Tre burle del Piovano Arlotto dipinte dal Volterrano

Le più interessanti trasposizioni figurative di alcune delle burle e facezie del famoso Piovano Arlotto, della chiesa di San Cresci a Macioli presso Vaglia, sono quelle dipinte dal Volterrano.

La prima burla ritratta dal Volterrano è quella celeberrima della botte, dipinta per Francesco Parrocchiani: si narra che, invitato a tavola da una combriccola di amici, il Piovano fosse stato richiesto dal padrone di casa di scendere in cantina a spillare una caraffa di vino dalla botte, visto che quello che era in tavola era finito.

Burla della botte del Piovano Arlotto, dipinta dal Volterrano

Burla della botte del Piovano Arlotto, dipinta dal Volterrano

Il Piovano, pur noiato oltre ogni dire di dover far quella fatica, lui già avanti con gli anni, quando alla tavola sedevano fior di giovanotti, decise da burlone che era di far buon viso a cattivo gioco. Una volta risalito dalla cantina alla mensa con la caraffa in mano, con volto serio si rivolse al padrone medesimo, dicendogli di sbrigarsi ad andare lui medesimo in cantina, visto che aveva dimenticato la botte aperta.

Il quadro del Volterrano immortala proprio la scena in cui il padrone di casa, ricevuta la notizia dal Piovano, travolge la sedia per fiondarsi in cantina, scornato lui stesso laddove pensava di burlarsi dell’ ecclesiastico.

Venuto a conoscenza del dipinto il cardinale Giovan Carlo de’ Medici, principe di Toscana, egli volle che il Volterrano ne dipingesse due altri sullo stesso tema delle burle del Piovano: e si dilettava a tenerlo a dipingere in sua presenza, nella sua camera, nelle ore in cui, per sua indisposizione, non poteva attendere ai propri negozi.

Si fece dunque dipingere la burla del Piovano all’ Osteria della Consuma, e quella del lastrone posto addosso a ser Ventura ammalato.

Nella prima, il Piovano arriva una sera di burrasca in un’ Osteria sulla Consuma, bagnato fradicio di ritorno da un viaggio, e vorrebbe asciugarsi al fuoco che crepita nel caminetto della locanda: ma la cosa gli è impedita dalla folla di villici accalcati davanti al fuoco a scaldarsi. Si mette allora tutto crucciato a parlare con l’ Oste, mostrandogli un sacchetto bucato e raccontando che gli erano usciti da quello, per strada, gran quantità di denari che, per il buio, non era riuscito a ritrovare. I villani, che avevano ascoltato con attenzione, ingolositi dai denari persi, iniziarono ad uscire dalla locanda alla spicciolata, provvisti di torce. Con questa burla potè il Piovano rimanere l’ unico a godersi indisturbato il fuoco dell0 Osteria.

Nella seconda, si rappresenta la vicenda in cui un prete del paese del Piovano, di nome ser Ventura, trema per il freddo della febbre; dopo essersi coperto con quanti panni c’ erano in casa, e financo con la gonnella della serva, continua a dolersi aspramente che i suoi aiutanti lo lasciano morire dal freddo e domanda nuova coperta. Al che il Piovano Arlotto, con l’ aiuto di alcuni contadini, sradica un certo lastrone ch’ era sull’ aia e glielo pone addosso, chiedendo a ser Ventura se così era vestito abbastanza pesante.

Questi due quadri dipinti per il principe passarono, alla morte di lui, nelle mani del Gentiluomo fiorentino Lorenzo Lanfredini.

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Pubblicato il 28 marzo 2012, in Opere d' arte con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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