Aneddoto del Macchiavelli all’ Albergaccio: la sgualdrina laida

Statua del Machiavelli nel Piazzale degli Uffizi

Statua del Machiavelli nel Piazzale degli Uffizi

Chi sia Niccolò Machiavelli, quasi tutti lo rammentano per averlo studiato a scuola: uomo politico di spicco della Repubblica fiorentina, ricoprì l’ incarico di cancelliere nel periodo successivo alla morte del Savonarola, avvenuta nel 1498. Famoso per i suoi trascorsi di uomo politico, Machiavelli è però passato alla storia come scrittore e poeta: in primis per la sua opera politica per eccellenza, “Il Principe”, ma anche per le opere teatrali e storiche.

Mi dilungo sui numerosi meriti politici e letterari del Machiavelli per un motivo ben preciso: non è possibile gustare appieno il comico aneddoto del quale fu protagonista, se non si riesce ad apprezzare lo stridente contrappunto tra la notevole levatura morale del pratogonista e la grevità della situazione in cui si imbatte e del linguaggio con il quale la descrive.

Prima di entrare nel vivo dell’ aneddoto promesso è necessaria una piccola cornice: Machiavelli, come uomo di spicco della Repubblica, è estromesso dalla politica nel 1512, a causa del rientro a Firenze dei Medici, che restaurano di fatto il principato. La sua penosa inattività lo amareggia al punto che decide di ritirarsi presso un suo podere poco fuori Firenze, presso Sant’ Andrea in Percussina, detto “l’ Albergaccio”.

In questo suo forzato ritiro, come si vedrà, non solo l’ attività politica gli manca: è fortemente segnato anche da un’ altra specie di “astinenza”, che lo fa soffrire parecchio. Detto questo, riporto di seguito l’ aneddoto nudo e crudo, come lo descrive senza falsi pudori il Machiavelli, in una lettera indirizzata a Luigi Guicciardini l’ 8 dicembre del 1509:

“Affogaggine, Luigi; et guarda quanto la fortuna in una medesima faccenda dà ad li huomini diversi fini. Voi, fottuto che voi havesti colei, vi è venuta voglia di fotterla et ne volete un’altra presa; ma io, stato fui qua parechi dì, accecando per carestia di matrimonio, trovai una vechia che m’imbucatava le camicie, che sta in una casa che è più di meza sotterra, né vi si vede lume se non per l’uscio. Et passando io un dì di quivi, la mi riconobbe et, factomi una gran festa, mi disse che io fossi contento andar un poco in casa, che mi voleva mostrare certe camicie belle se io le volevo comperare. Onde io, nuovo cazzo, me lo credetti, et, giunto là, vidi al barlume una donna con uno sciugatoio tra in sul capo et in sul viso che faceva el vergognoso, et stava rimessa in uno canto. Questa vechia ribalda mi prese per mano et menatomi ad colei dixe: «Questa è la camicia che io vi voglio vendere, ma voglio la proviate prima et poi la pagherete». Io, come peritoso che io sono, mi sbigottì tucto; pure, rimasto solo con colei et al buio (perché la vecchia si uscì subito di casa et serrò l’uscio), la fotte’ un colpo; et benché io le trovassi le coscie vize et la fica umida et che le putissi un poco el fiato, nondimeno, tanta era la disperata foia che io havevo che la n’andò. Et facto che io l’hebbi, venendomi pure voglia di vedere questa mercatantia, tolsi un tizone di fuoco d’un focolare che v’era et accesi una lucerna che vi era sopra; né prima el lume fu apreso che ‘l lume fu per cascarmi di mano. Omè! fu’ per cadere in terra morto, tanta era bructa quella femina! […].

Chiedo venia sin d’ ora per il lubrico compiacimento col quale io ed i lettori leggiamo questo episodio sapidissimo, reso esilarante dallo stile schietto e toscano del Machiavelli: provatevi a immaginare il letterato e politco fiorentino alle prese con questa laida prostituta che quasi lo leva di sentimento per la sua bruttezza!

Scorcio dell' Albergaccio di Sant' Andrea in Percussina

Scorcio dell' Albergaccio di Sant' Andrea in Percussina: si nota sulla destra la lapide in marmo che ricorda la permanenza del Machiavelli

Non dò la traduzione del testo per due motivi: il primo, è che rimane sufficientemente comprensibile così com’ è; il secondo, è che non vorrei sciuparne l’ incisività come succede quando si spiega una barzelletta.

L’ aneddoto, che a distanza di mezzo millennio mantiene la freschezza di una barzelletta sconcia, è la testimonianza più fresca della vitalità verace  e guizzante che si nasconde dietro agli stereotipi idealizzati che dei personaggi famosi ci ha tramandato la storia. Dietro l’ apparenza ingessata del personaggio illustre, infatti, c’ è sempre l’ uomo, che, come tale, non va esente dalla trivialità della vita di tutti i giorni.

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Pubblicato il 15 gennaio 2012, in Aneddoti e notizie storiche con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. L’avventura con l’orribile vecchia fu in Verona e di lì Niccolò scrisse al Guicciardini. (lett. n. 108)

    • Ciao Luciano,

      ti ringrazio davvero per questa perla di erudizione. Non sapevo che l’aneddoto fosse avvenuto a Verona, ma lo scopro con piacere.
      E’ sempre un piacere scoprire che ci sono persone appassionate di questi argomenti quanto e più di me.

      A presto

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