Dal Bargello al Prato della Giustizia: il tragitto verso il patibolo

Chi non conosce, a Firenze, una via dal nome curioso come “via de’ Malcontenti”? Si tratta della via che, costeggiando Santa Croce dal lato sinistro (rispetto alla facciata) conduce dalla piazza omonima alla Torre della Zecca Vecchia.

La curiosità consiste nella derivazione di questo nome bizzarro: questa intitolazione deriva alla strada per essere stato il tratto finale del tragitto che i condannati a morte percorrevano dal Bargello (sede dell’ organo di polizia) o dal carcere delle Stinche fino al luogo in cui avvenivano le esecuzioni capitali, ovvero al “Prato della Giustizia“.

Non si tratta peraltro dell’ unica via che deriva il nome dal macabro rituale della processione verso il patibolo: la stessa via de’ Neri, che raccorda via de’ Leoni e via de’ Benci, prende il nome dalla Compagnia dei Fratelli della Croce al Tempio che confortavano spiritualmente i condannati a morte nel corso del loro tragitto patibolare, vestiti di un cappuccio di tela nera che ne celava l’ identità.

Il percorso che i condannati a morte facevano per raggiungere il luogo delle esecuzioni rimase a Firenze immutato per diversi secoli: partendo dal Bargello, il corteo dei morituri, accompagnato dai Fratelli Neri e dagli sbirri del Capitano del Popolo, percorreva via de’ Neri, piazza San Remigio, via Magalotti, borgo de’ Greci, via San Giuseppe, via dei Malcontenti.

E’ interessante ricordare che questo percorso tradizionale venne a mutare dal 1531 in poi: a seguito dell’ assedio portato a Firenze dalle truppe imperiali che avrebbero restaurato il principato mediceo, il luogo delle esecuzioni fu spostato dallo spiazzo fuori porta San Francesco (detta anche porta della Giustizia, che dava sulla attuale Piazza Piave) al prato fuori Porta alla Croce (si tratta delle Porta medioevale che troneggia in Piazza Beccaria). Questo mutamento fu dovuto all’ ammasso di detriti che aveva interessato la porta presso la Zecca Vecchia per ragioni di rafforzamento difensivo contro le truppe imperiali. E’ in tale occasione che rimase sommersa e abbandonata la primitiva chiesa di Santa Maria della Croce al Tempio, che sorgeva a ridosso delle mura, in cui aveva sede la Compagnia omonima che, come detto, si occupava del conforto dei condannati a morte. La Compagnia si trasferì dal 1531 nell’ Oratorio di via San Giuseppe ancora esistente.

A partire dal 1531, con lo spostamento dei patiboli fuori Porta alla Croce, il percorso dei condannati iniziò a seguire un tragitto diverso: borgo degli Albizi, via Pietrapiana, piazza Sant’Ambrogio, borgo la Croce, piazza Beccaria.

Elemento caratteristico del percorso che i condannati a morte facevano verso il patibolo erano anche i tabernacoli, costruiti appositamente lungo la via seguita dal corteo per consentire ai rei di disporsi spiritualmente al momento del trapasso.

Al proposito riporto un aneddoto che dette fiato all’ epoca alla peggiore superstizione da parte dei fiorentini: il 29 maggio 1503 fu ucciso a sassate, sul Prato della Giustizia, il boia che aveva eseguito le condanne a morte di Savonarola e dei suoi confratelli nel 1498. Motivo della lapidazione a morte fu che non aveva saputo tagliare la testa al condannato al primo colpo, aumentandogli di conseguenza a dismisura la sofferenza nel morire. Il popolo che assisteva, rimase talmente inorridito che se la prese appunto con il boia, il cui cadavere fu strascinato per la città dai fanciulli. I fiorentini, presi dalla superstizione, ebbero allora modo di dire che il boia aveva fatto tale fine come giusta punizione per aver partecipato all’ esecuzione di quel “servo di Dio”.

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Pubblicato il 9 febbraio 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. L’INQUISIZIONE ERA UNA GRAN BRUTTA COSA HANNO CONDANNATO E ASSASSINATO MIGLIAIA DI PERSONE UOMINI E DONNE PER COSE FUTILI E POI NON PARLIAMO DELLE TORTURE SUBITE E POI TANTI ROGHI…CHE BRUTTE COSE…

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