Come fu che il “vin pretto” divenne “vinsanto”

Vi siete mai chiesti da dove derivi l’ uso di chiamare “vinsanto” il tipico vino liquoroso che in Toscana si usa per zuppare i cantuccini di Prato?

E’ probabile che molti abbiano sentito, prima o poi, rammentare il celebre aneddoto che attribuisce il neologismo ad un aneddoto particolarmente famoso: si tratta del famoso Concilio di Firenze del 1439, in cui la Chiesa d’ Oriente e quella di Occidente tentavano una ricomposizione dello scisma che durava dal 1054.

In tale occasione sarebbe stato ammannito ai patriarchi bizantini il vino dolce e gradato che all’ epoca veniva chiamato “vino pretto“, ovvero “vino schietto, non annacquato”: secondo la tradizione, i prelati orientali avrebbero riconosciuto la forte somiglianza esistente con il vino prodotto nelle isole greche, in particolare quello dell’ isola di Xàntos. Si ritiene per questo che, da allora, il “vino Xàntos” abbia preso il posto, nel linguaggio parlato, del “vin pretto”, finendo peessere italianizzato nella forma “vin santo”.

Avevo osservato che, ad un simile aneddoto, riferito anch’ esso al Concilio di Firenze, sembrava dovere il proprio nome anche l’ “àrista” di maiale. Concludevo però in quel caso che non sembrava verosimile l’ etimologia proposta; in questo caso la ritengo invece molto più verosimigliante, ed eccone la ragione: chi, come me, ha visitato a fondo le isole greche, sa che vi è l’ usanza di pasteggiare usando un vino liquoroso molto simile al nostro vinsanto, laddove in Italia, invece, è usato piuttosto come vino da dessèrt, da usare a fine pasto.

Detto questo, vera curiosità è non accontentarsi mai della vulgata semplice e pre-confezionata che si trova a buon mercato, ma approfondire per conto proprio.

Ecco quindi che trovo altre possibili etimologie, che propongo di seguito:

  • una prima fa derivare il nome del vino sempre dal greco, cioè da “xàntos”, inteso però non come isola, ma come termine comune, che significa “giallo”. In questo senso, l’ espressione usata dai patriarichi bizantini farebbe riferimento non alla provenienza ma al tipico colore dorato del vinsanto;
  • una seconda individua le origini del nome “vinsanto” nell’ uso della liturgia cattolica di usare vino liquoroso per la celebrazione dell’ Eucarestia. Il vino utilizzato diviene quindi “santo”, col tempo, in virtù della sua utilizzazione.

Delle due ipotesi ritengo plausibile la seconda, mentre la prima tenderei a scartarla per la semplice ragione che il vinsanto verace, all’ uso toscano è del tipico colore fortemente brunito: sicuramente si direbbe che è marrone anzi che giallo.

E’ bello ricordare che il vinsanto è fatto vendemmiando i grappoli “scelti”, ossia i grappoli migliori della vendemmia, che vengono poi lasciati ad appassire sul canniccio o appesi. Chi sa che la dicitura “vin santo” non derivi proprio dal fatto che è prodotto la parte “migliore” delle uve.

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Pubblicato il 14 dicembre 2011, in Eno-gastronomia con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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