La simbologia delle “linee spezzate” nella chiesa di Santo Stefano al Ponte

La chiesa di Santo Stefano al Ponte, una delle più antiche ed illustri di Firenze, presenta una curiosa peculiarità, molto rara a trovarsi, sopratutto in Toscana.

Altare maggiore della chiesa di Santo Stefano al Ponte

Altare maggiore della chiesa di Santo Stefano al Ponte: l’arco che sovrasta l’altare maggiore è formato da sette “spezzate”, che approssimano il classico arco “a tutto sesto”

Oltre ad essere una delle chiese più insigni della Firenze antica, una di quelle che già esistevano all’interno della prima cerchia muraria, infatti, gli interni di Santo Stefano al Ponte presentano una caratteristica architettonica che a prima vista può passare inosservata, ma che risulta successivamente piuttosto inconsueta e notevole.

Si tratta delle “linee spezzate” di cui si parla nel titolo dell’articolo: gli interni dell’antichissima chiesa, infatti, furono completamente ristrutturati a cavallo fra il ‘500 ed il ‘600, e fu in quell’occasione che venne deciso di usare, al posto dei classici moduli architettonici circolari, moduli completamente basati su sequenze di “linee spezzate”.

Tanto per intenderci, dentro la chiesa non trovate un arco a tutto sesto “normale”, vale a dire un semicerchio, bensì soltanto la sua approssimazione disegnata con una sequenza di linee spezzate. Tipico esempio l’arco che sovrasta l’altare maggiore, costituito da sette linee spezzate.

L’intento dei costruttori era quello di proporre moduli che, tramite linee spezzate, approssimassero il cerchio: da un punto di vista geometrico infatti, un cerchio si può concepire come un poligono regolare in cui il numero di lati tende all’infinito. Il cerchio, dunque, da un punto di vista matematico, rappresenta un “caso limite” fra i poligoni regolari.

Cupola della chiesa di Santoi Stefano al Ponte

Cupola della chiesa di Santo Stefano al Ponte: il “lume” della struttura è costituito da un dodecaedro, poligono regolare con dodici facce

“Ma perchè tutto questo?”, vi starete certamente chiedendo. La scelta stilistica racchiude in sè, in effetti, un preciso sottinteso simbolico di natura teologica, perfettamente adatto all’ambiente al quale è applicato: la sequenza di spezzate che approssima il cerchio in maniera sempre migliore, al crescere del numero di facce, senza però poter mai arrivare a sovrapporsi perfettamente al cerchio, se non all’infinito, è metafora limpidissima degli sforzi del fedele che tende a farsi “imitazione di Cristo”. La tensione verso la perfezione del Cristo è un faro che guida il progresso spirituale del cristiano; tuttavia, da un punto di vista teologico, rimane un traguardo, per tornare alla metafora matematica espressa dai costruttori, “raggiungibile soltanto all’infinito”.

Detto in una battuta, il concetto espresso dalla trovata architettonica utilizzata in Santo Stefano in Ponte si traduce nel classico aforisma “la perfezione non è di questo mondo; cercare di raggiungerla, sì”.

Particolarmente scenografiche le aperture della cupola: in tal caso, la tradizionale forma circolare è sostitutita da un dodecaedro (poligono regolare a 12 facce), così come gli archi a tutto sesto sono rappresentati da semi-dodecaedri (una spezzata, come accennato sopra, di sette facce). Anche gli ocelli che si aprono nelle pareti sono modellati in forma di dodecaedri.

Se capitate all’Auditorium che ha sede nella chiesa oggi sconsacrata, per uno dei tanti concerti o mostre che vi organizzano, fateci caso, e divertitevi a scoprire nei dettagli tutte le manifestazioni di questa stupefacente simbologia matematico-mistico-architettonica.

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Pubblicato il 13 ottobre 2012, in Chiese ed edifici sacri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Molto interessante, con una rara attenzione verso particolari storicamente interessanti sia dal punto di visto architettonico sia dal punto di vista lleda alta cultura religiosa.

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