SOLLICCIANO, IL CARCERE DEL MOSTRO DI FIRENZE

L’ odierno carcere di Firenze prende il nome dalla località, posta nel territorio del Comune di Scandicci, detta appunto Sollicciano. La prigione è salita agli onori delle cronache a seguito della detenzione nelle sue celle dei cosiddetti “compagni di merende” accusati di aver compiuto quelli che all’ epoca furono definiti i “delitti del mostro di Firenze“, detto anche “mostro di Scandicci”. Tra gli imputati, oltre all’ ormai proverbiale Pietro Pacciani, divenuto il maniaco per antonomasia, anche Piero Vanni, postino di San Casciano in Valdipesa, e Giancarlo Lotti, suo compaesano.

Ripercorrendo brevemente la vicenda giudiziaria dei “compagni di merende“, vale la pena innanziatutto i nomignoli estremamente significativi della personalità di ciascuno, che venivano loro affibbiati: così, se Pietro Pacciani, che dal processo risultava essere la mente ed il leader riconosciuto della banda, veniva chiamato “i’ Vampa” per evidenziarne il temperamento sanguigno ed il carattere collerico, il Vanni veniva chiamato “Torsolo“, come il residuo della frutta, ad indicare che di cervello ne aveva poco; interessante ricordare come sia tuttora largamente in uso nel parlato toscano la definizione di “torsolo” nell’ accezione di persona ben poco sveglia. Il Lotti, infine, era “Katanga“, probabilmente a motivo della sua massiccia corporatura. Il Pacciani, prima di morire in circostanze misteriose, fece in tempo ad essere condannato in primo grado, assolto in secondo, dopodichè la Cassazione ribaltò un’ altra volta il risultato, stabilendo che il processo andava rifatto daccapo: fu l’ unico dei “compagni” a non essere condannato in via definitiva. Quanto a Vanni e Lotti, furono condannati all’ ergastolo in via definitiva, scontando poi la propria pena, nel carcere di Sollicciano, dove hanno finito di campare.

Sollicciano è solo l’ ultima delle numerose strutture carcerarie che si sono succedute nel tempo a Firenze: da ricordare almeno le temutissime Stinche, le celle del Bargello, generalmente riservate ai condannati a morte, e l’ ex-carcere delle Murate oggi rinato a vita nuova con eventi e strutture moderne. La cosa forse più curiosa per chi passa le prime volte nei dintorni del carcere di Sollicciano è che non è facile riconoscerlo come struttura penitenziaria: molti avranno fatto caso che, nonostante si tratta di un centro di detenzione, Sollicciano è progettato secondo un’ architettura di design anche piuttosto raffinata. A prima vista sembra un centro residenziale anche di un certo pregio, o addirittura uno stadio o un palazzetto, per via della caratteristica svasatura che rende la sua forma così inconsueta, per un carcere, che siamo abituati a immaginare come un parallelepipedo grigio e spartano.

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Pubblicato il 20 ottobre 2011, in Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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