Alcune curiosità sulla Cappella Brancacci

Veduta della Cappella Brancacci

Veduta della Cappella Brancacci

La Cappella Brancacci è la cappella di Santa Maria del Carmine universalmente conosciuta per essere stata dipinta dal Masaccio, che ci lavorò su commissione del patrizio fiorentino Felice Brancacci assieme al maestro ed amico Masolino.

I dipinti affrescati nella Cappella Brancacci hanno una storia ricca di imprevisti e colpi di scena, dei quali cerco di dare qui almeno una idea sommaria.

Partiamo col dire che Masaccio e Masolino non terminarono gli affreschi nei quali doveva essere raffigurato un ciclo relativo a scene della vita di San Pietro: il primo perchè, chiamato a lavorare a Santa Maria Maggiore dal papa, non tornò mai dalla città eterna; vi morì infatti nel 1428 a soli 27 anni. Il secondo si disinteressò dell’ opera quando seppe che le vicende politiche fiorentine consigliavano di starne alla larga.

Con il rientro in patria, nel 1435, di Cosimo il Vecchio, esiliato l’ anno precedente, fu il turno di avversari e oppositori di subire epurazioni ed esilii. Fra questi, ci fu anche Felice Brancacci, committente della cappella presso il Carmine.

Immagine della Madonna del Popolo sull' altare della Cappella Brancacci

Immagine della Madonna del Popolo sull' altare della Cappella Brancacci

La cappella Brancacci rimase così non solo incompiuta, ma fu sottoposta anche ad una vera e propria azione di damnatio memoriae: il partito mediceo non si limitò infatti a mutare il nome della Cappella, divenuto politicamente imbarazzante, da “Brancacci” in “cappella della Madonna del Popolo, ma pretese anche la cancellazione, nella scena della Risurrezione del figlio di Teofilo, di tutti i personaggi riferiti ai Brancacci ed alla loro consorteria (era infatti uso del tempo dissimulare, fra i personaggi delle scene sacre, l’ immagine del committente e talvolta anche dei suoi parenti e sodali).

A seguito della nuova dedicazione alla Madonna, fu collocata sull’ altare posta sulla parete di fondo un’ antica e venerata immagine della Vergine che ancora oggi vi si vede. Per collocarla però, i partigiani medicei non si peritarono di distruggere l’ episodio del Martirio di Pietro, dipinto da Masaccio tra la mensa d’ altare e la finestra.

Sebbene sia un fatto poco conosciuto, il primo restauratore della Cappella Brancacci fu il famoso pittore Filippino Lippi, la cui storia a sua volta merita una narrazione a sè. La cappella subisce diversi interventi di restauro, di cui uno nel corso del regno di Cosimo III (1670-1723), in cui le nudità di Adamo ed Eva vengono censurate con le “classiche” foglie di fico. Sebbene l’ intervento censorio non sia collocabile con precisione nel tempo, si suppone che debba essere avvenuto a causa della risaputa rigidità perbenista di Cosimo III(dunque, nel corso del suo principato) visto che Pietro da Cortona scrive nel suo Trattato della pittura nel 1652, che le figure erano all’ epoca “affatto ignude” e non venivano considerate “nè lascive nè oscene, benchè sieno ignude, nè la chiesa le tiene per tali“.

La cacciata dal Paradiso

La famosa scena della cacciata dal Paradiso: i nudi di Adamo ed Eva furono coperti con foglie di fico dipinte

Gli sfortunati affreschi di Masaccio e Masolino subiscono un altro duro colpo con l’ incendio avvenuto nella  notte tra il 28 ed il 29 gennaio 1771, che ebbe fra gli altri, il bizzarro effetto di modificare con il calore la saturazione dei colori stesi sulle pareti.

Termino con una piccola curiosità di contorno ma molto interessante: nel 1780, gli eredi Brancacci, ormai trasferitisi in Francia da tempo, dove avevano mutato il nome in “de Brancàs”, rinunciarono ai loro diritti sulla cappella. Il patronato passò allora alla famiglia Riccardi, quella stessa che, per culmine di magnificenza, aveva acquistato il Palazzo dei Medici in via Larga, oggi sede della Provincia, che  per questo viene chiamato appunto Palazzo Medici-Riccardi.

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Pubblicato il 2 febbraio 2012, in Opere d' arte con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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