Ordalia di Pietro Igneo: aneddoto leggendario della Badia di Settimo

Veduta frontale della Badia a Settimo

Veduta frontale della Badia a Settimo

La Badia a Settimo è la millenaria abbazia dei monaci vallombrosani, ancora oggi esistente nella omonima frazione del Comune di Scandicci, che fu teatro di uno dei più celebri e sbalorditivi aneddoti del Medioevo: fu infatti teatro della famosa “ordalia di Pietro Igneo”.

La storia comincia con l’ elezione a vescovo di Firenze di Pietro Mezzabarba da Pavia. Come avveniva spesso all’ epoca,  essendo le cariche ecclesiastiche collegate ad un rilevante potere temporale, la dignità vescovile fu oggetto dell’ abituale mercimonio. In altre parole, il Mezzabarba si assicurò la carica comprandosela.

Particolarmente infuocata contro questa pratica di simonìa, e contro il vescovo simonìaco, fu la reazione di San Giovanni Gualberto, fondatore, nel seno della spiritualità benedettina, della congregazione dei monaci vallombrosani, che a Firenze avevano il loro capisaldo nel monastero di San Salvi.

La fervente predicazione di Giovanni Gualberto contro i simonìaci aveva alienato al vescovo il favore di molti dei principali cittadini di Firenze. Il vescovo Mezzabarba, che sentiva la rivolta dei Vallombrosani come una spina nel fianco della propria autorità, arrivò ad assalire il monastero di San Salvi minacciando di farvi strage dei suoi avversari.

In questo clima di aperta intimidazione, non restò al partito dei vallombrosani che presentarsi al Concilio di Roma, offrendo al papa Alessandro II di provare tramite il “giudizio di Dio” le proprie ragioni.

L’ ordalia avrebbe avuto la forma della “prova del fuoco”: sarebbe risultato vincitore il partito dei vallombrosani se uno dei loro fosse riuscito ad uscire indenne da questa prova.

Tela raffigurante la "prova del fuoco" di Pietro Igneo

Tela raffigurante la "prova del fuoco" di Pietro Igneo

Giovanni Gualberto designò come proprio “campione” un monaco di nome Pietro, della medesima famiglia degli Aldobrandeschi cui appartenne il papa Gregorio VII (al secolo Ildebrando di Soana).

La prova si tenne presso la Badia a Settimo il 13 febbraio 1068, giorno in cui Pietro passò illeso in mezzo a due cataste ardenti di legna, alte quattro piedi e mezzo e larghe cinque piedi: esito dell’ ordalìa fu quindi la prova dell’ effettiva simonìa del vescovo Mezzabarba.

Da quel momento, l’ umile monaco divenne oggetto di una particolare venerazione popolare, e fu soprannominato “Igneo” proprio a ricordo di quella miracolosa “prova del fuoco” dal quale era uscito indenne.

Concludo riportando una curiosa coincidenza che vale a mio avviso di essere menzionata: così come la Badia a Settimo era una dipendenza dei monaci vallombrosani residenti a San Salvi, diversi secoli dopo il manicomio installato nella Villa di Castelpulci presso la Badia a Settimo sarebbe stato istituto sussidiario del manicomio impiantato all’ interno dei locali di San Salvi.

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Pubblicato il 22 febbraio 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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