La Torre del Guardamorto in corso Adimari: un’ obitorio d’ epoca

La Loggia del Bigallo

La Loggia del Bigallo: si trova sul Canto degli Adimari, dove sorgeva fino al 1248 la Torre del Guardamorto

Si trova oggi sul cantone fra piazza San Giovanni e via de’ Calzaioli, il Museo del Bigallo, già Oratorio della omonima Compagnia. Prima che questo vi venisse costruito, però, al suo posto stava un monumento particolarmente interessante già nel nome: la “Torre del Guardamorto”.

La Torre del Guardamorto, si chiamava in realtà “Torre degli Adimari”, dalla potente e ricchissima famiglia che dava il nome anche alla via: prima di via de’ Calzaioli essa era stata infatti il Corso degli Adimari. Nome che derivava dalle infinite proprietà che tale famiglia aveva in antico in questa zona.

Il bizzarro soprannome derivava alla Torre dal fatto che nelle sue fondamenta era stata predisposta una stanza in cui i morti della città dovevano restare per 18 ore, dopodichè i parenti potevano portarli alle loro sepolture. Si trattava in pratica di un obitorio, in cui avveniva il riconoscimento delle persone decedute, a tutti gli scopi pratici che tale formalità poteva rappresentare: non ultimi, quello anagrafico (censimento delle persone che morivano e cancellazione dagli elenchi della popolazione) e quello sanitario (accertamento delle cause di morte, soprattutto in relazione alle ricorrenti epidemie di peste).

La Torre degli Adimari o di Guardamorto era alta ben 120 braccia (pari a circa 70 metri) e si trovava precisamente nel luogo successivamente occupato dalla Loggia del Bigallo e dal relativo Spedale, a seguito della sua demolizione nel 1248.

Avvenne infatti in tale anno che i Ghibellini di Firenze estromisero dalla città i Guelfi e iniziarono quindi una serie di razzie e distruzioni a carico delle proprietà delle famiglie della parte avversa, come gli Adimari. Le torri in particolare, e quella degli Adimari soprattutto, a motivo della grande altezza, erano fatte segno della più aspra rivalsa, proprio perchè la loro mole denotava l’ importanza delle famiglie che si volevano sopprimere.

Le versioni relative alla demolizione della Torre degli Adimari sono due, in gran parte discordanti: vi è accordo solo sul fatto che fu disfatta dai Ghibellini a spregio della potente famiglia guelfa degli Adimari, così come, pochi anni dopo, sarebbe successo al Palazzo Alberti di Borgo Santa Croce (1260).

Stemma degli Adimari

Stemma degli Adimari

In base ad una prima versione, data la enorme altezza e la vicinanza con il Battistero, la chiesa più venerata dai fiorentini, sorse il problema, al momento di disfare la torre degli Adimari, di evitare che crollasse su San Giovanni, cosa molto difficile ad ottenersi, come riferiscono i cronisti dell’ epoca, “per avere fatto le mura così gran presa, che non se ne poteva levare con i picconi”.

Secondo il racconto del Vasari, ingegnosa fu l’ idea di Nicola Pisano che, fattala tagliare alla base da uno dei lati, e fermatala con puntelli, fece dare fuoco a questi, dimodochè, consumandosi, la facessero crollare.

Diversa la versione di Giovanni Villani, secondo il quale i Ghibellini, avevano il preciso scopo di far crollare la torre sul Battistero, in quanto per l’ avanti era stata la chiesa particolarmente cara al partito guelfo. Con lo stratagemma già raccontato del fuoco ai puntelli la fecero crollare ma, come per miracolo,”parve manifestamente, quando venne a cadere, ch’ ella schifasse la santa chiesa, e rivolsesi, e cadde per lo diritto della piazza…”.

Con la demolizione della Torre del Guardamorto, scomparve a Firenze un importante caposaldo degli Adimari, ma la memoria di questa potente famiglia è ancora ben visibile nei dintorni nonostante anche il Corso abbia cambiato nome. Residuano infatti le vestigia della minuscola chiesetta di San Cristofan0 degli Adimari, che riporta lo stemma gentilizio della famiglia e ben altre due case-torri.

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Pubblicato il 18 febbraio 2012, in Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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