San Barnaba, in memoria di Campaldino.

La chiesa di San Barnaba deve la sua dedicazione al fatto di essere stata eretta in memoria di una strepitosa vittoria dell’ esercito di Firenze, guelfa, contro le milizie della ghibellina Arezzo, presso Campaldino. La vittoria avvenne infatti nel 1289,  il giorno 11 giugno, giorno in cui la Chiesa commemora San Barnaba. I Fiorentini vollero così significare al santo la loro gratitudine per aver propiziato, nel giorno della sua ricorrenza, la vittoria dell’ esercito guelfo.

A ricordo dell’ evento, la facciata della chiesa è adorna, sopra il portone d’ ingresso, di tre stemmi, ricavati a sbalzo nella pietra dello stipite: quello del Comune, quello del “popolo” e quello della parte guelfa. I tre corrispondono, rispettivamente, al tradizionale giglio, alla croce, ed all’ aquila. Quest’ ultimo particolare è particolarmente bizzarro: l’ animale che rappresenta Firenze è infatti da sempre il leone, raffigurato infatti nel celebre Marzocco. L’ aquila è invece da sempre l’ animale che rappresenta la città di Pisa, una delle più fiere avversarie di Firenze. Si ricorda anzi come, vinta la battaglia di Cascina nel 1363, i fiorentini rientrarono a Firenze facendo marciare i prigionieri pisani dietro un carro sul quale stava un aquila, simbolo della città sconfitta, strettamente legata, come somma umiliazione. Gli stessi prigionieri pisani dovettero poi entrare in Firenze da Porta San Frediano presso la quale, in segno di sottomissione, furono obbligati a baciare sul podice il Marzocco, nella figura di un leoncino di pochi mesi in carne ed ossa.

La chiesa di San Barnaba è notevole, aldilà delle curiosità, per due insigni opere d’ arte:

  • la pala di San Barnaba, dipinta dal Botticelli, ed oggi conservata presso il Museo degli Uffizi;
  • la terracotta robbiana raffigurante la Madonna con Bambino, posta sopra nella lunetta sopra il portone d’ ingresso.

La Madonna c0n Bambino reca in basso la seguente scritta in latino: “Sub gubernatione artis aromatarium ” che si riferisce al fatto che la chiesa era patronata dalla Corporazione dei Medici e degli Speziali. Ciò significa che la manutenzione di questi edifici avveniva grazie a contributi in denaro degli appartenenti delle corporazioni stesse, ed ogni corporazione patronava determinati monumenti. A proposito della Corporazione dei Medici e Speziali, non posso fare a meno di ricordare una stramberia tutta fiorentina: era questa la Corporazione che comprendeva anche pittori ed artisti. La curiosa assimilazione è probabilmente dovuta al fatto che i pittori preparavano per i loro dipinti speciali amalgame coloranti, con un procedimento che doveva parer simile a quello usato dagli speziali per la preparazione dei galenici. A riprova della  stranezza dell’ usanza, basterà ricordare che all’ arte dei Medici e Speziali era iscritto, in quanto artista, anche Dante Alighieri.

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Pubblicato il 17 novembre 2011, in Chiese ed edifici sacri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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