“Andreino degli Impiccati” e i ritratti d’infamia

Quella di oggi è una doppia curiosità, che ha come protagonisti due dei più valenti pittori che mai la città di Firenze abbia avuto nel corso della sua storia, entrambi di nome Andrea, ovvero Andrea dal Castagno e Andrea del Sarto.

Immagine d'epoca del Palazzo del Podestà o Bargello

Immagine d’epoca del Palazzo del Podestà o Bargello: sulla facciata principale venivano eseguiti i ritratti degli “appiccati”

Prima di entrare però nel vivo delle vicenda che coinvolge i due meravigliosi artisti rinascimentali bisogna far precedere a mo’ di introduzione la prima delle curiosità premesse. Sto parlando dell’usanza che vi era in Firenze (e non solo) di far ritrarre i traditori, i ribelli ovvero i criminali latitanti sulle facciate dei principali palazzi del governo cittadino.

Si deve infatti pensare che, per molti secoli, fino all’invenzione della fotografia, queste pitture murali eseguite su commissione delle autorità cittadine rappresentavano quelle che potrebbero essere le odierne “foto segnaletiche”. Anche se non ci si pensa spesso, quando non esistevano mezzi digitali o analogici di riproduzione delle immagini, nè documenti di identità come oggi, la pittura o il disegno rappresentavano in effetti l’unico modo di identificare un fuggiasco o un individuo che si era dato altrimenti alla macchia.

Questa sorta di “ritratti d’infamia” serviva naturalmente anche come pubblico biasimo per coloro che, latitanti, rimanevano quantomeno condannati in effigie; le immagini erano dipinte sulle facciate dei palazzi più in vista del governo cittadino proprio perchè lo status di fuggiasco dell’effigiato fosse conosciuto da quanta più gente possibile: se rientravano in città, erano qundi pressochè sicuri di essere riconosciuti ed arrestati.

La seconda curiosità dipende dal fatto che i ritratti dei fuggiaschi dovevano essere quanto più somiglianti possibile all’originale, in modo che fosse più facile riconoscerli per chi li avesse visti. Ecco il motivo per cui le autorità si affidavano, per questo che pure era un lavoro piuttosto vile (simile sotto certi aspetti a quello del boia), ai più grandi maestri dell’arte.

Fu così che, nel 1434, Cosimo il Vecchio, rientrato a Firenze e preso il potere, bandì come ribelli i suoi avversari (Albizzi, Peruzzi e Strozzi) e commissionò i ritratti d’infamia nientemeno che ad Andrea del Castagno, che in tale occasione si guadagnò l’appellativo di “Andreino degli Impiccati”, nomignolo che, suo malgrado, gli restò appiccicato tutta la vita, come testimonia il Vasari nelle sue Vite. Il particolare nomignolo derivava dal fatto che, quale anticipo di pena, ovvero come “pena virtuale”, i traditori o i ribelli venivano dipinti “appiccati”, di solito per un piede o in modo simile: questo perchè, se arrestati, l’impiccagione era la condanna che spettava loro.

Lo stesso Vasari riporta che l’eccellente pittore Andrea del Sarto fu commissionato di dipingere sulla facciata del palazzo del Podestà ed in piazza nella facciata del Mercato Vecchio, alcuni capitani che, al momento dell’assedio di Firenze da parte delle truppe imperiali, erano fuggiti con le paghe, oltre ad alcuni cittadini fuggiti e dichiarati ribelli. Egli accettò l’incarico ma, memore dello spiacevole nomignolo affibbiato ad Andrea del Castagno, decise, per non aquistare anche lui il cognome “degli Impiccati”, di far sapere a tutti che li avrebbe fatti eseguire ad un suo allievo, Bernardo del Buda.

Invece, costruita la turata (l’impalcatura che serviva a coprire l’opera fino al termine), egli stesso vi entrava e vi usciva nottetempo, in modo che terminò di sua mano il lavoro con la consueta maestrìa senza che nessuno se ne accorgesse.

Fra gli appiccati dipinti da Andrea del Castagno e quelli ritratti da Andrea del Sarto, ci fu tempo, nel 1478, per un’altra “mandata” di ritratti d’infamia: nel 1478, a seguito della famosissima congiura dei Pazzi, la famiglia de’ Medici fece impiccare in effigie i congiurati fuggiti alla cattura.

Per quanto fossero pitture infamanti, dunque, questi “identikit” ante litteram risultavano essere comunque opere di altissimo livello artistico. Tuttavia, non sono arrivate fino a noi, dato che col tempo, venuto meno il motivo dell’ostensione delle varie figure (o perchè si catturavano i fuggiaschi, o perchè morivano o perchè venivano perdonati), erano cancellate o scrostate dai muri.

Così, i congiurati ritratti nel 1478, che avevano attentato alla vita del Magnifico e del fratello Giuliano, vennero disfatti già nel 1480 per volere del papa Sisto IV che, nel trattare la pace con i fiorentini pretese l’eliminazione di quelle figure infamanti che ritraevano, fra gli altri, suo nipote Girolamo Riario, Francesco Salviati Arcivescovo di Pisa ed il prete Stefano da Bagnone rettore di san Procolo.

Le figure degli appiccati dipinte da Andrea del Sarto furono invece a detta del Vasari, ricoperte di bianco perchè non si vedessero, già molti anni prima che lui ne scrivesse: dunque pochi anni dopo che erano state dipinte.

Quelli dipinti da “Andreino degli Impiccati”, ossia i più antichi fra quelli rammentati, furono cancellati a seguito della cacciata da Firenze dei Medici nel 1494: dopo l’espulsione di Piero figlio del Magnifico, i cittadini di Firenze volevano in questo modo riabilitare, in spregio alla tirannide medicea, quegli antichi e fieri oppositori della casata caduta (momentaneamente) in disgrazia.

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Pubblicato il 22 giugno 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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