“SCONCERTI” ALLO SPEDALE DEL CAPPONE

La potente famiglia fiorentina dei Capponi fondò uno spedale a scopo caritativo nella zona di Legnaia, per dare ricetto a viandanti e pellegrini. Quello patronato dai Capponi non fu però che il più importante dei tre spedali che esistevano in Legnaia, in ragione del passaggio in questa zona dell’ importante asse viario che, uscendo da Firenze per la porta di San Frediano, si dirigeva a Pisa, ed è ancora oggi denominata via Pisana.

La famiglia Capponi vanta come esponente di spicco quel Pier Capponi, gonfaloniere di giustizia nel 1494, che, al re di Francia Carlo VIII, il quale minacciava di suonare le trombe per dare ai propri soldati il segnale del saccheggio di Firenze, oppose la minaccia di suonare le campane della città per chiamare il popolo fiorentino alle armi.

La zona di Legnaia, che comprende un’ ampia fascia del contado fiorentino ad ovest della Porta di San Frediano, prende il nome dalle cataste di legname che si ricavavano dal questi terreni: la zona di Legnaia è infatti da sempre rinomata per la particolare vocazione del suo territorio nelle produzioni agro-silvestri. Oltre all’ abbondante legna, vi si producevano infatti grandi quantità di verdure, e di cavoli in particolare. La produzione di cavoli acquistò nel tempo un volume tale che passò in proverbio il modo di dire “portare cavoli a Legnaia”, ad indicare una azione palesemente inutile.

Lo Spedale dei Capponi a Legnaia fu fondato nel XIII secolo da Buonamico Capponi, in località che all’ epoca si trovava “nel popolo di Sant’ Angelo di Legnaia, podesteria del Galluzzo, sulla strada maestra Pisana”, quasi all’ incrocio con l’ attuale via delle Muricce.

Lo spedale, piccolo edificio a due vani, fu in principio detto “della Povertà”, in quanto pia istituzione dedita al ricovero di infermi e pellegrini, ed in seguito, in quanto sempre appartenuto alla famiglia Capponi, venne familiarmente indicato come “Cappone”.

I due vani di cui si componeva il piccolo spedale erano dedicati uno, a ricetto di uomini e donne, che venivano alloggiati separatamente nella grande camera dimezzata da un muretto divisorio, e l’ altro ad uso dello spedalingo, ovvero il provveditore dello spedale. Quest’ ultimo, sempre nominato fra i discendenti della famiglia Capponi doveva, secondo lo statuto, sorvegliare attentamente affinchè l’ ospitalità avvenisse nel migliore dei modi “secondo l’ obbligo a che non seguissero sconcerti (cioè disordini)”. Il lato curioso della vicenda dello spedale è che gli “sconcerti” di cui sopra erano quasi sempre di natura sessuale, e non capitavano nemmeno troppo raramente. Illuminante in proposito la relazione redatta da un ispettore inviato dai Capitani del Bargello, da cui emerge che “…essendovi un muro divisorio fra le camere degli uomini e quelle delle donne, il quale non è tirato fino al palco mancandovene circa tre braccia e trattandeosi di poca altezza, con somma facilità potrebbe scalarsi e seguire de disordini i quali per evitare, giudicherei proprio far chiudere così tal facile accesso fra l’ una e l’ altra camera”.

In altre parole, lasciare uomini e donne a così poca distanza equivaleva, come si dice in Toscana, a “lasciare la paglia vicino al fuoco”, cosa che è occasione di incendio immediato.

Dopo cinque secoli di attività, lo Spedale del Cappone fu soppresso ed i suoi ambienti suddivisi in piani per civili abitazioni. A segnalare il luogo in cui sorgeva questo importante monumento della carità fiorentina rimane oggi, sulla facciata dell’ edificio prospiciente via Pisana, uno stemma in terracotta settecentesco con l’ arme della famiglia Spigliati.

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Pubblicato il 4 ottobre 2011, in Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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