La lunga tradizione del vino a Firenze: le aziende vinicole familiari più longeve della Toscana

Veduta aerea del castello di Brolio

Veduta aerea del castello di Brolio, sede della tenuta vitivinicola della famiglia Ricasoli

La città di Firenze vanta indubitabilmente fra le aziende vitivinicole del proprio territorio una tradizione estremamente longeva, con singoli produttori che fanno i “vinattieri” (iscritti all’Arte dei Vinattieri, vuoi perchè lo producevano, vuoi perchè lo rivendevano) da decine di generazioni. Ci si imbatte non di rado in famiglie che, senza soluzione di continuità, si dedicano alla produzione del vino da mille anni o giù di lì.

Ecco perchè, per stuzzicare la curiosità dei lettori, mi pare oggi interessante proporre un piccolo approfondimento sulle aziende vinicole ancora in  attività più antiche di Firenze (e di conseguenza, direi, del mondo). Fra queste, come si vedrà, ci sono i più bei nomi del vino toscano, ossia una quantità di famiglie che, iniziando magari da umili origini, sono assurte nel tempo all’Olimpo delle famiglie nobili di Firenze.

A voler essere pignoli, bisognerebbe distinguere fra aziende vinicole, tutt’oggi in attività, che sono state gestite ininterrottamente dagli originari proprietari e quelle che, invece, pur se attive senza soluzione di continuità, hanno visto alternarsi alla guida proprietari diversi. Il primo caso è evidentemente più notevole, ad ogni modo verrà specificato quando opportuno se ci si trova nell’una o nell’altra fattispecie.

Cominciamo dunque dai nomi più in vista del mondo vinicolo fiorentino, ovvero l’artistocrazia del vino: i Marchesi Antinori. Dal sito delle Tenute Antinori si evince come la dinastia nobiliare vanti un rapporto ininterrotto con il vino lungo ben 26 generazioni: un documento dell’epoca attesta che il 19 di maggio 1385, Giovanni di Piero degli Antinori (residente nel Gonfalone del Nicchio, del popolo di San Giacomo nel quartiere di Santo Spirito) si iscrive all’Arte dei Vinattieri.

Fanno da contrappunto agli Antinori, e non poteva essere diversamente, gli altri “Marchesi del vino” di Firenze, ovvero gli acerrimi concorrenti Frescobaldi. Questi si fregiano di produrre ininterrottamente il vino sin dal 1300, quando Berto de’ Frescobaldi lascia in eredità ai figli le proprietà rurali tra cui “case, mulini, vigne, arboreti, poderi e terre spezzate”. Il vino prodotto in queste terre viene esportato nelle Fiandre e in Inghilterra, dove i Frescobaldi diventano i fornitori abituali di corte. Secondo questa ricostruzione, ben 30 sarebbero le generazioni di Frescobaldi che si sono alternate alla guida dell’attività di famiglia.

La famiglia Mazzei principia a svolgere attività vitivinicola nella zona di Carmignano, con il suo esponente ser Lapo (1350-1412) che, assieme al fratello Lionardo, dà impulso alla selezione e produzione del vino Chianti. Ser Lapo Mazzei è ricordato come “padre” della denominazione Chianti. Il primo utilizzo stori

Bottiglia di Chianti Classico Brolio

Chianti Classico Brolio, una delle principali etichette prodotte dall’azienda agricola Ricasoli

camente documentato della denominazione di vino “Chianti” risulta infatti da un suo documento autografo datato 16 dicembre 1398. La famiglia Mazzei possiede senza interruzioni dal 1435 la Tenuta di Fonterutoli, totalizzando la bellezza di 24 generazioni.

Il caso dei principi Guicciardini-Strozzi è di lettura un pò più difficoltosa: la Tenuta di Cusona, sede dell’azienda agricola di famiglia, produce vino sin dal lontano 994, ovvero da più di mille anni ininterrottamente. Il sito dei Guicciardini-Strozzi non specifica però con chiarezza se la tenuta, collocata nei dintorni di San Gimignano, sia stata gestita sin dall’inizio da membri della loro famiglia. In realtà, non c’è dubbio che la tenuta sia stata acquisita solo successivamente dai futuri principi: gli annali riportano che la proprietà di Cusona entrò nel patrimonio della famiglia Guicciardini (all’epoca non ancora imparentata con gli Strozzi), soltanto a seguito del matrimonio di Jacopo (1480-1552) e Girolamo (1497-1566) con, rispettivamente, Camilla e Costanza de’ Bardi che dal padre Agnolo, nel 1511, avevano ereditato i beni di famiglia, tra cui la tenuta in discorso.

Simile al precedente anche il caso della Tenuta di Verrazzano, nei pressi di Greve in Chianti: la famiglia dei Verrazzano, che prende il nome dall’omonimo castello avito, in cui nacque il celebre navigatore Giovanni da Verrazzano, vanta una storia vinicola che risale addirittura al 1150. In un documento risalente a quell’anno, rinvenuto presso l’archivio della Badia di Passignano, si fa già menzione dei vigneti di Verrazzano. Quella di Verrazzano è dunque in assoluto una delle aziende vitivinicole più longeve della storia, tuttavia non sono stati i fondatori a traghettarla fino a noi: la casata dei Verrazzano si estingue nel 1819. La Tenuta entra quindi in possesso della famiglia Ridolfi prima, e, nel 1958 della famiglia Cappellini.

E veniamo, dulcis in fundo, ai Ricasoli, la cui Tenuta presso il castello di Brolio produce vino sin dal lontano 1141, anno in cui la famiglia entra in possesso della celebre proprietà chiantigiana resa celebre dal “Barone di Ferro” Bettino Ricasoli. Guidata dal 1993 da Francesco, 32° Barone di Brolio, l’azienda vinicola Ricasoli è in assoluto la seconda più longeva attività di famiglia ancora in attività in Italia, e la prima per quanto concerne il settore della produzione del vino (almeno fra le aziende ancora in mano alla famiglia fondatrice). Questi i dati che risultano dallo studio svolto dalla testata americana Family Business che si occupa specificamente delle aziende di famiglia.

Direi quindi, alla maniera degli angolofoni, che, in fin della fiera, “the winner is: Azienda Agricola Ricasoli“.

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Pubblicato il 8 agosto 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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