LA CHIESA – MUSEO IN SAN PANCRAZIO

Incastonata fra via della Spada e via della Vigna Nuova, in cui sorge il maestoso Palazzo Rucellai, si trova una piccola piazza intitolata a San Pancrazio. Lì, da quello slargo in cui si congiungono via della Spada e via Palazzuolo, si accede alla ex-chiesa di San Pancrazio: anche se l’ aspetto severo dei due leoni che fiancheggiano l’ ingresso sembra indicare il contrario, oggi la chiesa risulta sconsacrata ed ospita invece il Museo dedicato alle opere dello scultore pistoiese Marino Marini.

La presenza dei due leoni a guardia del portico in stile corinzio allude al nome del santo dedicatario: il nome Pancrazio, sebbene di purissima origine greca, possiede in Firenze la variante “Brancazio” che, per assonanza, rimanda a quella “branca“, ovvero la zampa, che è propria del leone. La “branca” del Leone alludeva peraltro allo stemma del rione di San Pancrazio, uno dei sestieri nei quali si divideva in epoca medioevale la città di Firenze. Lo stemma del sestiere di San Pancrazio rappresentava infatti “una branca di leone rossa in campo argento“. La chiesa di San Pancrazio e l’ annesso monastero ricoprivano attorno all’ anno 1000 un importanza fondamentale nella città di Firenze: basti pensare che, oltre a dare il nome al sestiere, il complesso religioso dava il nome anche ad una delle quattro porte che si aprivano nella prima cinta muraria della città di Firenze.

La ex-chiesa di San Pancrazio fa parte del complesso architettonico che comprende anche il chiostro, la cripta e la Cappella Rucellai, unica parte ancora consacrata, con al suo interno il Sacello del Santo Sepolcro progettato da Leon Battista Alberti. Il prospetto frontale della chiesa è quanto mai suggestivo: una piccola rampa cui fanno la guardia due leoni posti ai lati, conduce ad uno spettacolare trifòrio scandito da due colonne con capitelli corinzi. La trifora è sormontata da un’ ampia vetrata in forma di perfetto semicerchio. Le proporzioni del complesso descritto come anche l’ utilizzo sistematico del cerchio nella decorazione archittettonica mostrano chiaramente la mano di Leon Battista Alberti, il quale infatti progettò la adiacente Cappella Rucellai. Nonostante non fosse intervenuto nella edificazione della chiesa, il canone albertiano è riconoscibile nella facciata perchè, quando nel 1808, anno della soppressione napoleonica dell’ ente religioso, la chiesa fu sconsacrata, la trifora che collegava all’ epoca la Cappella Rucellai e la Chiesa di San Pancrazio fu chiusa e ricomposta appunto nella facciata della Chiesa.

La composta eleganza classica della facciata, la cui metà superiore è di nuda pietra grezza, racchiude al suo interno un’ anima completamente diversa. E’ impossibile immaginare, per chi osserva la sobrietà dell’ ex-edificio sacro immaginare la fantasmagorica modernità espressa dagli interni, sede del Museo Marino Marini. Le volte a crociera ribassata della cripta ospitano installazioni che troneggiano in un’ atmosfera rarefatta e mimimale; al piano terra invece, l’ ampia vetrata costruita al posto della preesistente zona absidale inonda di luce un’ ambiente che contempera perfettamente pilastri di pietra viva con un’ architettura razionalista basata su un trionfo di plexiglass, metallo e legno. Ammirevole la capacità con cui gli architetti Bruno Sacchi e Lorenzo Papi riuscirono a recuperare la secolare struttura del convento di San Pancrazio tramite un intervento così eterogeneo eppure perfettamente dissimulato all’ interno del suo guscio medioevale.

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Pubblicato il 12 ottobre 2011, in Chiese ed edifici sacri con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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