CONDANNE A MORTE IN PIAZZA PIAVE

Il Prato della Giustizia è un toponimo della città di Firenze che residua ormai solo negli annali storici. La dicitura si riferisce al luogo in cui, in epoca medioevale, si solevano attuare le condanne capitali: indica infatti lo spiazzo in cui veniva appunto amministrata la Giustizia, la quale poteva all’ epoca prevedere anche la pena di morte.

Probabilmente a motivo della sua lugubre funzione, il Prato era situato fuori dalla cerchia delle mura di Firenze: si ricordi infatti che la cinta trecentesca, la più recente in ordine di tempo, correva lungo il tracciato oggi percorso dai “Viali di circonvallazione”. Quali vestigia di tali fortificazioni rimangono oggi in piedi alcune delle Porte che consentivano l’ accesso alla città: particolarmente suggestive sono Porta al Prato, in viale Rosselli, Porta San Frediano, a delimitare l’ omonimo Borgo di Oltrarno, Porta alla Croce, che si erige al centro di Piazza Beccaria e Porta Romana, che consente l’ accesso a Piazza della Calza ed all’ omonimo Convitto. Quasi tutte furono scapitozzate nel ‘500, ovvero private della sommità in maniera da adibirle a posti di cannoneggiamento in previsione dell’ assedio del 1530 portato dalle truppe imperiali di Carlo V.

Il Prato della Giustizia, in particolare, si trovava sul posto dell’ odierna Piazza Piave, che lambisce ancora oggi la Torre della Zecca, ovvero la torre con cui le mura terminavano ad est sull’ Arno: era situato cioè sul lato esterno del tratto di mura che collegava la Zecca a Porta alla Croce.

L’ ampiezza di Piazza Piave rende bene l’ idea di un luogo che, adibito a sede delle condanne capitali, veniva in tali occasioni riempito da una fiumana di popolo accorso per assistere a quello che all’ epoca costituiva un vero e proprio “spettacolo”.

Particolarmente suggestiva è la testimonianza, in proposito, pervenutaci attraverso la “Storia di Fra’ Michele minorita” scritta da un Anonimo trecentesco, in cui si narrano, fra l’ altro, le ultime vicende terrene di frate Michele, condotto come di rito in processione fino al Prato della Giustizia, vestito solo, oltra alla gonnelluccia, della mitra e della mantellina con sopra dipinti i diavoli e le fiamme dell’ inferno, ed ivi arso come eretico sopra un “capannuccio” (una pira di legno approntata per l’ occasione).

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Pubblicato il 23 ottobre 2011, in Aneddoti e notizie storiche, Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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