I principi di casa Medici pativano la gotta: il caso di Piero “il Gottoso”

Ritratto di Piero il Gottoso

Ritratto di Piero dei Medici, detto “il Gottoso”, dipinto dal Bronzino

Grande protagonista dell’articolo di oggi, relativo ad un aspetto poco conosciuto della vicenda medicea, è Piero figlio di Cosimo il Vecchio dei Medici. Certamente Piero ne avrebbe fatto a meno, di passare alla storia più per i suoi acciacchi che per le doti di politico, banchiere e diplomatico; nondimeno, chi abbia dedicato un briciolo di tempo allo studio del Principato rinascimentale di Firenze, sa che Piero viene immancabilmente ricordato sui libri di storia coll’appellativo di “Piero il Gottoso“.

Molti meno sanno invece che i fiorentini lo ricordarono a lungo con affetto, chiamandolo “Piero il Pio”, e che grande fu la costernazione del popolo in occasione del suo trapasso. A dispetto delle sue doti e delle sue qualità, tuttavia, è ricordato per la dolorosa malattia ai piedi di cui soffriva oppure, nel migliore dei casi, come padre del “Magnifico”. Ecco perchè, nel bene o nel male, trovo interessante dedicare un pezzo a questa figura di cui troppo poco è stata approfondita la personalità e lo spessore umano. Si tratta di un piccolo “risarcimento postumo”  a favore di un personaggio la cui fama è stata oscurata nei secoli dall’ingombrante memoria di suo padre (Cosimo il Vecchio) e di suo figlio (Lorenzo il Magnifico).

Dicevamo che Piero soffrì in vita di una forma acuta di gotta: si tratta di una patologia che colpisce i piedi e le articolazioni, facendoli gonfiare e dolere in maniera lancinante, talvolta riducend il malato a non poter camminare. E’ dovuta all’accumulo nei tessuti dell’urea, il prodotto di scarto del metabolismo della carne. Piero, così come molti dei suoi parenti e dei suoi contemporanei, vi andava soggetto a causa non solo della predisposizione genetica ereditata dagli avi, ma anche e soprattutto del frequente consumo di selvaggina, una carne il cui metabolismo rendeva particolarmente intensa l’uricemia.

Nelle sue forme più gravi, la gotta colpiva ad evidenza i membri delle classi più agiate: soltanto i membri delle famiglie ricche potevano infatti permettersi di mangiare la pregiata selvaggina, laddove il popolo minuto non aveva di solito nemmeno la possibilità di comprare carne di vitello o di maiale. In pratica, i poveri non si potevano permettere la carne, che sostituivano con i fagioli ed altri legumi, e quindi soffrivano ben di rado di gotta.

Sepoltura di Piero il Gottoso

Sepoltura di Piero dei Medici, detto “il Gottoso”, nella Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo. Il progetto della tomba è del Verrocchio

La gotta, quindi, per quanto tremenda, era dunque una “malattia da ricchi”, un vero e proprio sintomo del benessere economico della famiglia. Non molto diversamente da allora, accade oggi che l’obesità diffusa, malattia particolarmente nociva, sia indefettibile complemento della presenza di una società ricca e consumista.

I Medici, dunque, famiglia ricca per eccellenza, poteva permettersi sontuose battute di caccia nelle proprie sterminate tenute sparse per tutta la Toscana, tanto più che la caccia era all’ epoca il principale svago delle famiglie nobili. Testimone di questa passione dei Medici per la selvaggina è l’istituzione nel 1662 della famosa bandita di caccia del Barco Reale, un accesso del quale residua tutt’oggi nei pressi del Poggio alla Malva (Artimino), che si estendeva su tutto il Montalbano per una superficie di 4.000 ettari (40 kilometri quadrati!). Vi si cacciavano lepri, cinghiali, daini, cervi, fagiani, beccacce ed uccellagione varia. E si trattava soltanto della principale delle aree di caccia, che comprendevano anche il Mugello, il Chianti, la Maremma e via dicendo.

Tornando al nostro Piero dei Medici, l’esame autoptico delle sue spoglie mortali indica che la patologia di cui egli soffriva era per la precisione una forma di artrite. Il figlio di Cosimo soffriva a quanto pare, proprio come il padre, di colesterolo particolarmente alto.

Un approfondito esame paleo-patologico, eseguito sui resti mortali dei membri della famiglia Medici seppelliti nelle Cappelle Medicee, ha evidenziato due importanti capisaldi:

  • in primo luogo, che la “gotta” dei Medici era in realtà, in molti casi, una diversa patologia ricondicibile all’ambito delel malattie reumatiche: in pratica, in epoca medicea, i dottori finivano per classificare come “gotta” tutta una serie di patologie autonome, ma che presentavano sintomi in qualche modo simile;
  • in secondo luogo, che, oltre a Piero, soffrivano effettivamente di gotta numerosi esponenti di spicco della famiglia regnante di Firenze, fra i quali i Granduchi Cosimo I e Ferdinando I.

Per una panoramica completa sull’interessante esame paleopatologico effettuato sui membri della famiglia Medici, rimando al mio articolo intitolato “Gotta e altri malanni: le malattie reumatiche alla corte dei Medici”.

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Pubblicato il 11 agosto 2012, in Personaggi illustri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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