I SETTE SANTI DEL MONTE ASINARIO

La vicenda della fondazione dell’ eremo di Monte Senario coniuga storia e leggenda: a cominciare dalla tradizione che attribuisce alla stessa Vergine Maria l’ apparizione con la quale ai sette mistici fiorentini di porsi al suo servizio, con la fondazione di quello che sarà in seguito l’ Ordine dei Servi della Santissima Annunziata.

La prima curiosità riguarda appunto questa miracolosa apparizione: si narra infatti che la Vergine fosse apparsa contemporaneamente ai sette che diventarono poi i sette eremiti del Monte Senario.

Fra questi, stava anche il beato Filippo Benizzi, quello stesso Filippo che, per timore di essere eletto Papa dal conclave di Viterbo fece perdere le tracce di sè fuggendo nel romitorio della Valdorcia in una località che, proprio dal suo nome e dalla presenza dei bagni termali si chiama ancora oggi Bagni di San Filippo.

In secondo luogo, una parola merita senz’ altro il bizzarro nome che sembra avere a che fare con un qualche asino. Il Monte, successivamente appellato Senario, è nominato Asinario per la prima volta, a quanto risulta, dal Boccaccio, nel proemio della 4° giornata del Decameron. Una delle ipotesi più suggestive suggerite sulla genesi di questo curioso toponimo “equino”, è quella che fa derivare la parola “Asinario” da “eis” o “eiser”, parole che in lingua etrusca valgono “dio” e “dei”. Da eiser deriverebbe Asinario, cosicchè Monte Asinario equivarrebbe a qualcosa come “Monte degli Dei”.

Sul monte Senario sorgeva un castello, già diruto nel XII secolo allorchè fu donato, assieme alla selva circostante, al vescovo fiorentino Ardingo II, che, verso il 1240 ne fece regalo ai Sette fondatori dell’ ordine dei Servi di Maria.

Chi lo visita può ammirare ancora oggi, ai piedi del piccolo massiccio sul quale si eleva il convento, le sette grotticine, piccole come nicchie, all’ interno delle quali ciascun eremita viveva in preghiera ed in contemplazione, forte solo della coscienza di avere vicino Dio e sei amorevoli confratelli spirituali.

La visita delle sette grotte, con la recita delle prescritte orazioni procura a tutt’ oggi l’ indulgenza specificata su una lapide posta all’ interno delle cavità. Anche se, per vero, la gente va al Monte Senario non tanto per impetrare indulgenze, ma per passare un bel pomeriggio alla’ aperto. Il convento possiede infatti una terrazza che spazia su tre lati sulla circostante vallata: tutto il basso Mugello si stende ai piedi del Monte offrendosi allo sguardo e alle macchine fotografiche dei tanti che arrivano per la scampagnata delle domenica.

E’ possibile arrivare con la macchina fino ai piedi delle scale del convento ma la possibilità più suggestiva, quella che io personalmente ho preferito, è quella di lasciare la macchina ai piedi della salita asfaltata che corre in un tratto di foresta profondissimo. E’ il punto da cui, passando in mezzo a sempreverdi secolari, un sentiero battuto corre parallelo alla strada asfaltata, scandito dalle stazioni, costruite in legno, della Via Crucis. Trovo francamente che sia più adeguato a predisporre il visitatore allo stato d’ animo più consono per la visita ad un posto di bellezza mistica come il Monte Senario.

Il Monte Senario è stato protagonista di uno dei più belli progetti dell’ architetto e scultore Niccolò Pericoli detto “il Tribolo”.

Per concludere, un’ ultima curiosità: i Sette Santi, fondatori dell’ Ordine dei Servi di Maria, danno il nome ad una delle vie di Firenze, nella zona di Campo di Marte. Si tratta di una delle traverse dello stradone (viale Paoli) che va verso lo stadio. Sull’ angolo sorge l’ omonima chiesetta ottocentesca in stile neo-gotico.

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Pubblicato il 17 ottobre 2011, in Santi a Firenze con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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