Gli emblemi dei principi fiorentini: le imprese personali dei Medici dal tempietto del Santo Sepolcro

Il tempietto del Santo Sepolcro, collocato nella cappella annessa alla ex-chiesa di san Pancrazio è uno dei veri piccoli gioielli della storia dell’arte di Firenze, tanto più prezioso in quanto veramente poco noto ai più.

Impresa personale di Lorenzo il Magnifico

Impresa personale di Lorenzo il Magnifico: tre anelli col diamante, intrecciati secondo una disposizione triangolare

Ma, aldilà dell’intrinseco valore storico ed artistico, il tempietto presenta una curiosa particolarità della quale trovo interessante parlare: le pareti esterne del tempietto progettato da Leon Battista Alberti, infatti, sono adorne di motivi geometrici e simboli che stuzzicano la fantasia e spingono l’osservatore a chiedersi se dietro agli intrecci di linee disegnati dalle tarsìe marmoree non si celino significati reconditi.

In effetti, delle trenta formelle decorate che adornano il tempietto in cui è sepolto Giovanni Rucellai, quattro sono particolarmente significative. Rappresentano infatti le “imprese personali” dei più illustri membri della stirpe medicea.

Ora, tutti sanno benissimo che lo stemma della famiglia Medici è, seppure con variazioni nel numero, lo scudo con le palle dorate (è per questo che i seguaci della famiglia Medici si chiamavano “Palleschi”). Molto più rari coloro che sanno che ciascuno dei membri della famiglia, che ascendeva al governo della città, si dotava di un proprio “stemma personale”, i cui elementi rappresentavano simboli significativi delle rispettive vicende personali.

Così, l’impresa personale di Cosimo il Vecchio, detto Pater Patriae è costituito da tre piume che convergono al centro di un mazzocchio (il cerchio di feltro che costituiva parte integrante del tipico copricapo rinascimentale, e si poneva in capo a cingere la fronte) tempestato di pietre preziose. L’impresa di Cosimo si trova sulla parete nord del tempietto.

Quella di Piero il Gottoso, figlio di Cosimo, raffigura due piume infilate all’interno di un anello adorno di una grande pietra preziosa. La formella corrispondente si trova sulla parete ovest.

Quello del Magnifico Lorenzo, infine, raffigura tre anelli in tutto identici a quello che compare nell’impresa del padre Piero, intrecciati secondo una disposizione triangolare. L’arme personale del Magnifico si trova al centro della parete est.

Impresa personale di Cosimo il Vecchio

Impresa personale di Cosimo il Vecchio: raffigura tre piume che convergono in un “mazzocchio”

In realtà non c’è accordo unanime fra gli storici sulla effettiva attribuzione dei simboli citati: così, succede talvolta che alcuni studiosi attribuiscano l’impresa recante i tre anelli intrecciati a Cosimo ed il mazzocchio con le tre piume al Magnifico. Questi due simboli sono peraltro combinati fra loro a comporre la decorazione di una formella rotonda che adorna uno dei soffitti di Palazzo Rucellai. In effetti, una precisa attribuzione di ciascuna impresa risulta piuttosto ardua, visto che tali simboli non rappresentano stemmi esclusivi della famiglia Medici: i signori di Firenze infatti non facevano che adottare quale stemma personale complessi di simboli già in voga presso le varie corti italiane. Tipico è il caso dei tre anelli con diamante intrecciati, che sono stati usati come impresa araldica personale anche da membri della famiglia Visconti, dagli Sforza, dai Borromeo e dagli Este.

Difficila anche tentare di decifrare i significati allegorici attribuiti a ciascuna impresa personale: la lettura più lineare sembra proprio quella relativa ai tre anelli intrecciati, che dovrebbero rappresentare le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Quello che è sicuro è che, se questi simboli legati alla dinastia medicea si ritrovano sia sul tempietto in cui è sepolto il ricchissimo mercante Giovanni che nel palazzo di famiglia, i Rucellai dovevano avere ottime ragioni per essere riconoscenti ai signori di Firenze. In effetti la continua riproposizione figurativa delle imprese personali dei Medici sembra rappresentare una solenne attestazione di amicizia dei Rucellai nei confronti dei signori di Firenze: dal benvolere della famiglia che aveva in mano le sorti politiche della città dipendeva naturalmente la prosperità dei propri commerci, ed i Rucellai furono abili a conquistare e mantenere il favore e la stima dei principi di Firenze. Il rapporto di amicizia fra le due famiglie venne consolidato nel 1460, allorchè Bernardo Rucellai, figlio del mercante Giovanni, sposò Nannina dei Medici, sorella maggiore del Magnifico.

Impresa personale di Piero il Gottoso

Impresa personale di Piero il Gottoso: due piume inserite all’interno dell’anello col diamante

D’altra parte il fausto matrimonio non faceva che rafforzare un rapporto fra due potenti famiglie reso già solido dalla consonanza dei loro principali esponenti: i Rucellai, Bernardo primo fra tutti, erano infatti noti per il mecenatismo ed il favore riservato alla cultura ed all’arte, così come gli stessi Medici. Non è un caso se all’interno degli Orti Oricellari si riuniva un cenacolo di intellettuali e artisti che, sotto l’egida dei munifici protettori della famiglia Rucellai dettero vita all’Accademia Platonica di Firenze.

Per concludere, un accenno alla quarta formella significativa delle trenta che adornano il Tempietto del Santo Sepolcro: ho infatti parlato delle tre che sono pertinenza della famiglia Medici, ma ve n’è una quarta che rappresenta l’impresa personale di Giovanni Rucellai, colui che è sepolto nel sacello. Raffigura una vela spiegata con le sartìe sciolte al vento, e possiede con ogni probabilità un doppio significato: da un lato allude ai viaggi attraverso i quali la famiglia di mercanti dei Rucellai aveva prosperato; dall’altro rappresenta le sorti stesse della famiglia: la vela sciolta significa che la famiglia Rucellai viaggiava all’epoca “col vento in poppa”, vale a dire che gli affari andavano particolarmente bene.

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Pubblicato il 18 settembre 2012, in Firenze medicea con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Quante cose non sappiamo.. è bello leggere questi articoli. Complimenti per l’impegno 🙂

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