La Badia di Buonsollazzo: dalla conversione di Ugo di Toscana al rischio-lottizzazione

Veduta frontale della Badia di Buonsollazzo

Veduta frontale della Badia di Buonsollazzo

La Badia del Buonsollazzo, collocata nei boschi della Tassaia, tra Polcanto e Bivigliano, alle pendici del Monte Senario, presenta una buona dose di curiosità, in forza di una storia più che millenaria, le cui origini sono peraltro assai nebulose e perse fra storia e leggenda.

La prima curiosità che viene in considerazione è certamente relativa al nome stravagante dell’ abbazia. Difficile infatti immaginare da cosa possa originare l’ appellativo “Buonsollazzo”, se non dalla presenza di “frati gaudenti”. In realtà, il mistero è presto risolto: la curiosa denominazione deriva dal latino tardo bonum solacium, che sta a significare la buona insolazione di cui la zona godeva in virtù della sua felice collocazione sul fianco del monte esposto al sole.

Si ha peraltro notizia del fatto che l’ Abbazia fosse, in origine, intitolata a San Bartolomeo in Forculise, nome altrettanto curioso. L’ appellativo, che gli derivava da quello di un’ antica chiesetta di questo nome, la cui collocazione era probabilmente sul prato dell’ attuale Abbazia, sembra originare a sua volta da una vicina casa colonica detta “Podere alla Forca”. Dalla fonte consultata in merito (padre Lino Chini, Storia antica e moderna del Mugello), si apprende come, del toponimo Forculise, si abbia una prima menzione “in un documento con il quale una nobildonna  longobarda di nome Gisla figlia di Rodoldo figlio di Pagano padrone e signore del castello di Carza Vecchia (territorio nel quale la chiesa e il  monastero erano ubicati), fece una donazione ai monaci di Forculise, ora Buonsollazzo, di due appezzamenti di terra, uno in località macìa di Lupolo (questo nome macìa deriva dal latino e significa: mucchio di sassi o terreno magro e sassoso),  l’altro casa di Vitale”.

La Badia di Buonsollazzo è famosa soprattutto per un aneddoto relativo alla conversione del Marchese Ugo di Toscana, che avrebbe avuto proprio in questo luogo una visione infernale che lo fece tornare sulla retta via.

E’ a seguito di questa leggendaria conversione che Ugo avrebbe fondato ben sette Abbazie, fra le quali quella di Buonsollazzo. In realtà, sembra ormai assodato storicamente che l’ Abbazia del Buonsollazzo non  è stata fondata da Ugo di Toscana. L’ abbazia sembra infatti risalire al secolo VII-VIII, come opina il già citato padre Lino Chini, mentre Ugo vive a cavallo dell’ anno mille.

Incisione d' epoca della Badia di Buonsollazzo

Incisione d' epoca della Badia di Buonsollazzo

Nell’ Abbazia si successero nel tempo Benedettini, Cisterciensi, Trappisti e Camaldolesi. E’ interessante in proposito un aneddoto relativo al momento in cui il vescovo di Firenze sloggiò dall’ abbazia i benedettini a favore dei cisterciensi: come si legge nel Repetti (Dizionario), nell’anno 1320, per ordine del Vescovo di Firenze Antonio Orso vennero espulsi da Buonsollazzo i Benedettini, i quali spogliarono il monastero in tal modo, che i Cistercensi inviati là dalla Badia di Settimo per rimpiazzarli, dovettero ricorrere alla Repubblica fiorentina perché li soccorresse di aiuti, come fece in effetti con la sua provvisione del 14 aprile 1321.

Nè mancano successivaemente fatti di rilievo e degni di menzione. Sempre il Chini ci rende noto che sotto il governo mediceo il monastero era diventato così povero, che le entrate non erano più sufficienti a fornire il vitto giornaliero ai religiosi. Fu Cosimo III a fare importanti restauri alla fabbrica, e ad arricchire la chiesa di sacre suppellettili. Fortemente ammirato dalla congregazione della Trappe che fioriva in Francia rigogliosa, fece venire in Firenze i Trappisti francesi, cedendo loro per eremo e per dimora l’antica Badia di Buonsollazzo. In conseguenza di ciò, dovettero i cistercensi sloggiare, e i beni che possedevano furono aggiudicati ai nuovi religiosi. Da ricordare, fra le altre curiosità, che Buonsollazzo fu in effetti la prima “Trappa d’ Italia” ovvero il primo monastero dei trappisti nella penisola.

Veduta da tergo della Badia con l' abside della Chiesa al centro

Veduta da tergo della Badia con l' abside della Chiesa al centro

La badia di Buonsollazzo, disabitata sin dalla soppressione ottocentesca decretata dal Granduca Pietro Leopoldo, è stata in anni recenti anche al centro di una complicata vicenda che ne ha messo in pericolo la sopravvivenza e l’ integrità. Dopo la cessione ad un privato nel 2004, da parte dell’ Ordine dei Camaldolesi che ne erano proprietari, la Badia ha infatti rischiato di essere lottizzata in aperto contrasto col vincolo posto dalla Sovrintendenza ai Beni culturali in merito a qualsiasi eventuale intervento edilizio.

Finisco con una amenità di un certo rilievo storico: il vasto archivio di pergamene rinvenute nella Badia del Buonsollazzo, ed oggi conservate in quello che era un tempo il Regio Archivio Diplomatico di Firenze, getta uno sprazzo di luce sulla genealogia di alcune delle più importanti famiglie magnatizie di Firenze. In particolare, ci consente di individuare il primo stipite conosciuto della famiglia nobile per eccellenza, i Medici, che erano infatti originari del Mugello.

Una membrana proveniente dall’ Abbazia, infatti, riporta un lodo del 17 febbraio 1317 in cui si dichiara che alcuni possedimenti situati nel popolo di Santo Stefano a Cornetole, reclamato in nome del monastero dall’ abate di Buonsollazzo, appartenevano a Bernardino del fu Ugo di Giambuono dei Medici.

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Pubblicato il 4 febbraio 2012, in Aneddoti e notizie storiche, Chiese ed edifici sacri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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