Il Duca di Atene a Firenze? Ascesa e caduta di un tiranno

La cacciata del Duca di Atene

Stefano Ussi, La cacciata del Duca d'Atene, 1859-1861, Roma Galleria nazionale d'arte moderna

Mitologica, anche se in senso negativo, divenne a Firenze la vicenda del “Duca di Atene”, che governò la città ma ne fu cacciato ignominiosamente nel 1343 come tiranno perfido e brutale.

Il motivo per cui gli dedico questo articolo è la curiosità e la stravaganza del titolo nobiliare con cui è passato alla storia: ciascuno si chiederà infatti cosa ci possa mai entrare alla metà del ‘300 un Duca di Atene con le faccende della Repubblica fiorentina.

Per farla breve, e prima di entrare nei dettagli, svelo l’ arcano a favore di quanti avessero poco tempo da dedicare alla lettura: il cosiddetto “Duca di Atene” era tale solo nominalmente, e manteneva il titolo soltanto per ostentazione vanagloria, quando ormai era rimasto duca d’ un fico secco. Segno evidente di quella superbia che lo avrebbe portato a rovinosa conclusione nell’ ambito delle vicende della Repubblica fiorentina.

Era una specie di “Giovanni Senzaterra” con molta fame di signoria, grande superbia ed eccellenti quarti di nobiltà: ma possedimenti pochi o nulli.

Figlio di Gualtieri di Brienne V, signore di Brienne-le-Chateau, nonché duca di Atene, dovette fuggire ancora bambino con la madre dalla città di Atene a seguito della decapitazione di suo padre avvenuta nel 1311 per una sollevazione della nobiltà greca. Quando nel 1331 organizzò una spedizione per riprendere agli aragonesi il Ducato di Atene, non soltanto non ci riuscì, ma perse nell’ impresa il suo unico figlio.

E pensare che i fiorentini, ce l’ avevano voluto loro come podestà il Duca di Atene: a causa delle faide interne fra Guelfi e Ghibellini volevano infatti affidare per un anno (dal 1342) il governo della città ad un podestà, a patto che fosse, come Gualtieri, straniero e quindi estraneo agli interessi di parte.

A dire il vero, molti storici hanno rivalutato nel tempo la qualità del governo del Duca di Atene a Firenze: le sue misure di rigore fiscale furono molto efficaci per il risanamento della finanza fiorentina messa in ginocchio dalla guerra con i Pisani e dal fallimento dei Bardi e dei Peruzzi. Fecero però infuriare i magnati di Firenze, e questo fece girare a suo sfavore la ruota della fortuna. Dopodichè, come accade di solito, la storia la scrivono i vincitori, e così il Duca di Atene divenne nell’ immaginario collettivo il “tiranno” per antonomasia, e la sua cacciata un mito fondante della Repubblica fiorentina.

Detto questo, mi piace qui osservare che, in pratica, e molto curiosamente, la vicenda del Duca di Atene si può assimilare per molti versi a quella dell’ attuale Presidente del Consiglio Monti: nel mezzo di una catastrofica crisi finanziaria, arriva il risanatore della finanza pubblica, che fa infuriare tutti. La diversità di epilogo delle due vicende (il Duca cacciato come tiranno, Monti acclamato come salvatore della patria) dipende forse, sia detto per inciso, dal fatto che, mentre il Duca di Atene aveva imposto estimi e prestanze forzose ai cittadini più ricchi, il buon Monti ha visto bene di andare a pescare, di preferenza, nelle tasche dei “soliti” piccoli contribuenti che vengono bastonati ad ogni giro.

Per tornare a Gualtieri di Brienne rammento che al periodo della tirannide del Duca di Atene molti storici fanno risalire l’ istituzione di quelle compagnie goliardiche chiamate Potenze Festeggianti.

Gia cacciato da Firenze il tiranno, nel 1344 fu emanata una riforma con la quale si poneva sulla testa del Duca di Atene una taglia di 10.000 fiorini d’ oro. Allo stesso tempo si ordinò che nel Palazzo del Potestà, come era uso nei confronti dei traditori e dei latitanti, venissero effigiati di mano del Giottino, a perpetua infamia, il duca ed i principali consiglieri delle sue scelleratezze, ovvero Cerrettieri Visdomini, Ranieri da SanGimignano e suo fratello Giotto, Guglielmo e Gabriele d’ Assisi e Meliaduso d’ Ascoli; e sotto ai ritratti di ciascuno furono poste scritte infamanti in versi.

Stemma del Duca di Atene

Stemma del Duca di Atene in via de' Calzaioli: leone rampante a due code. L' iscrizione sotto lo stemma ricorda la mala ambizione di un partigiano del Duca, Cerrettieri Visdomini

Nel marzo del 1345 si deliberò quindi che gli atti dei suoi vicari si dessero alle fiamme e, nel 1347, come già erano stati scalpellati e cancellati gli stemmi ducali (lo stemma era costituito da un leone rampante in oro in campo azzurro) nei palazzi del Comune, allo stesso modo si ordinò che “chiunque avesse dipinta l’ arma sua in casa e fuori, la dovesse dispignere e accecare, e a cui ella fosse trovata, pena fiorini mille d’ oro”.

Nel corso dei restauri ottocenteschi del Palazzo del Potestà gli stemmi del Duca di Atene furono rifatti, con un’ iscrizione commemorativa del cavaliere Luigi Passerini:

MDCCCLXI

Rinnovando

gli stemmi di Gualtieri Duca di Atene

già dipinti sulle pareti di questa sala

si ricorda sul marmo

il decreto della Repubblica fiorentina

che li faceva cancellare

nel MCCCXLIII

in onta al signore straniero

e perchè sapessero gli avvenire

che in Firenze non allignano tiranni

Nonostante la fine ingloriosa, e la damnatio memoriae riservata al tiranno, pare che non siano andate del tutto perdute le fattezze di Gualtieri. Sembra infatti che Simone da Siena ne abbia immortalato le fattezze nella figura del centurione romano Longino che assiste alla Crocifissione, dipinta nel Cappellone degli Spagnuoli presso Santa Maria Novella.

Esiste anche un altro famoso dipinto che ritrae l’ epilogo della tirannia su Firenze di Gualtieri di Brienne: è il dipinto nella Salotta di Palazzo Vecchio che ritrae la “cacciata del Duca di Atene”.

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Pubblicato il 29 febbraio 2012, in Personaggi illustri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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