Lo sposalizio del nuovo vescovo con la Badessa di San Pier Maggiore

Stemma dell' Arcidiocesi di Firenze

Stemma dell' Arcidiocesi di Firenze sul cantone del Palazzo arcivescovile

La curiosità di oggi parla di una delle più interessanti e longeve tradizioni della Chiesa fiorentina, ossia lo Sposalizio rituale tra la badessa di San Pier Maggiore ed il nuovo vescovo: cerimonia che aveva luogo per l’ appunto in corrispondenza dell’ ingresso a Firenze del vescovo che prendeva possesso della diocesi gigliata.

Secondo il cerimoniale stabilito dalla Repubblica fiorentina nel 1385, i guardiani, o custodi, o vicedomini del vescovato e della chiesa fiorentina, si recavano alla porta della città, dalla quale doveva fare ingresso il vescovo vestito dei sacri paramenti, con corone di erbe in capo, guanti e bastoni. Si recavano ad ossequiare il nuovo arrivato i magistrati della città, il clero secolare e regolare con le rispettive croci, che venivano baciate dal vescovo.

Cominciava allora la processione, nella quale il vescovo cavalcava sotto un baldacchino, sorretto dai guardiani, mentre un canonico lo precedeva portando il pastorale. Giunto alla porta della Chiesa di San Pier Maggiore, il vescovo discendeva dalla sua cavalcatura e subito i guardiani saccheggiavano finimenti e sella del cavallo, il quale così spogliato restava in dono alla Badessa.

Il vescovo entrando in chiesa veniva incensato ed asperso d’ acqua benedetta dai sacerdoti e dal priore della medesima. Recatosi a pregare davanti all’ altare maggiore, veniva accompagnato ad un palco sul quale l’ attendevano la Badessa con le monache, ponendosi a sedere su un apposito trono, accanto alla Badessa, entrambe sotto un baldacchino di ricchissima tela d’ oro. Dopo questo insediamento la Badessa si prostrava innanzi al Vescovo che la faceva sedere alla sua destra, e seguiva la cerimonia dello Sposalizio rituale che significava quello del nuovo Pastore con la chiesa fiorentina.

Perciò il vescovo poneva un anello d’ oro con una gemma preziosa al dito della Badessa, la cui mano veniva sostenuta dai suoi parenti o dai pià anziani della parrocchia. Baciatagli la mano e ricevuta la benedizione, la badessa si ritirava quindi dalla parte del coro, dopodichè era il turno di tutte le monache di fare il medesimo.

Quindi il vescovo benediceva il popolo, pubblicava l’ indulgenza e passava a desinare in una stanza del contiguo monastero, con quattro canonici, il priore, i cappellani e la badessa, rimanendo ivi pure a dormire. La mattina seguente si recava presso Santa Reparata con le medesime formalità e qui si sedeva in trono a guisa di insediamento. Quindi i guardiani lo accompagnavano alla chiesa di San Giovanni ove seguiva la terza insediazione, cui faceva seguito la Messa. Dopo la Messa di guardiani giuravano fedeltà, vassallaggio, e tutela e restavano con lui a pranzare.

Palazzo dell' Arcivescovato in Piazza San Giovanni Battista

Palazzo dell' Arcivescovato in Piazza San Giovanni Battista

Giunto il vescovo al suo Palazzo, riceveva in dono, dalla Badessa, il letto nel quale aveva dormito la sera avanti, con tutti i suoi fornimenti di gran valore.

Questo rito fu col passare del tempo limitato al solo Sposalizio rituale, senza il pranzo e la dormita; anche lo Sposalizio venne infine abolito da Gregorio XIII, rimanendo così l’ ultimo, quello figurato dall’ Arcivescovo Antonio Altoviti con la Badessa suor Brigida Albizi.

Come si intuisce facilmente, lo Sposalizio rituale stava ad indicare il rapporto di parallela supremazia che la Badessa e l’ Arcivescovo esercitavano sul clero, rispettivamente, femminile e maschile. La cerimonia è una testimonianza sicura del fatto che il Monastero, intitolato a San Pietro (detto San Pier Maggiore) costituiva un punto di riferimento del potere ecclesiastico a Firenze. La Badessa di San Pier Maggiore era familiarmente detta, in ragione di questa cerimonia, la “sposa del Vescovo“.

Nel contesto di questa suggestiva cerimonia si inserisce, come accennato, il privilegio accordato ad una delle più nobili famiglie fiorentine, gli Strozzi. A questa infatti era concesso, in qualità di “custodi ed avvocati del Vescovato”, di appropriarsi dei ricchissimi finimenti della cavalcatura del Vescovo, una volta che questi, arrivato a San Pier Maggiore, ne scendeva. Gli Strozzi portavano dunque questi ricchissimi trofei al loro Palazzo e li esponevano per molti giorni alle finestre a significare la peculiare distinzione loro riservata.

Questo privilegio non fu sempre appannaggio della famiglia Strozzi: inizialmente il ruolo di accompagnatori e garanti del nuovo Vescovo era riservato ai Vicedomini, che ottenevano poi la bardatura del cavallo, eccetto per la sella ed i finimenti, che spettavano invece alla famiglia Del Bianco.

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Pubblicato il 18 febbraio 2012, in Feste, tradizioni e manifestazioni folkloristiche con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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