San Donato, la chiesa in Polverosa

Su via di Novoli c’ è una chiesetta romanica di nome San Donato in  Polverosa. Piccola, dimessa, nessuno direbbe che ha alle spalle un grande passato. Solo un cartello di informazioni di quelli marroni dà qualche indicazione sul tempo che fu. Eppure, San Donato il Polverosa ha alle spalle secoli e secoli di storia e di curiosità, che, nel breve spazio di un articolo, mi provo a riassumere.

La chiesa di San Donato in Polverosa, detta in origine San Donato a Torri, faceva parte un tempo di un grande ed importante monastero, abitato nel tempo dagli Agostiniani Portuensi, dai frati Umiliati e dalle monache Agostiniane provenienti da San Casciano a Decimo.

I principali motivi di curiosità, relativi alla chiesetta di San Donato in Polverosa, sono tre:

  1. in primo luogo, per essere stata qui predicata ai fiorentini, da Gerardo Arcivescovo di Ravenna e delegato pontificio del Papa Clemente III, la seconda Crociata il 2 febbraio 1188, e consegnato al loro comandante Pazzo dei Pazzi, dal Priore di San Donato, lo stendardo effigiato con la croce del popolo;
  2. in secondo luogo perchè il monastero di San Donato a Torri fu primo ospizio, nel 1239, dei Frati Umiliati, che portarono a Firenze l’ Arte della Lana;
  3. infine, perchè sulle fondamenta stesse del Monastero fu costruita la grandiosa villa dei principi Demidoff, che tutt’ oggi sussiste sebbene contraffatta dal tempo e ridotta a scheletro dell’ originale.

Nè, d’ altra parte, finiscono qui le notizie interessanti riguardanti la Chiesetta di San Donato. Essa fu infatti oggetto di danni e guastazioni provocate nel 1325 dalle truppe lucchesi di Castruccio Castracani, il quale si era spinto fino alle porte di Firenze dopo aver messo in rotta le truppe fiorentine presso Altopascio. Ma il maggiore danno subito dall’ edificio si ebbe nel 1530, all’ epoca dell’ assedio di Firenze da parte delle truppe di Carlo V: usato come caserma dalle truppe tedesche al comando del conte di Landron, ne risultò rovinato il refettorio dipinto dal Masaccio.

La chiesa di San Donato, di cui oggi resta il minuscolo edificio che ospita la sede della parrocchia omonima, esprime tuttavia la sua passata grandezza nei toponimi e nelle denominazioni che residuano nell’ abitato fiorentino: non solo, infatti, esiste ancora una via San Donato a poca distanza, ma numerosissime sono anche quelle chiese che, per essere situate nella medesima contrada della nostra, aggiungono ancora oggi la denominazione “in Polverosa“. Così è per San Iacopino in Polverosa, posta al termine di via Maragliano nella piazzetta omonima, e per Santa Lucia in Polverosa che sorge a pochi metri dall’ attuale ingresso agli Orti Oricellari.

Da ultimo, ma non per importanza, la chiesetta millenaria di San Donato ha dato il nome alla superba villa Demidoff di San Donato, costruita sul luogo in cui sorgeva in precedenza il monastero. La chiesetta, che costituisce ancora oggi uno spigolo della villa, o meglio del rudere della villa, non fu, curiosamente, utilizzata come cappella di famiglia dai principi russi: essi preferirono che venisse sconsacrata e la riattarono a biblioteca.

La denominazione “in Polverosa“, così curiosa all’ orecchio, sembra derivargli dall’ essere stata abitata dai monaci Portuensi, che vestivano un saio di colore grigio, che dava l’ idea di essere impolverato. Altri vogliono, all’ inverso, che siano stati chiesa e monastero ad aver preso il nome da un villaggio extra urbano di Firenze che si chiamava appunto Polverosa.

Quanto all’ altro antico riferimento alle “Torri”, è sicuramente falsa l’ ipotesi che ricollega il toponimo alla presenza nelle vicinanze della Torre degli Agli dei Panciatichi, dato che la medesima è sicuramente posteriore alla chiesa di San Donato

In effetti, e per concludere, per raffigurarsi la passata grandezza di San Donato il Polverosa, bisogna tornare con la mente al periodo successivo all’ anno 1000, quando la contrada detta Polverosa, oggi densamente abitata, altro non era che pianura incolta e boschi per lungo tratto dalla Porta al Prato in poi. Rappresentava quindi un importantissimo polo d’ attrazione sia per le sparute genti che abitavano fuori dalle mura a occidente di Firenze, sia per i numerosi pellegrini che attraversavano queste campagne sperse.

E, nonostante ben poco rimanga della passata grandeur, San Donato è tornata ad essere, dopo gli opportuni lavori di restauro, necessari, per ri-trasformare la biblioteca della villa Demidoff in una chiesa, una parrochia indipendente, proprio a rimarcare l’ importanza un tempo rivestita.

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Pubblicato il 23 dicembre 2011, in Aneddoti e notizie storiche, Chiese ed edifici sacri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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