Michelangelo fuggiasco dopo l’ assedio di Firenze

Il quadro storico per la curiosità di oggi è il famoso assedio che la città di Firenze subì negli anni 1529-1530, ad opera delle truppe imperiali di Carlo V. Dopo il celeberrimo saccheggio di Roma del 1527, le truppe imperiali si spostano a nord, per riconquistare la Repubblica fiorentina al principato mediceo, ed in particolare ad Alessandro de’ Medici, che si suppone essere stato figlio bastardo dell’ allora papa Clemente VII.

L’ assedio di Firenze si configura come uno degli eventi-simbolo della storia gigliata: in particolare, rappresenta la fine della Repubblica ed il sopravvento della tirannide medicea, che da allora sarà ininterrotta. Questo avvenimento è denso di significati per i numerosi accadimenti che vi sono collegati: non solo l’ avvento al principato di Alessandro il Moro, ultimo discendente in linea reatta del ramo principale della famiglia Medici, ma anche la distruzione da parte dei fiorentini di tutti gli edifici posti nei dintorni delle mura, in modo che i nemici non potessero avvantaggiarsene nel corso dell’ assedio. Anche l’ inizio del tradizionale torneo di calcio fiorentino in Santa Croce affonda le sue radici in questo epico avvenimento.

Il campanile della chiesa di San Niccolò Oltrarno

Il campanile della chiesa di San Niccolò Oltrarno: presunto rifugio di Michelangelo dopo l’ assedio di Firenze

Quello che più ci interessa in questo frangente, però, è il ruolo svolto da Michelangelo Buonarroti sulle sorti dello scontro fra truppe repubblicane ed imperiali. Il grande artista fu infatti incaricato di fortificare e di munire di bastioni e contrafforti la città in vista dell’ assedio che si stava per avvicinare, ed è in questa veste di architetto militare che egli si recò a studiare le fortificazioni erculee di Ferrara e si occupò di munire di bastioni il colle di San Miniato, primo baluardo contro gli imperiali accampati sul prospiciente colle di Giramonte.

Come finì è storia: Firenze, oppressa dalla fame e dalla pestilenza (sembra che lo stesso padre suo Buonarroto morì nel corso di quella epidemia) cede al nemico, impegnandosi a versare una cifra enorme (80.000 fiorini d’ oro) e a ricevere come principe Alessandro de’ Medici, che sarà il primo Duca di di Toscana. In cambio, Firenze ottiene che le truppe imperiali non entrino in città, evitando così il saccheggio, la possibilità di non sciogliere la milizia repubblicana ed il mantenimento di una parvenza di ordine repubblicano, seppure meramente nominale.

Michelangelo, quale principale artefice della difesa della città, vide bene,  nei primi momenti dopo la conquista di Firenze, di “darsi alla macchia”, ovvero starsene fuggiasco e nascosto per paura della vendetta dei Medici contro chi aveva osato resistere al loro rientro. Dove stesse nascosto Michelangelo dopo la presa di Firenze è tuttavia argomento controverso: probabilmente, nei primi mesi successivi alla presa del potere da parte di Alessandro, preferì per maggiore sicurezza passare da un posto all’ altro.

Così, a quanto si narra, mentre gli sgherri del principe mettevano a soqquadro la sua abitazione di via Mozza, nei pressi del Ponte di Rubaconte, per trovare indizi su dove si trovasse, sembra che Michelangelo passasse prima in casa di un amico fidato, e poi nella cella campanaria della chiesa di San Niccolò Oltrarno (o come vogliono altri, in un piccolo locale alla base del campanile).

La notizia più sicura, aldilà della tradizione, ed avvalorata da una sensazionale scoperta del 1975, è la sua permanenza di circa due mesi in un nascondiglio sotterraneo alle spalle della basilica di San Lorenzo, proprio al di sotto delle Cappelle Medicee nella cui realizzazione l’ artista ebbe parte notevole.

E’ solo nel 1975, infatti, che viene casualmente riscoperta, nel corso dei lavori sotto il piano stradale per la realizzazione di uscite di sicurezza delle Cappelle Medicee, una camera segreta sotterranea, cui si accede dalla Sagrestia tramite ripide scalette che conducono a questo ambiente nascosto, in cui il Buonarroti ebbe ricovero grazie all’ amicizia del Priore di san Lorenzo.

In questo spazio angusto e male illuminato Michelangelo ebbe il suo soggiorno forzato proprio per sfuggire alla rivalsa medicea: per passare il tempo nelle lunghe ore sotto terra, l’ artista aveva con sè fogli da disegno in cui poter esercitare la sua arte. A quanto sembra però, questi fogli finirono prima della fine della sua cattività, ed è per questo che Michelangelo iniziò a schizzare le sue figure utilizzando ogni centimetro di parete disponibile come foglio da disegno.

Sono proprio i fittissimi disegni e schizzi anatomici realizzati col carboncino a testimoniare della permanenza di Michelangelo in questo luogo segreto, e della sua irrefrenabile necessità di attendere alla sua arte anche nel mezzo di una situazione assai pericolosa che gli faceva temere della vita. E’ grazie alla sua maestrìa se ottenne successivamente il perdono, grazie ai buoni uffici del Papa che, per ottenerne i divini servigi, era ben disposto a perdonargli non una ma mille volte.

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Pubblicato il 20 maggio 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Gentile Alessandro

    leggo sempre con grande interesse i suoi post che danno di Firenze una visione più segreta, più intima. Grazie e complimenti
    Ivana

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