I BUONOMINI RIDOTTI AL LUMICINO

La Toscana è una regione in cui abbondano detti, proverbi e modi di dire. Spesso le colorite espressioni originano da aneddoti veri o leggendari che ne disvelano la radice. Tra i molti modi di dire ci soffermiamo oggi su un’ espressione ormai utilizzata in gran parte d’ Italia ma che nasce proprio a Firenze.

Il modo di dire in questione è “essere ridotti al lumicino”, detto a proposito di un individuo che si trovi in una situazione estremamente penosa, tale da essere quasi allo stremo delle forze; è utilizzato anche in senso ironico, quando lo si riferisce a persone che, pur avendo incontrato una piccola difficoltà, tendono ad esagerare enormemente le proprie pene.

Per scoprire la genesi di questa espressione popolare basta fare due passi nei pressi di Piazza della Signoria: il luogo che conserva la soluzione di questo piccolo mistero si trova percorrendo il vicolo su cui si apre l’ ingresso secondario al chiostro della Badia fiorentina: vi si accede sia da Piazza de’ Cimatori, la piazzetta dove è collocato uno dei più famosi banchetti del trippaio di Firenze, sia da via del Proconsolo (in questo secondo caso, dando la sinistra alla facciata della Badia si svolta nella prima via a sinistra).

Sulla viuzza si apre una minuscola piazzetta, piazza San Martino, molto frequentata nei giorni feriali perchè vi si affaccia l’ ingresso del Tribunale: proprio di fronte all’ entrata del Tribunale si osserva la presenza di un delizioso oratorio, di minuscole proporzioni, addossata ad un edificio di maggiori dimensioni. Si tratta del cosiddetto “Oratorio dei Buonomini”, ovvero della sede di quella Congregazione di laici che si poneva come proprio compito l’ aiuto ai “poveri vergognosi”, cioè i nobili o benestanti  decaduti che, a motivo del loro stato precedente, erano riluttanti a chiedere pubblicamente l’ elemosina. E’ ancora visibile la buca, posta sulla destra del portone d’ ingresso, in cui i fedeli potevano lasciare le offerte con le quali i Buonomini avrebbero soccorso i loro beneficiati.

Per indicare ai fedeli che erano ormai a corto di offerte, i Buonomini erano soliti accendere un lumino: è da questa tradizionale richiesta di aiuto che l’ espressione “essere ridotti al lumicino” significa essere in una situazione di estrema penuria.

Aldilà dell’ aneddoto sull’ espediente usato dai 12 Buonomini per segnalare al popolo la fine delle offerte, San Martino presenta anche un enorme pregio artistico: cominciando dall’ esterno, si osservano nella lunetta sopra l’ ingresso la raffigurazione di Sant’ Antonino, vescovo di Firenze e fondatore della Congregazione, e sul lato destro del portone un affresco di Cosimo Ulivelli che ritrae il patrono dell’ Oratorio, cioè san Martino vescovo di Tours.

All’ interno si trovano, raffigurate in altrettante lunette, le scene relative alle sette opere di Misericordia; un busto ligneo di Sant’ Antonino, posto sopra il piccolo altare, ed un dipinto di Niccolò Soggi, allievo del Perugino, recante figura di una Madonna con Bambino e San Giovanni: quadro di fattura estremamente pregevole.

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Pubblicato il 4 ottobre 2011, in Chiese ed edifici sacri, Proverbi, detti e modi di dire con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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