Il primo motore a scoppio della storia, fabbricato al Pignone

Esemplare del motore a scoppio di Barsanti e Matteucci

Esemplare del motore a scoppio di Barsanti e Matteucci impiegato presso le Officine della Stazione Ferroviaria Maria Antonia

La curiosità di oggi ha come protagonista la fabbrica che, senza ombra di dubbio, risulta la più importante di Firenze: sto parlando della Nuovo Pignone che, agli albori della sua storia, nel corso dell’Ottocento, si chiamava soltanto “Fonderia del Pignone” e si trovava ancora nella sua collocazione originaria nei pressi di Porta San Frediano, appena fuori dalle mura.

Oltre che prima e indiscussa “gloria” della storia produttiva industriale di Firenze, il Pignone vanta un record di assoluta eccellenza, solitamente sconosciuto agli stessi fiorentini: difficilmente infatti, si trova chi sappia che il primo motore a scoppio della storia fu assemblato proprio nella famosa fabbrica meccanica di Firenze.

A dire il vero, è poco risaputo anche il fatto che, ad inventare il motore a scoppio come ancora oggi noi lo conosciamo, furono due “toscani Doc”, ovvero padre Eugenio Barsanti (di Pietrasanta) e Felice Matteucci (di Capannori).

Il fatto che l’innovazione che così grande peso avrebbe avuto sulle modalità di locomozione, avvenisse presso la Fonderia del Pignone, indica di per sè il grado di eccellenza tecnica cui era pervenuta l’industria meccanica fondata da Pasquale Benini.

La realizzazione della straordinaria innovazione tecnica risale al 1856: ecco perchè, nonostante perduri in una notevole parte della letteratura in merito, l’attribuzione dell’invenzione a Etienne Lenoir o ad August Otto, è appurato storicamente che la priorità temporale e dunque la paternità della scoperta spetta ai due ingegneri toscani. Il motore di Lenoir risale infatti al 1862, mentre quello di Otto addirittura al 1874.

Al Pignone, i due scienziati realizzano un motore a due cilindri con una potenza di cinque cavalli vapore, che aveva il vantaggio di sfruttare ingegnosamente il moto di ritorno del pistone prodotto dal raffreddamento del gas invece che la spinta dello scoppio, principio che lo differenziava appunto dal modello di Lenoir e gli consentiva un rendimento cinque volte più elevato.

Francobollo commemorativo dell'invenzione del motore a scoppio da parte di Barsanti e Matteucci

Francobollo commemorativo dell’invenzione del motore a scoppio da parte di Barsanti e Matteucci, emesso in occasione del 150° anniversario della scoperta

Non solo il motore a scoppio viene per la prima volta assemblato a Firenze, ma sempre nella città granducale viene implementata la sua prima applicazione pratica: l’invenzione di Barsanti e Matteuci viene infatti usata nel 1856 nelle Officine della Stazione Ferroviaria Maria Antonia (l’attuale Santa Maria Novella) per azionare un trapano ed una cesoia.

Interessante notare, per inciso, come, dopo 150 anni dall’invenzione dei due ingengneri toscani, le auto moderne funzionano con un motore a scoppio pressochè identico a quello ottocentesco: migliorato certamente nei rendimenti e nella manutenzione, ma sostanzialmente immutato dal punto di vista tecnico. Questo per dire che il settore auto, col suo bel fardello di inquinamento sistematico, non accenna a smuoversi dagli usuali paradigmi di generazione della locomozione. E Firenze ne sa qualcosa, considerato che, in proporzione, è in assoluto una delle città d’Italia con l’aria più inquinata.

Curiosità nella curiosità, il primo prototipo inventato da padre Eugenio Barsanti, funzionava non con combustibili fossili, ma ad idrogeno. Ed è stupefacente notare come l’ignegnoso principio di utilizzare questo gas nobile, sia stato solo in questi ultimi anni timidamente riscoperto, dopo aver obliato per più di un secolo ciò che, sin dall’inizio, era stato proposto dal padre scolopio.

Proprio per sottolineare il fatto che il primo motore a scoppio già adottava una soluzione presentata 150 anni dopo come “rivoluzionaria”, mentre aveva già lunghissimo corso storico, il Comitato per le manifestazioni in onore di Barsanti e Matteucci ha organizzato il 4 e 5 aprile 2003 un convegno dal titolo “Dall’idrogeno all’idrogeno“, tenutosi a Lucca presso il Complesso Monumentale San Micheletto (in cui ha sede la Fondazione Barsanti e Matteucci), in ricordo del 150° anniversario dell’ anno (il 1853) in cui i due scienziati lucchesi depositarono presso l’Accademia dei Georgofili una memoria in cui illustravano il funzionamento del motore che utilizza la combustione interna dei gas per produrre forza motrice.

Molto interessante da consultare, per appofondire le modalità di funzionamento del congegno messo a punto da Barsanti e Matteucci, oltre che per visionare i documenti relativi, è l’apposita sezione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”

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Pubblicato il 3 luglio 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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