Carmelo Bene e Firenze: un idillio finito al Meyer

Carmelo Bene

Carmelo Bene

Un figliolo di tre anni muore di tumore all’ ospedale pediatrico Meyer di Firenze. E’ questo il climax del rapporto che lega Carmelo Bene e Firenze. Mi scuso con i lettori se oggi viro decisamente sul malinconico, ma non è possibile fare altrimenti.

Gli appassionati di teatro, i veri intenditori, sanno benissimo chi è Carmelo Bene. Non voglio quindi dire altro qui se non che è uno dei più grandi attori teatrali italiani del Novecento, famoso per il suo anti-conformismo e la insofferenza alle regole stantìe del teatro classico. Quello che è importante sapere qui è che, avendo trovato una curiosità su Firenze che lo riguarda, posso a buon titolo dedicare un articolo a questo che io considero un gigante del teatro nostrano.

Il problema, infatti, è che Carmelo Bene è tutt’ altro che fiorentino, essendo nato a Campi Salentina, a pochi chilometri da Lecce. Come è possibile quindi scrivere un articolo su di lui in questo blog che parla di Firenze? L’ occasione per dedicargli un posta mi deriva da alcuni avvenimenti della sua vita avvenuti in questa città. Carmelo Bene, infatti, anche se forse è poco noto, è legato a doppio filo alla città di Firenze perchè qui hanno avuto luogo alcune delle più importanti vicende della sua vita.

In effetti, Carmelo Bene si sposa a Firenze ed è sempre in questa città, presso l’ ospedale pediatrico Meyer, che muore il figlioletto di tre anni. Ma andiamo con ordine.

A Roma, dove si esibisce per la prima volta ventiduenne, nel Caligola di Camus, conosce Giuliana Rossi, un’ attrice fiorentina di sei anni più grande di lui. E’ per questo motivo che torna a Campi Salentina con l’ intenzione di sposarsi. Nel piccolo paese salentino, però, Giuliana è invisa alla famiglia di lui. E’ per questo motivo che la coppia si reca infine a Firenze, presso la famiglia di lei. La dipartita dal Salento per Firenze non è senza traumi: il padre, sfruttando la complicità di un primario dell’ ospedale riesce a farlo internare in manicomio per un paio di settimane al solo scopo di scoraggiare il suo matrimonio con la Rossi, la quale subisce anche esplicite minacce.

Finiscono comunque per sposarsi, sebbene Carmelo non faccia mistero della sua mancanza di propensione al matrimonio. La cerimonia avviene il 23 aprile 1960 «più per accontentare la suocera che per effettiva vocazione», come racconterà in seguito, e dalla unione nasce un figlio, Alessandro, che viene allevato prevalentemente dai nonni materni.

E’ proprio questo giovane figlio che si spenge al Meyer il 3 ottobre 1965. In questo periodo fiorentino legge l’Ulisse di James Joyce che lo affascina talmente da mutarne il modo stesso di fare teatro. Dopo questo primo impatto letterario Carmelo Bene lascia Firenze, vivendo un periodo di «pura erranza», «scombussolato», senza una meta, prima di approdare a Genova.

Si chiude così, definitivamente, la breve parentesi di legame con la città gigliata, finita così malamente.

Per finire in bellezza però, e innalzare un momento il morale di questo articolo, inserisco qui uno spezzone del leggendario adattamento teatrale di “Pinocchio” di Carmelo Bene. Un’ occasione di apprezzarlo per chi non lo conosce, ed un momento di godimento teatrale per chi già lo apprezza.

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Pubblicato il 26 gennaio 2012, in Borghi, rioni e contrade, Personaggi illustri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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