Le Murate, carcere e monastero

Complesso dell'ex-monastero delle Murate

Uno degli estrosi interventi di ristrutturazione e riqualificazione architettonica del complesso delle Murate, ex-monastero ed ex-carcere oggi divenuto punto di riktrovo della movida fiorentina.

Le Murate, che occupano un intero isolato compreso fra via Ghibellina e via dell’Agnolo, sono l’ex-complesso carcerario di Firenze, in uso fino all’inaugurazione del nuovo carcere di Sollicciano, completamente ristrutturato e riqualificato fino ad ospitare oggi numerose unità residenziali e commerciali, fra le quali un sacco di locali che ne fanno uno dei luoghi di svago e di ritrovo più gettonati di Firenze. Questo è ciò che praticamente tutti sanno delle Murate.

Quello che sanno in molti meno è il motivo per cui il complesso si chiama “le Murate”. Il motivo è che, prima di essere un luogo di divertimento alla moda ed anche prima di essere utilizzato come carcere, le Murate erano un monastero. Ma non un monastero qualunque, bensì il monastero delle religiose che si chiamavano appunto “le murate”.

Il nome derivava loro non da un semplice modo di dire, ma da un ben preciso dato di fatto: agli albori della loro congregazione, infatti, queste religiose, per offrire completamente la propria vita a Cristo con una condotta improntata al massimo della rinuncia ai piaceri ed alle seduzioni del secolo, vivevano rinchiuse (cioè, “murate” nel vero senso della parola), ciascuna per conto proprio, in minuscole cellette che sorgevano originariamente sull’antico ponte di Rubaconte (sostituito oggi dal moderno Ponte alle Grazie). Ne uscivano soltanto per assistere alle funzioni religiose collettive; anche i pasti venivano recati loro attraverso un’angusta feritoia.

Fu solo nel 1424 che, per motivi di sicurezza, legati alla precaria stabilità del ponte di Rubaconte di fronte alle frequenti piene dell’Arno, le religiose vennero trasferite nel complesso che da loro prende il nome. Il giorno 14 di dicembre, secondo le cronache, le religiose si spostarono processionalmente presso il monastero di via Ghibellina.

Approfondimenti (per chi vuole saperne di più)

Scendendo più in dettaglio, si apprende che la congrega delle Murate ebbe inizio da una certa Apollonia, pia donna in odore di santità che, nel 1390, spontaneamente ottenne di farsi murare in isolamento nella cosiddetta “Pila”, ossia uno dei pilastri che sorreggeva l’allora Ponte di Rubaconte. Il 17 ottobre del 1400 si unirono ad Apollonia altre 2 pie donne, Agata e Benedetta, che erano zia e nipote.

Alla data del 1413 le Murate erano già salite a tredici, ed il 25 novembre del medesimo anno professarono obbedienza ai monaci olivetani di Firenze. Grazie alle donazioni ed all’opera di pii sostenitori, le monache poterono usufruire di una chiesetta costruita a ridosso del ponte (dedicato alla Madonna delle Grazie), onde poter assistere alle funzioni sacre con il minimo di esposizione e di contatto con il mondo esterno.

Le piene dell’Arno nel frattempo minacciavano ogni anno la vita delle religiose; per questo motivo, l’abate benedettino Gomez si adoprò affinche le murate avessero una casa in via Ghibellina con una piccola chiesa. Da quel piccolo nucleo, il complesso si ingrandì fino alle dimensioni attuali, grazie alle donazioni di vari benefattori, fra le quali si ricorda quella ingentissima di Giovanni Amerigo de’ Benci, che spese del suo ben quarantamila scudi. L’ingrandimento risultava peraltro necessario visto che la grandissima fama di santità delle religiose incitava numerose fanciulle e donne di ogni età ad entrare nella pia congregazione.

La storia del complesso delle Murate come edificio religioso termina con l’ondata di soppressioni dei monasteri operata da Napoleone nel 1808, per tornare poi a vivere, trasformato in carcere, nel 1845.

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Pubblicato il 4 ottobre 2012, in Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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