Aneddoti sulla vita di Ugo di Toscana: da epicureo a uomo pio

Sulla vita del marchese di Toscana Ugo, il “Gran Barone” di dantesca memoria, circolano aneddoti e leggende intese a mostrare come questi fosse propenso in gioventù a vita tutt’ altro che pia e caritatevole, bensì sfacciatamente impudica e godereccia. Alcune di queste sono particolarmente colorite per i dettagli a tinte fosche riportate dai cronisti medioevali, che certamente indulgevano, in parte, al gusto del tempo per l’ immaginario orrorifico. Ma vediamone alcune.

Veduta dall' alto della Badia Fiorentina

Veduta dall' alto della Badia Fiorentina

Uno di questi curiosi aneddoti ci racconta di come Ugo, figlio del marchese Oberto di Tuscia e di Willa, avesse rischiato di non essere riconosciuto dal padre. Si narra infatti che, tornato dalla Pannonia e trovatolo già grandicello, Oberto dubitasse che qualcuno fosse riuscito a duplicare la chiave della cintura di castità della moglie. Un buon motivo per rigettare come non veridico questo aneddoto, dato che la cintura di castità, contrariamente al tradizionale luogo comune che la associa al medioevo, sarebbe invenzione molto più tarda, e comunque di là da venire attorno all’ anno mille. Volendo prestare fede al racconto, però, la faccenda si concluse con un lieto fine: il padre, mescolatosi assieme ad altri cavalieri fu riconosciuto dal figlio, che non lo aveva mai visto, mostrando che la filiazione era stata legittima.

Un’ altro aneddoto racconta che Ugo, appassionato di caccia e dedito ai più sfarzosi piaceri, si trovò un giorno stanco ed affamato nel bosco, dopo aver smarrito il gruppo dei suoi compagni. Incontrò però una signora che gli offrì cibi squisiti in ciotole luride e ripugnanti. Al suo stupore, la signora, rivelatasi essere la Madonna, gli rispose che egli stesso non era diverso: teneva infatti una bellissima anima in un corpo laido, reso ripugnante dai peccati.

Badia di Buonsollazzo presso Bivigliano

Badia di Buonsollazzo, la cui fondazione è attribuita al marchese Ugo di Toscana

Nè è questa l’ ultima visione che, secondo la leggenda, avrebbe contraddistinto la vita di Ugo. Nonostante l’ incontro con la signora del bosco, Ugo, che aveva promesso di cambiar vita, continuò a dedicarsi assiduamente ai piaceri della carne, riempiendo la moglie Giuditta di corna. Fu a seguito di questa sua condotta scellerata che, colto da una bufera alle pendici del Monte Senario si rifugiò in un opificio lì vicino, dove ebbe una visione infernale che lo sconvolse. Leggiamo, in tutta la sua crudezza, la versione che riporta in merito Giovanni Villani: “Avvenne, come piacque a Dio che andando lui a una caccia nella contrada di Bonsollazzo, per lo bosco si smarrì da sua gente, e capitò, alla sua avvisione, a una fabbrica dove s’ usa fare il ferro. Quivi trovando uomini neri e sformati che in luogo di ferro parea che tormentassero con fuoco e con martella uomini domandò ciò che era: fugli detto che erano anime dannate, e che a simile pena era condannata l’ anima del marchese Ugo per sua vita mondana se non tornasse a penitenzia: il quale con grande paura si raccomandò alla Vergine Maria; e cessata la visione rimase così compunto di spirito che, tornato a Firenze, tutto suo patrimonio d’ Alemagna fece vendere, e ordinò e fece fare sette badie e tutte queste badie dotò riccamente; e vivette poi con la moglie in santa vita, e non ebbe nullo figliuolo”.

Sembra quindi che Ugo si fosse finalmente pentito, come sembrerebbe appurato dalla fondazione delle sette abbazie, fra le quali una nei boschi di Tassaia a Buonsollazzo, là dove gli era capitato di “vedere l’ inferno”.

Probabilmente però, la leggenda fu coniata successivamente alla sua morte per dare giustificazione dei larghi favori e donazioni concesse alla chiesa, ed in particolare le ricche dotazioni alla Badia fiorentina, da parte di un uomo che era stato in precedenza, evidentemente, tutt’ altro che pio.

Bisogna precisare che la nascita di molte leggende deriva anche dal fatto che sulla sua vita rimangono ampie lacune ed incertezza, spesso alimentate dai dati contraddittori ricavabili dai cronisti dell’ epoca. Tanto per dare un’ idea dell’ incertezza che domina circa le reali vicende della vita di Ugo di Toscana, basta dire che il Villani (che è uno dei più grandi storici della Firenze medioevale) riporta nel brano sopra citato che Ugo non ebbe alcun figlio, mentre in realtà fu padre di Willa.

Particolarmente curioso è anche l’ intrigo di notizie contraddittorie che i vari storici hano alimentato sulle circostanze della morte di Ugo: c’è chi dice che sia morto a Roma in una scaramuccia militare che egli sosteneva come generale dell’ imperatore Ottone III (Repetti, Appendice al Dizionario) e chi, come il Villani, che sia morto a Firenze nel 1006. Secondo la versione più accreditata, invece, Ugo sarebbe morto nel 1001 a Pistoia.

Ed è proprio a questo proposito che si narra un altro leggendario aneddoto: affinchè i pistoiesi non ne reclamssero le spoglie, come sarebbe stato loro diritto secondo le consuetudini, visto che Ugo era morto nella loro città, il cadavere del Gran Barone fu caricato sul suo cavallo e portato a Firenze sostenuto da uno scudiero che gli cavalcava accanto. Adesso giace nella Badia fiorentina dove riposa da più di mille anni.

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Pubblicato il 28 gennaio 2012, in Aneddoti e notizie storiche, Personaggi illustri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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