finanziari e liti giudiziarie fu certamente piena l’avventurosa vita di frate Filippo Lippi. A cominciare dalla clamorosa vicenda che lo vide, cappellano del Convento di Santa Margherita a Prato, scappare con una monaca di nome Lucrezia Buti e farci due figli, Filippino e Alessandra.

Autoritratto di Fra Filippo Lippi

Fra Filippo Lippi, pittore, in un autoritratto

Di sicuro la vita di Filippo fu già tribolata in amore, visto che all’epoca non era certo una situazione semplice quella di due religiosi fuggiti da un monastero che per di più mettevano al mondo due figli in barba al loro stato clericale. Eppure il celebre frate-pittore doveva essere veramente un personaggio fuori dagli schemi se è vero che, come ci riportano le cronache dell’epoca, nella sua vita ne fece e ne passò di tutti i colori, come vedremo subito appresso con alcuni esempi.

Nel 1450, ad esempio, Filippo Lippi si trova in causa con uno dei suoi discepoli, il pittore Giovanni di Francesco del Cervelliera, creditore di una cifra pari a 40 fiorini come compenso per le sue prestazioni di aiuto in bottega. Si racconta in proposito che, non avendo saldato la cifra pattuita, Filippo fu chiamato in giudizio: sembra che il Lippi tentasse di cavarsela esibendo una ricevuta di pagamento in cui aveva falsificato la firma dell’aiutante. La disputa venne quindi trasferita davanti al Vicario Arcivescovile di Firenze che, senza andar troppo per il sottile, interrogò entrambi sotto tortura, fino a che il Lippi non si ridusse a confessare la falsificazione e saldare il dovuto.

E’ a seguito di questa sua condotta riprovevole, ed annessa condanna, che la rettoria di San Quirico a Legnaia, beneficio ottenuto il 23 febbraio 1442 con bolla del Papa Eugenio IV, gli fu formalmente revocata nel 1455, sebbene gli fosse stata concessa “a vita”: la motivazione ufficiale fu che, nella sua veste di Rettore e Abate Commendatario, il Lippi era stato “poco sollecito nei suoi doveri”.

Nel 1451, un anno dopo la condanna dinanzi al Vicario di Firenze, FIlippo Lippi incappa in un altro processo, in cui fu imputato per aver fatto dipingere ai suoi aiutanti una tavola che il committente Antonio del Branca da Perugia aveva richiesto fosse espressamente dipinto dal maestro. In questo frangente il Tribunale di Mercatanzia lo manda assolto, visto che il prezzo pattuito di 70 fiorini gli viene comunque saldato.

Queste traversìe sembrano essere state il frutto non tanto della sregolatezza di vita di Filippo, quanto della sua continua mancanza di denari: nonostante avesse nel tempo più commissioni di quelle che poteva eseguire ed ottenesse ricchi benefici ed incarichi ecclesiastici, Filippo Lippi si trovava perennemente in condizioni economiche disagiate, almeno nella prima parte della sua vita. Sempre nel 1451 infatti, anno del secondo processo rammentato, Filippo Lippi risulta proprietario di una casa in via della Chiesa nei pressi del Carmine, segno che era riuscito ad accumulare qualche risparmio per comprarsi un’abitazione.

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Pubblicato il 1 novembre 2012, in Aneddoti e notizie storiche, Personaggi illustri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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