Il “Ciclo degli Uomini illustri” di Andrea del castagno

Ricostruzione del Ciclo degli Uomini Illustri

Ricostruzione del Ciclo degli Uomini Illustri affrescato da Andrea del Castagno nella Villa Carducci-Pandolfini di Legnaia.

Il tema di oggi è il famosissimo ciclo di affreschi dedicato agli “Uomini illustri”, che qualsiasi libro di storia dell’ arte riporta come una delle principali opere realizzate da Andrea del Castagno. Se questo non vi dice niente, pensate alla celeberrima rappresentazione del condottiero Pippo Sano, che si trova fra le figure affrescate.

Molti ricorderanno certamente questi affreschi, ma dove si trovano? E quali sono le incredibili vicende legate alla loro storia?

Gli affreschi realizzati da Andrea del Castagno, vengono dipinti per la Villa Carducci-Pandolfini, in quel di Legnaia, antico borgo suburbano che sorge nell’ Oltrarno fra Firenze e Scandicci.

Il Vasari, nella Vita di Andrea del Castagno, scritta nel 1550, annotava che l’ artista aveva dipinto “molti uomini illustri e delle Sibille“, in una sala della villa di Legnaia per Pandolfo Pandolfini. Come succede non di rado, il Vasari è però piuttosto impreciso nelle notizie che riporta: la villa di Legnaia fu infatti acquistata nel 1475 da Jacopo Pandolfini, quando Andrea del Castagno e Pandolfo erano già morti.

Figura di Eva dalla Sala degli Uomini Illustri di Legnaia

La figura di Eva è l' unica, tra quelle ancora in loco nella Sala degli Uomini Illustri della Villa Pandolfini-Carducci di Legnaia, ad essere ancora visibile nella sua interezza.

I dipinti furono eseguiti sicuramente per la famiglia Carducci, probabilmente per Andrea di Niccolò Carducci, attorno al 1445-1450, che era all’ epoca proprietario del complesso. Lo stemma dei Pandolfini nella Sala degli Uomini Illustri sarebbe in pratica stato apposto solo successivamente all’ acquisto della villa, quando i dipinti erano già in loco.

Ristrutturata e modificata numerose volte nel corso dei secoli, la villa si ridusse a semplice casa colonia prima che, nell’ ‘800, venisse venduta alla Società Hoffman, che installò nel complesso delle fornaci per la cottura dei mattoni. Il salone, in particolare, fu “ridotto a quartieri”, ossia diviso in due piani ed in diverse stanze.

Fu solo nel 1847 che i curatori della prima edizione delle Vite del Vasari edite da Le Monnier, decisero di verificare la veridicità delle affermazioni del Vasari circa gli affreschi di Andrea del Castagno eseguiti in questa villa, e, sotto la vernice bianca, videro emergere i meravigliosi affreschi del pittore fiorentino.

Dal momento della loro “riscoperta”, ebbero tuttavia vita alquanto tribolata: nel 1851, rimosse dalle pareti e riportate su tela ad opera di Giovanni Rizzoli, le figure degli Uomini Illustri e delle Tre donne famose furono vendute dal Marchese Trivulzio al Granducato di Toscana per duemila scudi. Il complesso di affreschi approdò quindi presso il Cenacolo di Santa Apollonia.

Affreschi di Andrea del Castagno ancora in loco nella sala di Villa Pandolfini-Carducci di Legnaia

Affreschi di Andrea del Castagno ancora in loco nella sala di Villa Pandolfini-Carducci di Legnaia: a sinistra la figura di Eva, a destra quella di Adamo, ed al centro, sopra la porta, la Madonna col Bambino incorniciata dal baldacchino.

Fu solo nel 1948 che Mario Salmi propose al Comitato che organizzava la mostra della Casa Italiana a Palazzo Strozzi di eseguire alcuni saggi esplorativi nella sala della ex-Villa Carducci; la proposta era giustificata dal ritrovamento di tracce di un fregio con puttini e di altri motivi architettonici affrescati.

Il risultato finale fu il recupero degli affreschi di Andrea del Castagno che decoravano la sala, nel loro insieme, dato che sulla parete di destra si scoprì un gruppo con la Madonna e Bambino sotto un baldacchino sorretto da due angeli reggi-cortina, e che ai due lati furono trovate altre due figure, quelle di Adamo ed Eva.

L’ operazione di scopertura delle pareti della sala ha permesso non solo di rivedere tutte le figure nel loro insieme, dato che lo strappo operato nell’ Ottocento aveva lasciato tracce di colore così evidenti da risultare quasi dei duplicati delle figure asportate, ma anche di riportare alla luce tutti i particolari dei fregi architettonici che incorniciavano le singole figure, facendone un tutto organico.

Le figure rimosse nell’ Ottocento, oltre ai frammenti donati dai proprietari nel tempo, sono infine approdati agli Uffizi, e collocati nel quartiere di San Pier Scheraggio. Residuano invece in loco, oltre alle tracce delle figure asportate e delle architetture dipinte, la figura intera di Eva ed un Adamo invece conservato solo dalla vita in giù.

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Pubblicato il 6 aprile 2012, in Opere d' arte con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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