Oratorio di Gesù Pellegrino detto “dei Pretoni”

C’ è una chiesetta, all’ incrocio tra via San Gallo e via degli Arazzieri, intitolata a Gesù Pellegrino, che presenta almeno tre motivi di curiosità:

  • intanto la curiosa dedicazione
  • il soprannome di “Oratorio dei Pretoni”, con il quale l’ edifici oera conosciuto a Firenze
  • la bizzarra iscrizione sulla pietra tombale di un personaggio ancor più stravagante, ossia il Pievano Arlotto

Quanto alla inconsueta intitolazione della chiesa originaria a Gesù Pellegrino, piuttosto che al più comune “Cristo Re” o “Cristo Salvatore”, basterà ricordare lo scopo per il quale l’ edificio fu eretto nel 1313: venne costruito infatti per decisione dell’ arcivescovo Antonio d’ Orso, affinchè i sacerdoti forestieri in città non fossero costretti a servirsi delle pubbliche osterie. Narra la tradizione che il Cristo apparisse all’ allora arcivescovo Antonio, indicandogli di costruire una chiesa da intitolare “Domus Dei”: per diretto intervento di Gesù, quindi, la chiesa sarebbe stata intitolata al Salvatore.

Il soprannome di Oratorio de’ Pretoni derivò all’ edificio, costruito su un terreno dei Cavalcanti e dei Guidi, dal fatto che i sacerdoti forestieri avevano formato presso il tempio una regolare congregazione, che utilizzava la costruzione ad uso non solo di oratorio ma anche di ospizio per i sacerdoti che, a causa della vecchiaia, si trovavano infermi.  I “pretoni” erano quindi i sacerdoti che, giunti all’ età della vecchiaia, si ritiravano, per così dire, “in pensione“.

Nel novero di questi “pretoni” venne a trovarsi anche il “Piovano Arlotto”, personaggio strambo ed incline alla burla quanto altri mai. Ultima stravaganza della sua curiosa vita fu quella di volere sulla propria lapide tombale, la seguente iscrizione:

Questa sepoltura a facto fare

el piovano Arlocto per sè e per tutte

quelle persone le quali drento trar vi volessino

L’ iscrizione che egli aveva composta per la sua sepoltura fu sostituita successivamente, a seguito dei lavori di ampliamento del 1588, con la seguente, ancora visibile:

Questa sepoltura il piovano Arlotto la fece fare

per sè e per tutti coloro che ci vuole entrare

Morì a 27 Febbraio 1484

Per finire, non si può tralasciare questa piccola curiosità: e cioè che un artista del calibro di Michelangelo prestò la propria opera nel corso dei lavori di ampliamento dell’ Oratorio, voluto dal Cardinale Alessandro d’ Medici: suo è infatti il progetto della porta laterale esterna.

Per quanto inconsueta, tuttavia, la dedicazione a Gesù Pellegrino non è unica a Firenze: oltre al suddetto oratorio “de’ Pretoni” esisteva infatti in città la Compagnia di flagellanti di Gesù Pellegrino volgarmente detta “de’ Caponi“, il cui nome rimane nella storia della città principalmente come patrona di una deloel cappelle monumentali di Santa Maria Novella, e precisamente quella presso l’ andito atraverso il quale si va nel coro della chiesa.

Quanto al motivo per cui l’ Oratorio fu eretto e per cui fu dedicato a Gesù Pellegrino, vorrei tornare qui a descrivere dettagliatamente come avvenne la faccenda: tutto comincia nell’ anno 1131 quando un prete di nome Amadio di Val di Pesa, trovandosi forestiero in Firenze con un suo chierico, prese alloggio in una osteria dietro a San Pier Scheraggio, che lui riteneva di buona reputazione. Nel corso della notte, però, il gran tamestìo che si faceva per i corridoi e nelle stanze gli fece capire bene che il suo alloggio era in realtà un postribolo. Si mise allora a pregare devotamente il Signore, lamentandosi che non vi fosse in Firenze un ospizio per i sacerdoti forestieri. Gli avvenne così di avere una visione di Gesù in vesti di pellegrino, il quale, consolandolo con la promessa di esaudirlo, gli comandò di recarsi il giorno successivo dal Priore di Santa Cecilia. Il prete Amadìo si rivolge al Priore di Santa Cecilia, che decide di accompagnarlo dal Vescovo, che era allora Gottifredo degli Alberti.

Giunti dal Vescovo, il prelato miracolosamente narra ad Amadìo ed al Priore una visione di Gesù Pellegrino che gli ordinava di fare uno Spedale per i sacerdoti forestieri. Quando il Priore di Santa Cecilia riferì al Vescovo che venivano appunto per una visione in tutto identica, avuta da Amadìo, il Vescovo convocò il clero fiorentino in Santa Cecilia.

Fu allora deliberato che, da allora in avanti, i Rettori delle chiese più vicine alle Porte avessero il compito di alloggiare i sacerdoti pellegrini. Per questo motivo tali Rettori venivano chiamati Preti Portari. Questa tradizione caritatevole durò fino al 1311, quando l’ allora vescovo Antonio d’ Orso ebbe una nuova visione di Gesù pellegrino, che fu cagione della edificazione dello Spedale omonimo in via San Gallo.

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Pubblicato il 6 dicembre 2011, in Chiese ed edifici sacri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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